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Sicilia: vince Crocetta, ma il M5S diventa il primo “partito”

Cambia completamente la storia in Sicilia con la vittoria di Rosario Crocetta. Il candidato ufficiale del Pd, sostenuto anche dall Udc e altre liste, si aggiudica infatti la poltrona più ambita di Palazzo dei Normanni con un significativo 30,9 % (stando ai dati diffusi da Sky Tg 24 alle 19:54, ora di stesura dell’articolo, ndr). Staccato il suo rivale più importante Sebastiano “Nello” Musumeci (Pdl) al 25,4%, mentre capitola Gianfranco Miccichè, l’uomo forte del nuovo Sud post-Lombardo, che raccoglie un 15,5 % superato anche dal candidato del Movimento 5 Stelle Giovanni Cancelleri al 18 %. Tra gli altri candidati spicca il discreto risultato di Giovanna Marano (Idv, Sel, Fds) al 6 %. Il candidato ufficiale dei Forconi (Mariano Ferro) si piazza al sesto posto con l’1,7 %. Staccati De Luca (Rivoluzione Siciliana, 1,1 %), Gaspare Sturzo ( Sturzo Presidente, 1 %), Giacomo Di Leo (Partito Comunista dei Lavoratori, 0,2 %) e Lucia Pinsone (Voi Volontari per l’Italia, 0,2 % ).

 

Per la prima volta raccoglie la presidenza della Regione dai tempi del secondo dopoguerra un candidato di sinistra, nella regione che storicamente è sempre stata a maggioranza monarchico-conservatrice. Bersani alza il pugno inneggiando alla vittoria incredibilmente ottenuta, mentre gli sfidanti ammettono la sconfitta. Ultimo nodo da sciogliere quello delle possibili future alleanze per permettere a Crocetta di governare con una certa tranquillità senza assistere di nuovo agli sconquassi del precedente governo Lombardo. Facile pensare che Crocetta avrà l’appoggio di Giovanna Marano, difficile pensare ad altro. Ma staremo a vedere, la Sicilia ci ha sempre sorpreso.

 

Per quanto riguarda i partiti, brutta batosta per tutti i partiti tradizionali, che vengono superati in grande stile dal Movimento 5 Stelle con il 14,8 %. Il Pd si ferma al 13,6 %, male il Pdl al 12,5 % (che per un pelo non raggiunge il Partito Democratico). L’Udc compie un ottimo exploit con il 10,9 %, Movimento Per l’Autonomia al 9,6 %, Grande Sud di Miccichè al 6,2 crolla Di Pietro al 3,5 %, bene Futuro e Libertà al 4,3 %, Fds-Sel-Verdi raccolgono nel complesso il 3,1 %.

 

Non possiamo affermare che ci sia stata una vittoria partitica. Colpisce infatti l’elevatissimo astensionismo, che supera la metà degli elettori (solo 47 % i votanti). Se a ciò sommiamo la percentuale di voti ottenuta dal M5S, notiamo che solo il 35 % crede ancora nei partiti tradizionali. Il dato però si può ridurre ancora se consideriamo che molti elettori hanno espresso una singola preferenza sul candidato governatore e non sui movimenti che lo sostenevano, prediligendo al massimo le liste civiche connesse (vedi Crocetta Presidente al 6 %). Come può Bersani dire di aver vinto sotto ogni punto di vista se il suo Pd non riesce a superare il M5S, facendosi quasi riprendere dal derelitto Pdl, che si mantiene “quasi” nella media (pur essendo nella sua regione “blindata”)? Salta all’occhio invece il buonissimo piazzamento dell’Udc (altro dato che non deve stupire, vista la tradizione storico-politica della regione) e di Futuro e Libertà di Fini (vale il discorso accennato prima). Raccoglie un buon risultato anche il Movimento dei Forconi, rigorosamente non coalizzato con nessuno, ma non sufficiente per poter entrare nel nuovo Consiglio.

 

Si è espressa quindi in queste elezioni una volontà di cambiamento non indifferente sotto molti aspetti. In primo luogo, si predilige il voto alla persona e non al partito che la sostiene (trend facilmente ipotizzabile di questi tempi). In seconda istanza, cresce il voto di protesta verso il partitismo che ha portato alla rovina non solo l’Italia ma soprattutto la Sicilia (nel giorno in cui il rating isolano veniva ancora ribassato). L’unico che è certo di cantare vittoria è Crocetta, che (salvo stravolgimenti mai accaduti) è il nuovo governatore siciliano. Gli altri aspettino a cantar vittoria, prima si devono esprimere tutti gli astenuti. E non è detto che siano così propensi a farlo.

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