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Addio al vecchio ordinamento nei conservatori

Il logo del conservatorio di Milano

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Per 2 mesi privatisti allo sbaraglio, ora finalmente giustizia è stata fatta 

Duri anni di sudore e di fatica, esercitazioni costanti allo strumento per ore e ore al giorno nell’attesa di poter concludere il lunghissimo percorso musicale finché non arriva la data di scadenza per presentare la domanda di iscrizione all’esame nel conservatorio più vicino e scoprire che tutto è stato a dir poco inutile.

Una legge “piombata” dal cielo impedisce ai musicisti privatisti di concludere il loro percorso di studi secondo quello che ormai è l’obsoleto vecchio ordinamento. Per chi vorrà prendere il cosiddetto “pezzo di carta” dovrà sostenere un esame di ammissione per accedere al nuovo ordinamento ossia una nuova triennale equivalente al precedente diploma di musica. Tuttavia l’indignazione maggiore dei privatisti sorge soprattutto dal fatto di essere costretti a prolungare gli studi di due o tre anni mentre, attenendosi al vecchio ordinamento, avrebbero potuto sostenere l’ultimo esame nella sessione estiva o autunnale. Qualcuno potrebbe obiettare che in realtà è stato concesso un appello del tutto eccezionale nella sessione estiva e persino, in extremis, in quella straordinaria di febbraio. Eppure ci viene da chiedere, a quale prezzo? Innanzitutto questo atto di dovuta “clemenza” si è manifestata solo in alcuni casi e cioè a discrezione dei conservatori. In secondo luogo questa gentilezza non si è verificata senza alcuna pretesa; la tassa di iscrizione in alcuni conservatori lieviterà fino a 850 euro per conquistarsi l’ultimo agognatissimo esame ad esempio in direzione corale. Per non parlare dell’attesa gravosa e non ripagata in cui hanno fluttuato i “laureandi” dalla metà del mese di aprile circa ( periodo per la presentazione della domanda per la sessione estiva) fino a qualche giorno fa in cui un auspicato decreto pubblicato sul sito del MIUR, anche se non tempestivo, ha sollevato gli animi dei poveri sventurati. In tutto quest’arco di tempo c’è chi aveva persino sospeso le lezioni private, chi addirittura non sentiva più nessuno stimolo né esigenza per continuare ad esercitarsi con lo strumento, chi per fortuna ha mantenuto un certo allenamento in vista dell’esame di ammissione per la nuova triennale, alternativa pessima ma l’unica possibile per non buttare all’aria anni di studio. Dobbiamo ricordare però che il decreto è stato il frutto di lunghe ed estenuanti proteste di un mare, anzi di un esercito di musicisti “sommersi”. Questa è la gente che nelle proprie case coltiva la passione della musica  al prezzo di duri sacrifici e non ha la fortuna, per varie cause e ragioni, di vivere da“interni” il mondo del conservatorio, un mondo francamente privilegiato. Ebbene sì, ciliegina sulla torta, non è stato mai messo in dubbio che gli interni del vecchio ordinamento si dovessero adeguare a decreti camaleontici e capricciosi dell’ultima ora. Il vero problema nasce dalla mancanza di chiarezza nelle decisioni prese dall’alto e nell’assenza di tempestività nel comunicarle. Già da tempo, a dire il vero, circolavano voci di corridoio allarmanti per i privatisti ma nessuno giustamente decide mai di allungare il percorso di studi in mancanza di una legge chiara che dica con precisione cosa si può o non si può fare. Come minimo i conservatori avrebbero dovuto dare un preavviso di due anni per non scioccare i privatisti. Forse l’unica nota positiva di questa bufera consiste nel fatto che ad esempio i vecchi dieci anni di conservatorio necessari per diplomarsi in chitarra o pianoforte siano stati equiparati ad una vera e propria laurea che prevede esami e crediti al pari di tutte le altre università. Questa disparità giuridica di trattamento nei confronti dei privatisti sembra solo il consolidarsi e il concretizzarsi di incrostati e fastidiosi pregiudizi che i docenti dei conservatori hanno sempre covato dentro di sé non accettando gli alti livelli talvolta raggiunti da numerosi privatisti. Fino ad oggi però questi pregiudizi hanno avuto la forza di emergere qualche volta a livello di votazioni inferiori a quelle meritate per “i non frequentanti” ma tutto è iniziato a mutare a partire dall’approvazione delle leggi che hanno convertito gli ex Istituti Superiori di Musica in una vera e propria Università ( Legge 21 dicembre 1999 n.508 e D.P.R. 8 luglio 2005 n. 212 ). E’ proprio vero che il mondo gira intorno al denaro perché tutte queste insensate mosse giuridiche si spiegano in specie osservando la volontà delle istituzioni di offrire nuove cattedre per insolite materie e discipline previste della nuova laurea ( ma la triennale deve essere possibilmente completata da una specialistica) per non contare il profitto ricavabile dalla nuove tasse di cinque anni di studi.. un bell’affare.

Insomma come al solito i potenti, le classi e alcune istituzioni vogliono imporre modifiche strutturali dall’alto senza neanche consultare prima i cittadini effettivamente interessati e condizionati da queste normative.

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Commenti (3)

  • Niccolò Paganini

    Premesso che i diplomi di Conservatorio servono a gran poco attualmente, e in certi ambiti sono nulli perché contano le capacità pratiche, la passione per la musica si può coltivare anche senza diploma.

    Chi fa il Conservatorio lo fa anche per acquisire un titolo professionale valido e qualificante che dìa sbocchi lavorativi.
    I privatisti si diplomavano con delle licenze di materie complementari penose, senza una dovuta e seria preparazione, facendo la metà delle cose che i “privilegiati studenti interni” (ma come si fa a scrivere queste scemenze) dovevano frequentare come per esempio esercitazioni corali, orchestrali, musica da camera, quartetto… E ovviamente andare regolarmente in Conservatorio a frequentare le lezioni.

    E ora che succede? Questi privatisti si lamentano del fatto che i corsi ordinamentali che sono stati chiusi non danno più la possibilità, giustamente, agli esterni di fare esami e i “privilegiati allievi interni” possono ancora farli. Dico giustamente perché cosa pretendete voi esterni che non avete mai studiato in un Conservatorio statale, e quindi pagato l’iscrizione ai Conservatorio, ma avete voluto fare tutto privatamente. La scelta di fare i privatisti l’avete fatta voi. Criticate anche la concessione che ora vi viene fatta per diplomarvi. Ma cosa volete!

    Ovviamente plaudite all’iniziativa del prossimo DDL 1693 (non ancora approvato) per l’equipollenza dei vecchi diplomi con i bienni di secondo livello. Facendo il minimo vi beccate una laurea magistrale specialistica. Che vergogna!
    Ma quale Università vi da diritto di prendere privatamente una laurea magistrale in questo modo!

    Tra l’altro, e questo è un altro argomento, moltissimi “privilegiati studenti interni” sono stati esortati a iniziare il triennio, lasciando l’ordinamentale, e ora con questo DDL, la loro laurea triennale non varrà quanto un ottavo corso ordinamentale. E parli di privilegiati…

    Le tasse di iscrizione aumentano esponenzialmente ogni anno e a pagarle sono i “privilegiati studenti interni”. Poi non dite che studiando privatamente pagate di meno… XD

    Se vuoi coltivare la musica, coltivala e non lamentarti.

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  • Federico

    Ho letto con interesse sia il post originale sia i 2 commenti successivi.

    Premetto che nel post originale vi sono parecchie inesattezze.

    1. non vi è nessuna discrezione dei conservatori nell’applicare un decreto ministeriale (quello del 4 luglio 2012) che consente ai privatisti di completare i propri studi con il SOLO esame di diploma: il decreto vale per tutti, chi non lo facesse andrebbe incontro a gravi sanzioni

    2. il prezzo è congruo perché è più o meno pari a 1 anno di iscrizione al triennio/biennio: ricordo che già quando era possibile sostenere esami di diploma i costi erano parecchio lievitati rispetto agli anni precedenti

    3. vengono chiamati in causa i Conservatori come responsabili delle modifiche legislative (“come minimo i conservatori avrebbero dovuto dare un preavviso di due anni per non scioccare i privatisti”): credo sia ovvio che i Conservatori non contano nulla in questa circostanza ma che la riforma è nata dall’alto per altri motivi (“Processo di Bologna” in primis)

    4. “non è stato mai messo in dubbio che gli interni del vecchio ordinamento si dovessero adeguare a decreti camaleontici e capricciosi dell’ultima ora”: esiste un principio giuridico per cui chi sta compiendo un percorso ufficiale ha pieno diritto di completarlo secondo le vecchie norme, cosa che ovviamente non può valere per chi non lo compie ufficialmente.

    Il problema dei privatisti è sempre stato uno dei noccioli della questione: in effetti si poteva (e si può ancora) prendere la maturità da privatista ma non certo la laurea, per quello era ed è necessario un percorso da iscritto, poco conto se frequentante o meno.

    La riforma, che prima o poi farà anche chiarezza sui titoli di studio (come dice giustamente Niccolò Paganini il DDL 1693 non è ancora approvato e anzi è in fase di ulteriori modifiche e ripensamenti.. se il ministro ha emanato il decreto del 4 luglio evidentemente i tempi per il 1693 potrebbero essere lunghi), oggi come oggi è una boiata. Due esempi.
    Parlo da docente: io rilascio dei titoli che sono/saranno lauree specialistiche e vengo pagato un terzo di un collega universitario che rilascia i miei stessi titoli.
    Parlo da studente: il Conservatorio dovrebbe essere pari ad un’Università ma di questa ha un decimo dei servizi (mensa, laboratori, aule studio, e via dicendo) e inoltre ha tutta una fascia di iscritti, i preaccademici, che con l’Università non ha nulla a che fare; come se l’Università di XY decidesse di aprire al suo interno una scuola media e una superiore e di farci insegnare i docenti universitari.

    Non si è capito, 13 anni fa ormai, che i Conservatori sono scuole atipiche, non classificabili come le altre, e che studiare Musica è innanzitutto uno studio “artigiano”, “professionale” e “passionale”, e che quindi le scelte di riforma dovevano essere altre. Ma ormai è andata così, difficilmente si tornerà indietro.

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  • Federico

    Aggiungo una novità.
    In un forum segnalavo la possibilità per i privatisti di sostenere, oltre all’esame di Diploma (D.M. 4 luglio 2012, fino alla sessione invernale di febbraio 2014), anche i complementari necessari al suo conseguimento.
    Il TAR Abruzzo, in data 13 settembre 2012, si è espresso a favore di un candidato privatista cui era stata negata la possibilita’ di sostenere l’esame di licenza di Quartetto prima del Diploma di Violino.
    In sintesi ha concesso la sospensiva, riservandosi di studiare il caso (non solo quello in questione ma l’intero problema) consentendo al candidato di sostenere licenza e diploma.

    La strada è aperta.

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