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A scuola di make up con Ovidio

     Sareste in grado di quantificare il tempo speso dalle donne davanti ad uno specchio per prepararsi ad una uscita in compagnia, ad un evento, ad una festa? E questa attività per le signore può essere “croce e delizia”: per alcune una lunga battaglia contro terre e trucco, per altre il segreto del fascino femminile e della bellezza. Quanto agli uomini, l’atteggiamento è piuttosto variegato: i più passano il tempo guardando con impazienza l’orologio, altri ripiegano sulla televisione o la radio mentre sopravvive (a fatica, nel Duemila) quel gruppo di uomini che aspettano in macchina per ore.

La cura del corpo è una attività antichissima: anche la nostra antenata scimmia è un animale, certo,ma non stupido. Da che mondo è mondo, per svariati motivi, la donna (ed anche qualche uomo) sceglie di spendere del tempo nella cura del proprio corpo per abbellirlo con segni ed oggetti che lo rendano speciale. Il primo esempio di tale senso estetico è la Venere di

la Venere di Willendorf

Willendorf, statuetta che ritrae un corpo femminile dalle forme esageratamente pronunciate. Il gusto era senz’altro differente dal nostro ma nell’esagerare i seni della statua l’artigiano ha voluto accentuare l’importanza di un aspetto del corpo che per la sua società doveva essere importante: il seno era strumento di allattamento e dunque nutriva la vita; doveva essere un vero e proprio canone di bellezza.

La ricerca della bellezza fisica viene trattata, fra l’altro, in una celebre opera letteraria del romano Ovidio, poeta nativo di Sulmona (43 a.C.), esiliato dall’imperatore Augusto nell’8 a.C. per una serie di scandali a corte nei quali il poeta aveva preso parte. Dalla sua dimora di Tomi sul Mar Nero (dove incontrò anche la morte nel 17 d.C.) scrisse le Lettere dal Ponto, i Tristia e Ibis. Della sua attività di scrittore prima dell’esilio sono celeberrime le Metamorfosi e l’Arte di amare. Proprio da quest’ultima opera ho estratto un breve frammento che fa al caso nostro: ne riporto i versi.

 Che l’amante non veda mai                                                                  E, mentre prendi cura di te,

le creme esposte sulla mensola.                                                           Noi ti crederemo a dormire.

Quest’arte giova alla bellezza se celata.                                 Apparirai più bella grazie all’ultimo tocco.

Chi non disgusterebbe la feccia                                                                                          […]

sparsa sopra tutto il viso                                                                    Bada di non essere fastidiosa

mentre gocciola scivolando                                                      e non disfare sempre le acconciature.

pesantemente fra i tiepidi seni?                                           Salvate la serva! Non sopporto quelle che

[…]                                                                                                           le graffiano  il viso con le unghie e,

Queste cure danno bellezza                                                             irate, pungono le braccia con la forcina.

ma sono brutte a vedersi.                                                                    E la serva intanto pettina (e maledice)

Molte cose, una volta concluse, piacciono                                        la testa della signora e piange

mentre quando si fanno sono brutte.                                                          le ferite sui capelli odiosi.

Le statue che portano il nome del bravo Mirone

furono un tempo una massa inerte e dura;

[…]                                                                                                        (vv. 209-242, passim; traduzione propria)

 Dei prodotti che gli antichi popoli usavano per la cosmesi sappiamo che erano di origine vegetale ed animale: dunque non dovevano essere capolavori di precisione e di raffinatezza. Per amore di brevità e per non tediare il lettore ho evitato nella traduzione l’elenco di alcuni tra i trucchi più diffusi: Ovidio menziona scarti di vino (la feccia), sporcizia della lana e midollo di Cerva e non oso immaginare quali altri rimedi ancora (certo, se siete curiosi, il libro è facilmente reperibile e consultabile: credo vi farete grosse risate). Senz’altro non c’erano case di moda a vendere prodotti di cosmesi e dunque comprendiamo le riserve del poeta nel vedere la donna in atto di truccarsi. Accanto a questo aspetto fai-da-te emerge anche la figura della serva: sfruttata, umiliata, picchiata, deve accettare di buon grado le voluttà estetiche della padrona che non sa accontentarsi della pettinatura. Ed ora quando la parrucchiera vi acconcerà malamente, ricordatevi di non bistrattarla come antiche matrone romane incavolate!

Il compito di Ovidio, benché duemila anni ci separino da lui, è veramente attuale. Egli

ritratto di Publio Ovidio Nasone

fornisce consigli di comportamento e di stile per ottenere il risultato prefissato: ottenere l’innamoramento. L’Arte di amare è un compendio delle regole che vanno seguite in questo percorso difficile e raffinato: troverete ampie digressioni di carattere mitologico che esemplifichino un comportamento, troverete allusioni a fatti autobiografici e, da ultime ma non meno importanti, troverete numerose apostrofi al lettore affinché faccia o eviti certi comportamenti.

Insomma, un vero fashion-man Ovidio: questo suo particolare atteggiamento conquistò la Roma signorile degli anni immediatamente precedenti alla nascita di Cristo. E se oggi accendiamo la televisione e vediamo soggetti buffi od eleganti a dispensare perle di saggezza e consigli utili sul vestito ed il trucco, beh, un pensiero a Ovidio mi pare legittimo oltre che molto divertente.

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