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Sempre parole

Ci risiamo. Questo teatro sgangherato di nome Italia sembra si stia preparando a una nuova farsa. No, non ci sono né greci né romani, ma solo arlecchini. Arlecchini grigi e spenti. Smorte marionette che recitano, a memoria, mantra dozzinali. Non sono però formule sacre quelle che si sentono, ma formule retoriche, forse pure un po’ demagogiche. Verso la Terza Repubblica è la nuova farsa, il nuovo inganno, che la donna turrita, ancora una volta, deve sorbirsi. Insomma, ci risiamo. Ecco che i rappresentanti della vecchia politica, e della società passata, si uniscono per parlarci del nuovo, per prometterci l’innovazione. Un’innovazione che non avverrà mai. Perché dico ciò? Dico ciò perché sono convinto che l’estetica non sia mai mera forma, ma l’ordine con cui si rivela un contenuto ben preciso. E qual è l’estetica di Verso la Terza Repubblica? È l’estetica delle parole vuote, del buonismo borghese, del volemose bene. Sembra che i maggior rappresentanti di questo nuovo movimento (partito politico? Associazione? Task force?) siano l’imprenditore Montezemolo, il sindacalista Bonanni, e l’onorevole Casini. Basterebbero questi tre nomi per dar vita a una farsa coi fiocchi. Aggiungendo il ministro Riccardi, la farsa sembra mutare in tragedia. Senza soffermarmi troppo su quest’ultimo che, da accademico pacifista, sembra ora indossare i panni di un politologo agguerrito, vorrei riflettere sul triumvirato Casini-Bonanni-Montezemolo. Un gruppo atipico, eterogeneo, oserei dire. Casini lo conosciamo tutti: punta di diamante della vecchia (e brutta) politica, potrebbe facilmente finire nell’Antinferno dantesco (assieme a Bonanni, del resto) per le sue decisioni insipide, per le sue parole neutrali, sempre volte al compromesso superficiale e deleterio. È noto come pochi anni fa, Pierferdinando Casini, fosse alleato di Berlusconi e della Lega, ma si sa: italiani memoria corta. Per quanto riguarda Bonanni è strano come un sindacalista si allei, così facilmente, con un imprenditore del calibro di Montezemolo. Ho detto che Bonanni potrebbe essere posto, tranquillamente, nell’Antinferno, ma forse sarebbe più corretto dire nel Cocito. Povero James Larkin, povero Placido Rizzotto. Sarebbe bello capire quali siano i meccanismi insiti nell’animo umano (animo?) che portano un sindacalista ad allearsi con un imprenditore. L’imprenditore in questione, poi, non è certo un Della Valle, un De Benedetti, ovvero imprenditori in qualche modo illuminati. Luca Cordero di Montezemolo è il classico imprenditore tutto d’un pezzo, che va a braccetto con Marchionne, e che non sembra avvertire più di tanto gli errori commessi dall’imprenditoria italiana negli anni precedenti la crisi. Insomma, questo nuovo polo (partito politico? Associazione? Task force?) è l’ennesimo inganno della politica italiana. L’ennesimo grumo barocco di una situazione ormai insostenibile. Lo si evince dal linguaggio che, implicitamente, accomuna Bonanni ad Alfano, Montezemolo a Renzi e, forse, che accomuna tutti a Grillo. A tal proposito, come non ricordare quella splendida opera teatrale che è La Morte di Danton di Georg Büchner, in cui i rivoluzionari francesi usano le stesse parole, e lo stesso linguaggio, dell’Ancien Régime? La politica non cambia se le persone non mutano i propri atteggiamenti, il proprio sentire.

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