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Intervista ai creatori della pagina: “Fermiamo Giovanni Allevi”

Di seguito l’intervista agli amministartori della pagina “Fermiamo Giovanni Allevi”.

– Chi sono gli amministratori della pagina e cosa fate nella vita?

Simone:  Mi chiamo Simone, sono il fondatore della pagina e mi firmo con “-S”. Ho sedici anni e frequento il Conservatorio, oltre che il liceo classico.

Alessandro: Alessandro, 47 anni di Roma, amministratore, musicista ultradilettante, melomane incarognito.

– Da dove nasce l’idea di formare un gruppo “anti-alleviano”, che io personalmente condivido e supporto? Come mai nasce la necessità per voi di dover “fermare” Giovanni Allevi

S: La mia idea è nata un anno e mezzo fa, quando mi resi conto della mediocrità di questo personaggio. Ho subito pensato che un pensiero del genere fosse condivisibile da una larga fetta di musicisti: c’era già chi, prima di me, aveva capito ciò, ad altri bisognava solo farglielo comprendere. Mi pareva perciò giusto riunire queste persone della stessa opinione, anche per confrontarsi tra di loro. Così, in pratica, ho creato questo spazio, in cui ovviamente non si parla solo di Allevi, ma in generale si discute sulla musica, sui motivi che hanno indotto l’uomo medio ad accontentarsi della mediocrità, e questo può portare ai più svariati argomenti: dalla letteratura alla politica. Allo stesso tempo, pensai che un progetto simile non poteva avere un futuro senza persone più intraprendenti di me, così nel giro di un mese promossi ad admin un assiduo utente della pagina, Alessandro. Allo stato attuale, lui posta molto più di me, e se la pagina ha raggiunto questo livello di popolarità, credo sia solo merito suo.

A: Io sono capitato abbastanza per caso nella pagina, e sono intervenuto diverse volte. Poi Simone mi ha chiesto di occuparmene come admin, e ho accettato volentieri. Non lo vogliamo fermare, Allevi, ma far capire chi è veramente (per parafrasare una sua “composizione”) sì. Attraverso le sue stesse esecuzioni.

– Condivido il fatto che il Giovannino nazionale alla fine non è che un semplice fenomeno di marketing. Oltre al diploma di chitarra studio composizione e posso confermare che le famose “composizione” di Allevi sono semplici esercizi, spesso mal eseguiti. Come vi spiegate questo grande successo e come è possibile, sempre secondo la vostra opinione, che il mondo accademico si disinteressi completamente di tutto questo? Hanno forse “paura” di diventare impopolari come il Maestro Uto Ughi?

S: Il successo, a mio avviso, è la conseguenza migliore di un’operazione di marketing: se una cosa viene pubblicizzata, e spacciata per eccellenza, molte persone abboccano e non possono fare a meno di definirla come tale. Ma non è detto che lo sia per forza! Allevi, in sostanza, è questo: un’abile, abilissima operazione di marketing che lo ha sfruttato fino al midollo (tanto che non capisco se certi suoi comportamenti siano suoi di natura o glieli abbiano inculcati). Allevi ricalca lo stereotipo del musicista eccentrico, contro-tendente, alternativo, “folle”. Le sue composizioni non sono niente di che, e questo è giustificato dal fatto che, per diventare popolari agli occhi della massa, i concetti complicati, i “virtuosismi” di pensiero, sono solo delle calamite al contrario: respingono anziché attrarre. Comunque, non è vero che gli Accademici se ne stanno zitti: molti hanno criticato, oltre ad Ughi, l’immeritato successo di Allevi. Un esempio può essere il parere di Ramin Bahrami, grande interprete bachiano.

A: Uto Ughi fa poco testo, credo, nel senso che è notoriamente un polemico. Non credo sia una questione di impopolarità, visto che è evidente che Allevi e i musicisti classici non condividono lo stesso pubblico. E’ probabile che molti evitino polemiche perché sanno che il potere mediatico di Allevi è enormemente superiore al loro. E comunque Ughi non è l’unico ad essersi rivoltato contro Allevi, è solo quello che ha fatto più rumore.

– Una composizione, ovviamente non Allieviana, che vi ha profondamente colpito.

S: Ci sono moltissime composizioni che mi hanno colpito, recentemente: però, se devo pensarne ad una in particolare, probabilmente il Secondo Concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov.

A: Veramente difficile scegliere, ce ne sono troppe … ma ne scelgo due: la Fantasia Contraria (no. III) in sol dorico di J. P. Sweelinck e i 5 pezzi per orchestra op. 10 di Webern.

– Avete mai ricevuto insulti da fan di Allevi?

S: Insulti nel senso proprio del termine no, però abbiamo ricevuto parecchie critiche; molte di queste ci additavano come “invidiosi”, esattamente come fa il loro idolo.

A: Continuamente. Quella di Allevi è diventata come una religione, e i suoi adepti non accettano la minima critica.

– Augurandovi buon lavoro vorrei ancora chiedervi che progetti futuri avete, come musicisti e come amministratori della pagina “Fermiamo Giovanni Allevi”.

S: Spero di diventare anzitutto un pianista, e di entrare nella carriera compositiva; però non mi dispiacerebbe anche scrivere qualcosa in campo letterario, e di entrare in politica. Ovviamente, in tutto questo, spero di portare avanti la pagina, anche solo come punto di riferimento per i musicisti.

A: Musicalmente, solo divertirmi e continuare ad ascoltare. Come amministratore, continuare a fare le pulci ad Allevi fintanto che non diventerà un musicista vero, e fare opera di divulgazione di musica di tutti i generi ed epoche. L’unico antidoto al deserto culturale che sta diventando l’Italia.

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