69esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia Reviewed by Momizat on . “The Reclutant Fundamentalist“, diretto dalla regista indiana Mira Nair, già vincitrice del Leone d’Oro d’epoca morettiana per il controverso film Moonson Weddi “The Reclutant Fundamentalist“, diretto dalla regista indiana Mira Nair, già vincitrice del Leone d’Oro d’epoca morettiana per il controverso film Moonson Weddi Rating:
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69esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

“The Reclutant Fundamentalist“, diretto dalla regista indiana Mira Nair, già vincitrice del Leone d’Oro d’epoca morettiana per il controverso film Moonson Wedding, è il film di apertura, fuori concorso, della 69esima Mostra Internazione d’Arte Cinematografica di Venezia (29 agosto – 8 settembre 2012), diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

Tratto dal romanzo omonimo di Mohsin Hamid, bestseller internazionale tradotto in 25 lingue, è un thriller politico che racconta la storia di un giovane pakistano che lavora a Wall Street, la cui vita viene stravolta a seguito dell’attacco alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001. Si ritrova così coinvolto in un conflitto tra il suo personale “sogno americano”, una crisi internazionale e il richiamo perenne della patria e della sua famiglia.

Dopo aver già diretto la Mostra dal 1999 al 2001, Alberto Barbera subentra al neodirettore del Festival Internazionale del Film di Roma Marco Muller, che ha ricoperto il ruolo di direttore artistico della Biennale cinematografica di Venezia dal 2004 al 2011. Inevitabile il cambio di rotta improntato dal neodirettore Barbera, che ha ridotto il numero dei film in concorso da 23 a 18, attuando una maggiore selezione e consentendo ai critici e al pubblico ritmi meno forsennati. Altra differenza è l’eliminazione della sezione Controcampo Italiano, originariamente pensata a favore dei giovani registi italiani alla loro opera prima e non, in realtà ricettacolo di filmetti, spesso degni della miglior tradizione provincialista italiana. Da sottolineare l’importanza delle due sezioni “Venezia Classici” e “80”, realizzata per celebrare l’ottantesimo anniversario della Mostra del Cinema di Venezia. Importante testimonial di “Venezia Classici” sarà il grande e sfortunato regista americano Michael Cimino, autore de “Il Cacciatore”, presente alla presentazione del suo film “Heaven’s Gate”, che era già stato proiettato in versione integrale alla Mostra del 1982. Venezia si aggiunge alla lista di festival (Cannes, Bologna, Pordenone) che sostengono e promuovono la valorizzazione dell’immenso patrimonio rappresentato dal cinema classico.

Tra i film della sezione “Venezia Classici”:

· Il caso Mattei di Francesco Rosi, Italia, 1972 (Restauro realizzato da Cineteca di Bologna presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata in collaborazione con The Film Foundation, Paramount Pictures e Museo Nazionale del Cinema di Torino. Restauro finanziato da Gucci, Eni e The Film Foundation)

· Heaven’s Gate (219’) di Michael Cimino, Usa, 1980 (Criterion)

· Campanadas a medianoches di Orson Welles, Spagna, 1965 (Filmoteca Española)

· Karumen kokyo ni kaeru (“Carmen ritorna a casa”, 1951) di Kinoshita Keisuke, Giappone, 1951 (Shochiku)

· Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (Sony) di Elio Petri, Italia, 1970

· Stromboli, terra di Dio di Roberto Rossellini, Italia, 1950 (Istituto Luce Cinecittà, Cineteca di Bologna, CSC-Cineteca Nazionale, Coproduction Office)

· Tell Me Lies di Peter Brook, UK/Usa, 1968 (Fondation Technicolor pour le Patrimoine du Cinéma)

· Porcile di Pier Paolo Pasolini, Italia, 1969 (Cineteca di Bologna)

· Himala di Ishmael Bernal, Filippine, 1982 (ABS-CBN Corporation)

· Camicie rosse di Goffredo Alessandrini, Italia, 1952 (Cineteca Nazionale)

· Terra animata (1967, 7’) e SKMP2 (1968, 30’) di Luca Patella (Cineteca Nazionale)

· Sunset Boulevard di Billy Wilder, Usa, 1950, Paramount

· Fanny e Alexander (BIM) di Ingmar Bergman, Svezia, 1982

· Gentlemen Prefer Blondes (20th Century Fox) di Howard Hawks, Usa, 1953

· The Ghost and Mrs. Muir, (20th Century Fox) di Joseph L. Mankiewicz , Usa, 1947

· South Seas Adventure (Cinerama, 1958) di Francis D. Lvon Walter Thompson, Basil Wrangler, Richard Goldstone, Carl Dudley, Usa, 120’

· Avoir 20 ans dans le Aurès (Cinémathèque française) di René Vautier, Francia, 1972

· La decima vittima di Elio Petri, Italia, 1965 (Cineteca di Bologna, Museo Nazionale del Cinema di Torino)

· American Dreams di James Benning, Usa, 1984, 53’ (Austrian Film Museum, Vienna)

La Giuria Internazionale che giudicherà i film in concorso, presieduta dal regista americano Michael Mann, è costituita da Matteo Garrone, Laetitia Casta, Marina Abramovic, Peter Ho-Sun Chan, Ari Folman, Ursula Meier, Samantha Morton e Pablo Trapero.

 

 

 

 

 

 

 

Passiamo adesso ai 18 film in concorso (in realtà, ancora 17, il 18esimo “film a sorpresa” verrà annunciato in seguito):

Apres Mai di Olivier Assayas
At any Price di Ramin Bahrani
Bella addormentata di Marco Bellocchio
La cinquieme saison di Peter Brosens e Jessica Woodworth
Lemale Et Ha’Chalal di Rama Burshtein
È stato il figlio di Daniele Ciprì
Un giorno speciale di Francesca Comencini
Passion di Brian De Palma
Superstar di Xavier Giannoli
Pieta di Kim Ki-Duk
Outrage Beyond di Takeshi Kitano
Spring Breakers di Harmony Korine
To the Wonder di Terrence Malick
Sinapupunan di Brillante Mendoza
Linhas de Wellington di Valeria Sarmiento
Paradies: Glaube di Ulrich Seidl
Izmena di Kirill Serebrennikov

Non c’è dubbio che si tratti di una selezione molto più autoriale rispetto a quella degli anni precedenti, con tipici autori da festival (Olivier Assayas, Kim Ki-duk, Takeshi Kitano, Brillante Mendoza), grandi registi più “popolari” (Brian De Palma, Terrence Malick, Marco Bellocchio, Jonathan Demme, Susanne Bier e Spike Lee per il Fuori Concorso), che sembra difficilmente conciliabile con le scelte di Muller che hanno portato a Venezia giovani autori quali Quentin Tarantino e Darren Aronofski e un “pop corn director” come Robert Rodriguez. Dimenticate la bulimica carica di divi della gestione Muller. Per quest’anno sono attesi Javier Bardem, Ben Affleck, Rachel McAdams, Dennis Quaid, James Franco, Toni Servillo, Zac Efron e Selena Gomez (ahinoi!), Noomi Rapace, Claudia Cardinale, John Malkovich, Mathieu Amalric, Robert Redford, Terrence Malick (come al solito in incognito) oltre ai già citati Spike Lee, Michael Cimino, Susanne Bier e Jonathan Demme. A ricevere il Leone d’Oro alla Carriera, il 31 agosto, sarà il regista italiano Francesco Rosi.

Per quanto riguarda il 18esimo film Barbera ha parlato, durante la conferenza stampa, di un’opera a sopresa ed inaspettata. Calano, dunque, le quotazioni dell’ultimo film di Paul Thomas Anderson, “The Master”, a favore di “Anna Karenina” di Joe Wright, del difficile ma non impossibile “Django Unchained” di Quentin Tarantino (altrimenti destinato a Roma, dall’amicone Marco Muller), e del molto più probabile “Only God Forgives” di Nicolas Winding Refn, che sarà presente al Lido l’1 settembre per presentare un cortometraggio diretto per Gucci.

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