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Se l’Europa perde l’equilibrio, di chi è la colpa?

Dire Europa oggi è un po’ equivoco. Ma non per colpa della Merkel, di Monti o dello sconosciuto Premier della Lettonia. La colpa è di nessuno, o forse di tutti. L’Europa non può morire, ma l’Europa concretamente la vogliono tutti e nessuno. L’Europa è fondamentale per far sentire la nostra voce a livello mondiale, ma quando si deve votare al Parlamento una cessione definitiva di sovranità tutti diventano muti irreparabilmente. Cosa succede alla nostra cara e bella Europa? Che morirà, o almeno potrebbe morire di qui a poco. Senza esequie di Stato, solo un bel “grazie e arrivederci”. Che ingrati.

 

La mitologia greca stabiliva che la vita delle persone era determinata dalla volontà delle tre Parche, donne (non certamente Veline di bell’aspetto) che potevano di punto e in bianco “tagliare” il filo che rappresentava l’esistenza umana. Avete presente Hercules? Ecco, la stessa cosa. Ora sostituite al filo che simboleggiava la vita dell’eroe mitologico un altro filo, molto sottile, che invece sta ad indicare la vita dell’Europa. Basta poco a tagliarlo, tutto rovinato come è. Non servono grandi lame, solo forbicine arrugginite. E le tre Parche chi sarebbero?

 

“Perchè la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia” diceva Vasco Rossi. Riprendendo alcune parole, diremmo senza commettere errori che la vita è un equilibrio. Chi meglio dell’Unione Europea rappresenta questo assioma? In perenne combattimento tra la vita e la morte, sottoposta ad eventuali colpi di mano della Merkel o di qualsivoglia politico del continente. Oggi sembra che ci sia, domani chi sa. Il filo potrebbe tagliarsi, già nel 2013. O forse anche prima.

 

Una delle tre Parche potrebbe essere Artus Mas, presidente della ricchissima regione spagnola della Catalogna. Da circa un mese, il vento della secessione soffia fortissimo nelle strade di Barcellona. 500.000 persone hanno di recente manifestato contro la permanenza nello Stato Spagnolo, e Rajoy accusa vistosamente il colpo. Se veramente la Catalogna salutasse la Spagna, la Penisola Iberica (già in situazione di profonda crisi, aggravata dal Portogallo) potrebbe subire un durissimo schiaffo da cui non si riprenderebbe più. Con buona pace dell’Unione Europea che, probabilmente, subirebbe un definitivo tracollo. Il primo elemento che mette in crisi l’equilibrio potrebbe essere questo. Tra la vita e la morte, anche se l’UE ha dimostrato di avere mille vite.

 

E allora ammettiamo che esca (non di certo indenne, ma almeno sopravvissuta) dal black-out iberico. Siamo sicuri che i guai siano finiti? Se pensiamo che nel 2013 si vota in Italia, capiamo che il peggio deve ancora venire. Non ci preoccupa Mario Monti, ma Beppe Grillo. Nessuno accusa Grillo di avere idee malsane, ma solo che sia (più o meno) avverso alla forma comunitaria dell’UE, che il comico genovese ha riassunto (quando andava di moda parlare di Merkozy) con l’incisiva formula “tasse, tasse, tasse”. Il paziente terminale Europa difficilmente resisterà. Senza però dimenticarsi di un altra possibile Parca, Mitt Romney (repubblicano e dunque storicamente isolazionista) che, nel caso in cui vincesse le elezioni, guarderebbe più al suo orticello e meno a noi europei. In balia del nostro destino (come se non fosse già abbastanza difficile).

 

Le tre Parche potrebbero tagliare il filo molto presto, senza però dimenticarsi che già qualcuno lo sta tagliando da circa un anno (la Grecia, il Portogallo e l’Irlanda). Chi salverà la povera Europa? A Gotham City in questi momenti chiamano Batman. Er Batman. Prepariamoci al peggio allora.

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