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Tosi contro tutti, Verona è pronta alla battaglia elettorale

 

Terminate le corse agli uffici comunali per presentare ufficialmente le liste elettorali, inizia una “apparente” fase di distensione nel clima pre-amministrative a Verona. Distensione, nel senso che molte delle accuse rivolte nei giorni passati a esponenti “camaleonti” che hanno scelto di appoggiare altri candidati sindaci ora cesseranno, e prevarrà la ragion “di partito” per sostenere i propri aspitanti primi cittadini. Con un quadro globale già delineato, ora si possono fare le prime considerazioni in merito sugli schieramenti.

Flavio Tosi è sicuramente l’uomo da battere. Il suo carisma non si discute, la sua abilità di politico nel scovare i voti e mantenere alto il consenso nemmeno. Inoltre, la faida interna con il Senatur per la questione liste civiche (poi risoltasi a favore del veronese) ha fortemente rafforzato la sua figura anche in virtù post-Bossi. La sua amministrazione a Verona è stata apprezzata, più del 60 % dei cittadini ha espresso su di lui un giudizio positivo. Questa cifra però può essere anche fraintesa, in quanto in questa percentuale ci stanno anche coloro che pensano : “Si bravo certo, ma con quello che volevo io come sindaco sai che robe che sarebbero state fatte?!”. Retorica a parte, oggi lo scopo vero di Tosi è uscire vincitore al primo turno. Ipotesi certamente non facile, ma se ci riuscisse sarebbe un’apoteosi di questo homo novus della politica italiana, che alla soglia dei 43 anni si può vantare di essere stato sindaco ed assessore regionale. Arrivare al 50 % può essere un cammino arduo, ma a sostenere il primo cittadino uscente c’è la fila di liste civiche. E non solo, ovvio. Perchè la Lega Nord è chiaramente la forza di punta. Storicamente però occorre dire che questo partito, nelle scorse elezioni, non ha mai raccolto troppo, o almeno non come nel resto delle città “verdi”. A livello nazionale la Lega spopola nei seggi, a livello locale non molto. Le ragioni possibili sono tante, tra cui una preferenza molto spiccata per la famosa “Lista Tosi”, di cui tanto si è parlato in passato. Ora la lista di chiama “Tosi Sindaco” e contiene anche ex militanti del Pdl e della Destra Sociale fedeli al boss, come ad esempio Vittorio Di Dio, Vito Giacino, Anna Leso, Ciro Maschio, Massimo Mariotti. Le scorse elezioni questa civica prese persino più voti della Lega, probabile che accada anche ora. Ovvio che Bossi veda di cattivo occhio questa formazione apartitica e spontanea, perchè sono tutti voti rubati al Carroccio e soprattutto che danno a Tosi l’indiscussa supremazia e la possibilità di poter fare in sostanza quello che vuole, forte del voto dei cittadini favorevoli più a lui che al partito. A sostenere Tosi c’è anche Pieralfonso Fratta Pasini, ex presidente del consiglio comunale, che, dopo essersi sospeso dal Pdl, si è rimesso fortemente in gioco a sostegno del sindaco uscente con una civica che porta il suo nome. Probabile pensare che un numero discreto di voti li possa portare anche lui. A cornice di tutto si ergono le altre 4 liste pro-Tosi: Pensionati, contenente tra gli altri anche Rita Napolitano (nipote del Presidente della Repubblica), Verona è vita, Giovani punto!, Alleanza per Verona, la sezione locale del partito di Rutelli, comandato da Amedeo Portacci. Manca invece il Partito delle Aziende, che prima si era presentato come lista autonoma con Gaetano Morgante sindaco, poi era confluito in Alleanza per Verona, ora si defila indirizzando i propri voti verso Vito Giacino.

Il primo rivale in ordine di tempo è Michele Bertucco. Il candidato, uscito vincitore dalle primarie del Pd, è sostenuto da Italia dei Valori, Federazione della Sinistra, Sinistra Ecologia e Libertà, Piazza Pulita e Forti per Verona (dal nome dell’architetto capolista Giorgio Forti) (liste civiche) oltre al partito di Bersani. Tanti rumours nei giorni scorsi hanno attribuito scarso carisma a Bertucco, arrivando persino ad ipotizzare il ritiro della sua candidatura in virtù di Gustavo Franchetto. Forse l’unica colpa attribuibile a Bertucco è proprio il suo scarso gusto per la ribalta, se paragonato a Tosi. Le sinistre unite sono un ottimo serbatoio di voti, senza però dimenticare che a Verona questa ideologia politica stenta a radicarsi completamente. Difficile pensare ad un Pd a livello della Lega (i sondaggi danno i voti del partito al 15 %), più fattibile vedere la crescita costante degli altri (Fds al 3 %, Idv al 5 % come Sel). Lo scopo è arrivare al ballottaggio. Poi chissà.

 

Scopo che condivide anche Luigi Castelletti, avvocato, presidente vicario di Unicredit in scadenza di mandato e ex presidente della Fiera veronese. Lui è il vero outsider della contesa. Nel senso che non ha assolutamente nulla da perdere. Il Pdl che lo sostiene è frantumato tra favorevoli a Castelletti e fedeli a Tosi, quindi molti dei possibili voti sono già persi. Difficile però dare il partito di Angelino Alfano sotto al 13 %. Gli altri voti per giungere almeno al 25 %, sperando in un flop di Bertucco per diventare l’eventuale rivale di Tosi al ballottaggio, vengono da Fli e soprattutto Udc, più il Nuovo Psi di Gianni Curti e la civica Castelletti Sindaco. Ad onor del vero, bisogna ribadire che Castelletti è l’ultimissimo arrivato di un certo livello nella contesa, inoltre è dato in continua crescita. E’ lecito attendersi aggiornamenti.

 

Poi ci sono tutti gli altri. Tanti, forse troppi. Più liste frammentano i voti degli scontenti e favoriscono Flavio Tosi. Ma loro comunque ci tenevano ad esserci. E non mancano le sorprese. Prima si tutti la candidatura di Ibrahima Barry, cittadino italiano dal 2009 ma nato in Guinea. Laureato in Scienze, viene in Italia e trova lavoro come operaio specializzato, stipendio però non riconosciuto ed uniformato a quello degli altri operai. Ecco che inizia a militare nei circoli marxisti per interessarsi ai diritti dei lavoratori, ed ecco che Alternativa Comunista lo candida come sindaco. Tanti possibili consiglieri sono immigrati, bel segnale nella “chiusa” Verona per uno Stato che vuol cambiare. Poi ecco Luca Castellini, sostenuto da Forza Nuova e dalla civica Identità Scaligera e Gianni Benciolini per il Movimento 5 Stelle. Chiude la partita la lista Veneto Stato, che candida Giuliomaria Turco. A dir la verità, all’inizio le liste Veneto Stato erano due, con lo stesso simbolo ma candidata diversa ( Patrizia Badii , l’unica donna della contesa fino a qualche giorno fa). Ad estrometterla dalla sfida elettorale il fatto che il “rivale/amico” Turco sia arrivato prima di lei per consegnare le liste.  Mistero che solo il tribunale ha saputo risolvere. Tribunale che intanto ha appena bocciato la candidatura di Alessio Nello per La Destra, per solo due firme (come ribadisce lo stesso protagonista).

 

La bagarre è appena iniziata. Per sapere se lo scandalo Bossi avrà ripercussioni sul voto, non ci resta che attendere.

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