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Dall’assenza, all’Arte. La leggenda di Butades.

Secondo Plinio il Vecchio e Atenagora, la pittura nacque dall’uso degli uomini di contornare la loro ombra con delle linee. Fu un primo tentativo di compiere qualcosa che prima di allora era stato impossibile: fissare per sempre ciò che tende a fuggire. In questo caso si trattava di una semplice ombra, ma non ci volle molto tempo prima che questa possibilità venisse estesa anche ad altri ambiti.

Statuetta votiva etruscaI due autori ci hanno tramandato anche una leggenda, nella quale si narra che il salto di qualità lo fece un tale di nome Butades. Era un vasaio di Sicione, che aveva una figlia innamoratissima di un giovane prossimo a partire forse per la guerra, forse per un pericoloso viaggio. Quel che è certo è che la notte prima della partenza la ragazza, presa dallo sconforto, entrò nella camera del giovane mentre questi dormiva, e tenendo in mano una lanterna ne tracciò il contorno sulla parete.
La mattina successiva il giovane partì e non tornò mai più.

Allora, nel tentativo di mitigare la comprensibile disperazione della figlia, il padre si ricordò di quell’immagine e pensò di utilizzarla per fare ciò che era solito fare con i vasi: dare volume al contorno. Fece allora un calco sull’argilla, lo plasmò, lo cosse al forno, e lo riempì di terra; era nata la scultura. Fu grazie a questa nuova forma d’arte che la ragazza poté finalmente tornare a contemplare almeno l’immagine del suo amato ogni volta che lo voleva, come se egli non se ne fosse mai andato da quella stanza.
E così la figlia del vasaio tornò ad essere felice.

Rendere presente un’assenza è uno dei compiti più importanti della sempre più bistrattata e sottofinanziata arte, che pure può davvero fare l’impossibile. Può catturare un’ombra, può mantenere in vita l’immagine di un amato, può plasmare un discobolo più armonico e perfetto di qualunque atleta vivente, può tramandare per millenni la fama di un imperatore, può cristallizzare la bellezza di Dorian Grey. Ma il vero motivo per il quale non possiamo fare a meno dell’arte, sta nel fatto che in certi casi ad essere assente non è un soggetto, ma un linguaggio adeguato, all’assenza del quale bisogna pur sempre sopperire. Come ha scritto Edward Hopper: se avessi potuto esprimerlo a parole, non avrei avuto alcuna ragione per dipingerlo!

E allora tocca all’arte tentare di dare una qualche forma a significati che non possono essere espressi a parole, e che altrimenti, come per il giovane amato, senza di essa sarebbero condannati a scomparire o a rimanere assenti per sempre. Non è lavoro da poco.

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