La buona arte e il piccolo platonista che è in noi. Reviewed by Momizat on . Talvolta sentiamo la necessità di circondarci di arte e di rapportarci con qualcosa di bello, non per semplice diletto o per noia, ma per ritrovare un'ispirazio Talvolta sentiamo la necessità di circondarci di arte e di rapportarci con qualcosa di bello, non per semplice diletto o per noia, ma per ritrovare un'ispirazio Rating:
Home » Cultura » Arte » La buona arte e il piccolo platonista che è in noi.

La buona arte e il piccolo platonista che è in noi.

Talvolta sentiamo la necessità di circondarci di arte e di rapportarci con qualcosa di bello, non per semplice diletto o per noia, ma per ritrovare un’ispirazione perduta, un punto di vista nuovo, per dialogare con qualcosa che ci riporti a noi stessi. E che un’opera d’arte, quando ben riuscita, sia capace di suscitare tutto ciò, grazie ad un sano e sorprendente sentimento di meraviglia, è una cosa che gli avvezzi alle mostre, ai musei, ai monumenti, sanno perfettamente. Tuttavia, quello che accade non è per nulla ovvio: perché mai un’opera d’arte dovrebbe scatenare certe reazioni? Che cosa nasconde di così speciale? Perché ne abbiamo bisogno?

Di risposte, ovviamente, ne sono state date in numero infinito, come è giusto che sia quando a essere chiamate in causa sono la soggettività e la sensibilità di ciascuno. Tra le tante, una possibile si può ritrovare in quella miniera di idee che è Platone, visto che una parte importante di tutta la sua ricerca mirava proprio a capire quale fosse il ruolo della Bellezza e il suo rapporto con noi.

Nel Fedro, ricorrendo ad un’abile metafora, il nostro filosofo dice che l’uomo è come scisso tra due mondi. In primo luogo è nel mondo materiale con i problemi e i limiti che la materia comporta: un mondo opaco, imperfetto, che non si svela mai del tutto, dove il nostro agire non è mai puro perché siamo immersi in difficoltà e patimenti che ci obbligano a deviare dai nostri propositi, e talvolta ci frenano del tutto, facendoci smarrire. Tuttavia, vi è come un altro mondo, questa volta fatto di Idee pure e immateriali, dove la Verità, la Giustizia, l’Armonia, la Perfezione, libere dalla materia e dal contingente, esistono al massimo grado. Figlio decaduto di questo mondo perfetto, più l’uomo osserva e persegue tale perfezione, più trova se stesso.

Ma le Idee sono invisibili agli occhi. Platone, infatti, ci dice che per preservare l’intelletto dell’uomo, gli dèi stabilirono che non fosse possibile vedere con gli occhi nessuna di esse, altrimenti, alla vista dell’Idea di Saggezza-in-sè o dell’Amore-in-sè, l’uomo potrebbe impazzire, preda di δεινοὺς ἔρωτας, terribili amori.

Eppure, dato che il mondo materiale e il mondo delle Idee sono radicalmente opposti, occorreva un mediatore, qualcosa che avendo caratteristiche comuni a entrambi i mondi, potesse connetterli e metterli in comunicazione. Qualcosa, dunque, che in un unico movimento riuscisse a manifestarsi agli occhi, e, nello stesso tempo, potesse anche rimandare a un’idea invisibile.

Bello è tutto ciò che possiede questa rara capacità. La Bellezza non è una qualità, ma un rimando ai valori più elevati presenti nell’uomo, valori che quest’ultimo sa di non aver creato da sé, ma ai quali ha comunque aderito, e dei quali ha bisogno per ritrovare la sua parte più pura. Ecco perché la buona opera d’arte, che per definizione è la prima (anche se non esclusiva) detentrice della Bellezza, ci cattura e ci sbalordisce: perché è materia ma paradossalmente esprime molto più della materia stessa, rendendo per una volta visibili agli occhi dei valori invisibili. E scoprire che questi valori-Idee, che in genere siamo abituati a possedere soltanto come pensieri, possono essere visti con gli occhi, ci meraviglia nel senso originale del termine greco, thaumazein, dove thauma non indica solo uno stupore senza parole, ma un vero e proprio spavento, provocato da qualcosa di radicalmente nuovo e incomprensibile, da qualcosa di contraddittorio, da qualcosa che a rigor di logica non dovrebbe poter esistere.

Ma, in fondo, a pensarci, l’opera d’arte, così paradossale, così contraddittoria, così scissa tra materiale e ideale, non è meno umana di noi. Anzi, è proprio come noi. Scissi tra ciò che siamo e ciò che aspiriamo a diventare.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 4.0/5 (1 vote cast)

La buona arte e il piccolo platonista che è in noi., 4.0 out of 5 based on 1 rating

Commenti (1)

  • Daniela baldo

    Tanta profondità in questa analisi sull’arte e sulla bellezza ! Grazie per averla condivisa!

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
    Rispondi

Lascia un Commento

*

© 2012 il Ritaglio.it - Il Ritaglio è un blog ad indirizzo giornalistico e pertanto non è una testata registrata. |

Torna su