La “Shadow Art” Reviewed by Momizat on . Nel mito della caverna Platone si chiedeva se ciò che vediamo abitualmente sia tutto ciò che c'è da vedere, o se invece la nostra conoscenza non sia più simile Nel mito della caverna Platone si chiedeva se ciò che vediamo abitualmente sia tutto ciò che c'è da vedere, o se invece la nostra conoscenza non sia più simile Rating:
Home » Cultura » Arte » La “Shadow Art”

La “Shadow Art”

Nel mito della caverna Platone si chiedeva se ciò che vediamo abitualmente sia tutto ciò che c’è da vedere, o se invece la nostra conoscenza non sia più simile a quella di prigionieri che, richiusi in una caverna buia e messi di spalle alla luce, sono talmente abituati a guardare, a giudicare, e a discutere di ombre, da ritenere che “il vero non possa essere altro se non le ombre”.

Nei secoli l’arte e la filosofia hanno continuato a trattare il tema della conoscenza, arrivando a considerarla sempre imperfetta e mai oggettiva, perché dipendente da troppi fattori che variano continuamente. E questo vale sia per la percezione visiva, sia per ogni aspetto o problema che affrontiamo nella nostra vita. La nostra percezione delle cose, delle persone, o dei problemi, non solo si modifica quando la confrontiamo con persone diverse da noi, ma cambia perfino quando noi stessi ci poniamo in una nuova posizione rispetto all’oggetto o al problema che stavamo indagando. Quante volte ci è capitato di riascoltare un gruppo musicale che amavamo in gioventù e rimanere stupiti dalla banalità dei contenuti proposti? Viceversa, quante volte ci è capitato di ritenere deludente un buon libro, ma di averlo compreso soltanto perché magari abbiamo assistito alla conferenza dell’autore, durante la quale quest’ultimo ci ha fornito qualche utile chiave di lettura per comprenderlo meglio? Nella vita accade spesso che qualcosa che in precedenza non ci comunicava assolutamente nulla, inizi a comunicarci moltissimo, se visto da una prospettiva nuova, se guardato sotto una luce nuova, o se smettiamo di fissarlo direttamente, per guardare invece ai suoi effetti indiretti.

Alcuni artisti come Kumi Yamashita, Tim Noble, Sue Webster, Fred Eerdekens e Larry Kagan, sono partiti da questi assunti per cercare di comunicare in modo artistico quanto si è appena detto.
Per farlo hanno proposto la Shadow Art, una forma di scultura che al posto di plasmare materia, crea ombre. Distanziandosi dall’abituale concezione della scultura, che generalmente vede la presenza di un unico oggetto fisico da plasmare e osservare, questi artisti comunicano la manchevolezza della nostra conoscenza giocando con almeno 4 variabili, in stretta connessione tra loro. Una scultura d’ombra, infatti, prevede:

1) una luce artificiale direzionata contro un oggetto
2) un oggetto fisico che non ha alcun significato apparente
3) una parete dietro l’oggetto illuminato.

Grazie a questi tre elementi si crea un’ombra che, se guardata dalla giusta prospettiva, mostra come quello strano oggetto apparentemente privo di significato, che stavamo fissando senza cogliere alcunché, nasconda un’immagine molto nitida e significativa. Soltanto la stavamo cercando nel posto sbagliato. Ma se la parete fosse stata messa troppo indietro o troppo avanti, se la luce fosse stata troppo debole, se l’oggetto fosse stato girato male, noi avremmo continuato a non vedere nulla, perché una conoscenza oggettiva che sia indipendente dal soggetto, semplicemente non esiste. Esiste solo un’alchimia di condizioni favorevoli che la permettono.

E la quarta variabile? Nella Shadow Art, come nella vita, la variabile più importante siamo sempre noi. Noi che non dobbiamo mai rinunciare a cercare nuovi significati in ciò che ci sta davanti, noi che dobbiamo essere sempre pronti a cambiare prospettiva e, soprattutto, noi che dobbiamo evitare di metterci davanti alla luce! Altrimenti finiamo per vedere soltanto la nostra ombra…

 

 

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

Commenti (2)

Lascia un Commento

*

© 2012 il Ritaglio.it - Il Ritaglio è un blog ad indirizzo giornalistico e pertanto non è una testata registrata. |

Torna su