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Carlo Virzì torna alla regia con “I più grandi di tutti”

Carlo Virzì torna alla regia con la commedia “I più grandi di tutti”, divertente storia sul successo e il fallimento di una rockband toscana: i Pluto.
Per Carlo Virzì, fratello del regista Paolo Virzì che tanti bei film ha regalato al cinema italiano, confrontarsi con il mondo del rock non è una novità, essendo lui stesso cantante nel gruppo “Snaporaz”, ed è per questo che si è dedicato al mondo del rock anche a livello cinematografico con il suo secondo film dopo “L’estate del mio primo bacio” del 2006.

i più grandi di tutti virzì

Locandina "I più grandi di tutti" di Carlo Virzì

Un cast interessante quello de “I più grandi di tutti”, uscito il 4 di aprile nelle sale, che vede nei panni delle rockstar fallite e segnate dal tempo Claudia Pandolfi che interpreta la bassista del gruppo Sabrina, Alessandro Roja nei panni del timido e imbranato batterista Loris, Marco Cocci nelle vesti del cantante del gruppo Mao e infine Dario Cappanera nei panni di del chitarrista Rino.
Il film mostra questi quattro personaggi, che una volta erano stati trasgressivi e strafottenti, dopo dieci anni dalla rottura del gruppo alla ricerca di una vita normale ritrovandosi in qualche modo falliti e insoddisfatti per il fatto di essere rinchiusi in vite banali, così diverse da quelle che avevano sperato e pensato di avere. Una scintilla si riaccende quando un giornalista paraplegico, interpretato da Corrado Fortuna, fan sfegatato dei Pluto tanto da avere un vero e proprio mausoleo di cimeli dei loro concerti e da ricordare ogni evento e data significativi per il gruppo, li ricontatta per un’intervista.  Nella pellicola compaiono anche l’attrice Catherine Spaak nei panni della mamma del giornalista e il rapper torinese  Frankie Hi-Nrg Mc nel ruolo di amico e assistente del personaggio di Corrado Fortuna.
Il giornalista propone alla band un ritorno sulle scene attraverso un documentario sulla loro vita e dei concerti a seguire, ma quello che si ritrova davanti è un gruppo di persone fragili con dei conti in sospeso e con i sogni infranti e non il gruppo di rockstar trasgressive che si aspettava. La storia va avanti tra momenti di ilarità e altri un po’ più nostalgici e dal sapore amaro fino a che arriva il momento del grande concerto che, nonostante sia in qualche modo fasullo, ridà al gruppo quell’entusiasmo e quella grinta che avevano perso, per poi ritornare quietamente alle loro vite “normali”.
La storia è interessante perché dà la possibilità di conoscere dei retroscena del mondo  del rock, ma in definitiva il film non è del tutto convincente.
Per quanto riguarda gli attori: Claudia Pandolfi è come sempre molto brava, anche se questo non sembra essere il suo ruolo più azzeccato, anche per le battute che ha, che spesso risultano ripetitive e non sempre comprensibili. Il personaggio di Alessandro Roja, Loris, è in qualche modo il collante che tiene uniti i quattro e che riesce a gestire i loro scontri, nonostante non sia un tipo che si possa definire “sveglio”. La sua caratteristica di essere un po’ “lento” regala diversi momenti di ilarità, ma a volte è un po’ forzata e sarebbe stato meglio vederlo più reattivo in alcune occasioni e non sempre frastornato. Marco Cocci perfetto nei panni del frontman del gruppo, arrogante, egoista e pieno di sé, narcisista e  latin lover, evidentemente a suo agio nel ruolo, probabilmente anche perché è lui stesso, nella realtà, cantante della band Malfunk. Anche Dario Cappanera è perfetto nei panni del chitarrista rock, essendo lui stesso un musicista e cantante con un disco da solista in uscita proprio quest’anno dal titolo “Code of discipline”, e, con questo film, ha ottenuto un ottimo risultato anche come attore, convincente e ruvido proprio come il personaggio di Rino richiedeva.
Inoltre, probabilmente quello che il regista voleva far provare attraverso la storia del giornalista, bloccato sulla sedia a rotelle in seguito ad un incidente stradale avuto proprio dopo un concerto dei Pluto, non è più di tanto percepibile a livello emotivo, ma al massimo può rappresentare un messaggio ai giovani sulla sicurezza stradale. La storia scorre bene anche se a tratti è un po’ lenta.
Per concludere “I più grandi di tutti” si può definire una commedia intelligente e gradevole anche se non costruita alla perfezione.

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