La grande Madre di Umberto Boccioni Reviewed by Momizat on . Se si volesse fare un percorso nella storia dell’arte sul tema della madre, si potrebbe iniziare dal Paleolitico Superiore con le raffigurazioni della dea madre Se si volesse fare un percorso nella storia dell’arte sul tema della madre, si potrebbe iniziare dal Paleolitico Superiore con le raffigurazioni della dea madre Rating:
Home » Cultura » Arte » La grande Madre di Umberto Boccioni

La grande Madre di Umberto Boccioni

Se si volesse fare un percorso nella storia dell’arte sul tema della madre, si potrebbe iniziare dal Paleolitico Superiore con le raffigurazioni della dea madre, chiamate “veneri preistoriche” una delle più antiche datata 40.000 anni fa. Non si deve però arrivare così lontano nel tempo per trovare celebrata la figura della madre in arte. Umberto Boccioni, infatti, nel primo decennio del novecento propone a più riprese, servendosi di diverse tecniche, l’emblematica figura della madre. E quando più tardi articola e scompone le sue figure alla maniera futurista, è ancora la madre a costituire il soggetto della sua ricerca. La madre per Boccioni era un pensiero costante, insieme con quello della sorella Amalia, le donne della sua vita. Sono davvero molti i lavori legati alla figura della madre, descritta in molti momenti diversi: seduta a lavorare a uncinetto, malata a letto, di spalle con la grande schiena scoperta. Una madre monumentale, accogliente, protettiva, presente, una figura centrale e attrattiva verso la quale si piegano tutti gli elementi rappresentati.
Una delle testimonianze di questa venerazione per la madre di Boccioni la troviamo in una serie di lettere inviate a Ferruccio Busoni, grandissimo pianista, suo amico.
Caro e Grande Amico!
“Finalmente posso rispondere! Inutile dirle quanta gioia riconoscente mi abbia data la sua lettera e quanta tranquillità abbia dato alla mia vita l’invio delle 2000 lire a mia Madre! Grazie! Tutto questo periodo della mia vita è sotto la sua influenza e a Lei devo la pace e la calma con le quali posso sopportare questa vita terribile. Mi sembra d’essermi levato un gran peso e sono pronto a tutto. Speriamo che questo periodo militare si chiuda bene e tutto ricomincerà con più lena e più entusiasmo! Mia Madre ha già ricevuto e un mio amico avvocato s’incarica di ritirare e mettere in un libretto al portatore il prezioso tesoretto. Le vuole scrivere direttamente e le mando ora l’indirizzo. D’arte, da qui, non posso parlare. La fatica è enorme e il cervello non funziona più. Speriamo in un riposo fecondo…”
Umberto Boccioni
30 agosto 1916
Umberto Boccioni è al fronte della prima guerra e la madre è preoccupata per la sorte del figlio che vede in modo più frequente solo quando venne dislocato a Verona. Proprio a Verona Boccioni troverà la morte in un incidente davvero tragico e dal sapore di una beffa. Ecco la descrizione della sua morte:
“Viene il punto in cui la strada incrocia la ferrovia. Le sbarre sono alzate, subito dopo c’è una curva. Vermiglia supera il passaggio a livello, ma sbuca dalla curva – fracasso e clacson – un autocarro che la spaventa. Scarta, si blocca, avanza, scarta ancora. Boccioni d’istinto stringe la presa delle sue gambe e preme con gli speroni contro fianchi della giumenta; che s’impenna e lo disarciona. Cadendo batte la testa contro i sassi della strada, sviene e rimane con un piede impigliato in una staffa. Nessuno vede la scena. Vermiglia si calma, con un saltello passa una cunetta e se ne va a zonzo a cercare l’erba buona, trascinando il suo cavaliere che è esanime e ha i capelli insanguinati. tentano di farlo rinvenire. Lo adagiano sul ciglio della strada. Poi, con un’automobile, lo trasportano all’Ospedale Militare di Verona. Lo spogliano dell’uniforme e scoprono che è ferito anche al petto, oltre che al capo. Però il sangue non ha macchiato un fazzoletto tricolore, una piccola bandiera, che aveva nella tasca interna della giubba. «Vicino al cuore». L’opera dei medici è pronta, ma vana. Umberto Boccioni non riprende conoscenza. E muore mentre si spande il primo chiarore del giorno nuovo: il 17 agosto 1916”.
Avviene così quello che ogni madre teme e spera non accada mai. Una lettera di Busoni esprime il cordoglio per la perdita dell’amico e la solidarietà per il dolore della madre:
“Cara mia Signora,
se mai uno fu vicino col cuore e colla mente al Suo Umberto, creda, lo è colui che Le scrive presentemente.
Cosa scrivere ad una Madre in tale frangente? Si consoli, se può, col pensiero che Suo figlio fu buono e grande, e che la storia lo ricorderà.
Nei prossimi giorni il Giornale di Zurigo recherà un mio articolo, nel quale ho dato sfogo ai miei sentimenti intorno all’irrimediabile caso, che mi ha scosso fin nelle radici dell’animo.
Mi permetta di dirLe, di tener grandissimo conto di tutto ciò che Ella possiede di disegnato e di dipinto dell’Umberto. Non si lasci sopraffare da mercanti zelosi e disonesti. Attenda. – Io sono felice e fiero d’aver presso di me l’ultime sue opere.
Le bacio le mani col più profondo rispetto e La prego di credermi il Suo sincerissimo Amico. – Di Lei, venerabile Signora, devotissimo”
Ferruccio Busoni

Tra le opere dedicate alla madre ricordiamo Materia del 1912,una tela di cm 226×150 il quadro è conservato a Venezia, nella collezione Guggenheim, collezione “Gianni Mattioli.
Fu esposto nel1913 a Roma alla prima esposizione di pittura futurista. Nel dipinto si rintracciano i lessici di tutte le correnti artistiche del 900 come il cubismo, l’espressionismo fino al divisionismo in una sintesi frutto di un’originalissima ricerca. Il volto della madre e frammentato, sezionato da piani compenetrati, in sequenza, mentre appaiono giganteggiare le grandi mani al centro della composizione, intrecciate sul ventre in un gesto forse consueto. L’ambiente descritto, in modo dinamico, è quello della casa di Milano. Non manca a sinistra nella parte centrale, la figura del cavallo in fuga, dipinto in rosso, elemento simbolico distintivo anche in altre opere dell’artista. Monumentale la figura della madre che celebra con il nuovo stile futurista. La figura della madre si espande nell’ambiente e assume la statura di un idolo moderno e insieme atavico, evocato con una profondità ricca di risvolti psico-analitici.
Un modo meravigliosa per celebrare la madre che è dentro tutti noi dal Paleolitico superiore in poi e che ancora festeggiamo il 13 dicembre.

 

la madre

Materia

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

Lascia un Commento

*

© 2012 il Ritaglio.it - Il Ritaglio è un blog ad indirizzo giornalistico e pertanto non è una testata registrata. |

Torna su