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Tutti gli ostacoli della scelta universitaria: provare per credere

Dopo le meritate vacanze, inizia per tutti gli studenti liceali neo-maturati un lungo periodo di riflessione sulla scelta universitaria più corretta da fare. Non è un’impresa da poco, qualcosa da spaccarsi letteralmente la testa. Perchè la vita della futura neo-matricola universitaria è costellata di imprevisti fin dagli open-day di solito svolti a febbraio. Dagli occhi di uno studente maturato (e anche un po’ ignorante in informatica) scopriamo una lunga odissea verso una scelta fondamentale della nostra vita, che le maggiori università italiane tentano di complicare in tutti i modi. Non è un attacco al sistema universitario italiano, solo una serie di considerazioni vissute in prima persona. Il nostro diario inizia così:

Febbraio 2012, Open-day

Mi imbatto in un mondo tutto nuovo, chiedo informazioni a qualche studente tutor che mi risponde in maniera non troppo gentile. Se il buon giorno si vede dal mattino…

Ho prenotato per Medicina e Chirurgia, i posti sono esauriti e metà gente resta in piedi o fuori dalla stanza. Per loro sicuramente sarà stata una giornata orientativa molto fruttuosa..

Nel tragitto verso la sala da pranzo sbatto il naso contro la presentazione di Sociologia. Incuriosito, entro. Il corso di studi è veramente bello e il professore è molto coinvolgente. Peccato che, dopo due ore e mezza, nessuno mi abbia ancora spiegato cosa si diventa dopo la laurea…

Ho ormai capito che tutti i docenti cercano di tirare l’acqua al proprio mulino. La mia ultima tappa della giornata è Professioni Sanitarie. La docente si augura che “qui dentro non passi nessuno, se avessi una figlia l’avrei già mandata a lavorare piuttosto che stare sui banchi universitari a studiare”. Evviva la franchezza..

Marzo 2012, incontri orientativi nel nostro liceo

Questi incontri orientativi non li ho proprio mai capiti. Tu arrivi carico di domande e nessuno ti risponde. Una mia compagna chiede “ma io dopo il Dams lavorerei?” Risposta secca dell’orientatrice “inventati un lavoro!”. Non credo che fosse la risposta che si voleva sentir dire..

I discorsi si stanno un po’ ripetendo. Ci dicono sempre che dobbiamo scegliere la facoltà in base alle nostre inclinazioni personali e gusti. Poi la slide successiva è un grafico in cui si dimostra che un laureato su 7 in astronomia non lavora. Altre università come Storia e Filosofia, Lettere e Agraria non sono da meno. Impariamo solo che si lavora a Medicina, Ingegneria ed Economia. La nostra di sicuro sarà una scelta molto libera e non condizionata dai dati sull’occupazione..

 

Marzo 2012, visita di classe ad un’università veneta

La nostra visita ruota attorno alle mense e ai dormitori, tutto condito da una interessante lezione in latino su Stazio. Dopo aver riposto i cuscini nel nostro zaino, ci chiediamo l’utilità di una visita del genere. Soprattutto se non sei uno studente fuori corso. Altro punto a sfavore di questi incontri…

Maggio 2012, incontro con una psicologa

Per fortuna che almeno loro sono chiari. L’esperta mi chiede subito se ho delle preferenze di ateneo. Mi spiega inoltre che un ottimo modo per giudicare il suo valore è la navigabilità del sito internet. Se veramente quello fosse l’unico metodo possibile, tutti sarebbero sotto lo zero.

 

Luglio 2012, pagamento dei bollettini e pre-immatricolazione

Forse ci siamo, mi sto per immatricolare. Scarico (dopo essermi perso 3 ore nel sito dell’Ateneo) i bollettini da pagare in posta. 150 euro di due. Alla faccia della libera istruzione aperta a tutte le tasche.

Ultimo passo: domanda di eventuali rimborsi spese o riduzioni sulla retta d’iscrizione. 4 pagine e mezzo scritte in un linguaggio che per me è cirillico. Posso compilare questo modulo da solo senza aver bisogno di un magistrato?

Settembre 2012, il giorno del giudizio:

 Questo sarò io i primi giorni di settembre durante i test di ingresso. Casa mia sarà adibita a cripta permanente devota contemporaneamente a tutti i santi del Paradiso per garantirmi la grazia. Mia nonna sgranerà un rosario dopo l’altro. Io starò ancora cercando di capire perchè per dividere gli alunni nelle aule non possono usare nome e cognome ma solo il numero di matricola per risparmiare spazio..

 

Ottobre 2012, l’inizio:

Armato di tutto punto per l’inizio delle lezioni: borsa a tracolla super attrezzata, abiti “a cipolla” per eventuali colpi di calore in aula, cartina della città e delle sue principali biblioteche, orari degli autobus fino all’imbocco della Salerno-Reggio Calabria (in caso di gite fuori porta..), pranzo al sacco e buoni della mensa, qualsivoglia genere di portafortuna, lametta da barba per fare bella impressione sui professori, occhiali puliti e immancabile camicia bianca stirata. Entro nell’aula e scopro che le prime domande riguardano i locali aperti questo fine settimana o i prezzi della nuova discoteca sul lago. Nessuno parla di metodo di studio, nessuno di libri di testo. Il professore è seduto a mille metri da te, dei tuoi occhiali nuovi manco se ne accorge. In quel momento inizi a rimpiangere la tua amata/odiata classe di liceo che conoscevi da 5 anni, con quei profe un attimo bastardi che però ti davano 8 mani quando ne avevi bisogno.

Non so se sarà veramente così o se è solo la mia immaginazione che viaggia veloce sui binari della fantasia. Questa probabilmente è l’esagerazione della realtà, oppure quello che realmente accadrà in un futuro non troppo lontano. Ma fa tutto parte di un’altra storia, ora non è il momento per raccontarla. Intanto mi levo questa camicia stirata e mi preparo per la festa delle neo-matricole al bar di fronte ai dormitori. Chissà se l’università sarà veramente difficile come il percorso che mi ci ha portato.

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