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“Zètema” e il concorso beffa

Gli aspiranti ai i 18 posti di lavoro messi a disposizione dalla municipalizzata denunciano l’impossibilità di vincere il concorso: su Facebook dilagano rabbia e indignazione.

 

 

Lo scorso 18 luglio la municipalizzata bandisce un concorso mirando alla ricerca di 18 figure professionali, mossa che per i vertici aziendali è indispensabile per continuare ad eseguire le mansioni dettate dal Campidoglio. Apparentemente, tutto procede nella norma: migliaia di neolaureati, laureati, professionisti con in tasca più di un master si riversano agli sportelli a consegnare documenti, domanda di partecipazione ma soprattutto a pagare quel bollettino di euro 10,33 , condizione sine qua non per lo svolgimento della prova che, apparentemente,  è composta da 50 domande su inglese, informatica, attualità e logica, e di altre sottoposte a giudizi soggettivi.  Queste ultime garantiscono il punteggio utile alla graduatoria, mentre non avviene altrettanto per quanto riguarda i quiz. Cosa vuol dire?

Ad una più che attenta, potremmo quasi definire filologica, lettura del bando risulta infatti più che evidente che i criteri di valutazione sono totalmente sbilanciati a favore degli interni, ovvero di quei partecipanti che hanno già ricoperto ruoli stabili o momentanei all’interno dell’azienda, rendendo di fatto la prova insuperabile per QUALSIASI altro partecipante.  Infatti, per superare la prova selettiva, quella con la valutazione dei titoli e accedere al colloquio, bisogna raggiungere un minimo di 24 punti. Ma se si è un neolaureato o un disoccupato con tanto di laurea, master e precedenti esperienze esterne in tasca, il punteggio massimo si ferma a 18, e ci si vede così superati in graduatoria da un signor chiunque che abbia ricoperto una qualsiasi mansione all’interno del gruppo e che quindi può aspirare a quel 24.

Illegale? No, tutto questo è specificato nel bando con rigore matematico. Algebrico forse, sì. Quel che certamente manca è la chiarezza, la correttezza e la lealtà dovuti ai migliaia di giovani e non che hanno riposto in quel bollettino di 10,33 euro speranze in un lavoro che non arriverà mai, perché al loro impegno vengono tagliate le gambe da sottigliezze burocratiche di cui è difficile avvedersi in tempo, come dimostra questa vicenda.  Benché non si parli di illegalità, tanti degli infuriati partecipanti al concorso hanno avvertito questa faccenda come una vera e propria truffa. Su Facebook monta la rabbia, grazie ad una pagina che svela il meccanismo e si concentra su quell’ esercito di 6 mila aspiranti e sul totale che arriva nelle casse della società pubblica: più di 62mila euro.  Soldi che sono stati sborsati da chi con una laurea e nessuna esperienza interna non avrà mai la possibilità di raggiungere la soglia minima di punti necessari a superare il quiz.

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