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Cronache rosa dell’upper class tra Medioevo e Rinascimento

Chi disse che il matrimonio rappresenta un “sacro vincolo” destinato a durare finché morte non separi i due coniugi certamente non tenne conto di alcuni episodi sparsi nella storia dell’umanità che contraddicevano vistosamente la regola. Possiamo trovare nel corso dei secoli circostanze ed episodi che, pur rappresentando casi unici e particolarissimi, ci danno precise informazioni sulle convinzioni matrimoniali della “upper-class” antica e moderna. Tali vicende, spesso avvolte dalla comicità degli atti, hanno alimentato le cronache rosa dell’epoca e quasi sempre hanno avuto contraccolpi politici e militari.

Ritratto di Lotario II di Lotaringia (immagine da www.it.wikipedia.org)

Ad iniziare questo breve elenco ho scelto di parlare del caso del re di Lotaringia Lotario II, figlio del Sacro Romano Imperatore Lotario I. Nell’anno 855 gli aveva preso in moglie Teutberga che non riusciva a dargli il tanto sospirato erede: per questo motivo le attenzioni di Lotario erano rivolte esclusivamente alla concubina Gualdrada e ai figli illegittimi avuti da lei. Due anni dopo le nozze il re si risolse a ripudiare la moglie Teutberga e a contrarre nuovo matrimonio con Gualdrada per poter legittimare i figli avuti da lei. E fu lì che iniziarono i grattacapi. Per ottenere il divorzio Lotario convocò un concilio presso Aquisgrana in cui la regina venne accusata di colpe gravissime: secondo la corte lei aveva intrattenuto rapporti sessuali con il fratello abate Ucberto e perciò non era in grado di dare al re un figlio. Teutberga venne chiusa in un monastero ed il mondo ecclesiastico si divise fra sostenitori del re e sostenitori della regina. A colpi di concili, sentenze e scomuniche (a Gualdrada) vennero coinvolti anche due pontefici: Nicola I, che si attivò in difesa di Teutberga, e Adriano II che nell’anno 869 revocò la scomunica alla concubina, concesse il divorzio a Lotario e difese Teutberga dalle accuse. Il destino non volle premiare Lotario che morì sulla strada del ritorno: i figli avuti da Gualdrada rimasero illegittimi e il regno venne diviso fra gli zii del re Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico. [informazioni tratte da P. Cammarosano, Nobili e re]

Travagli matrimoniali anche per il rampollo di casa Gonzaga Federico II, figlio di Isabella d’Este,

Ritratto di Federico II (immagine da www.sammystory.net)

il quale aveva stipulato da giovane un contratto matrimoniale con Maria Paleologa del Monferrato. La giovane alle nozze aveva solo otto anni e altrettanti avrebbe dovuto attenderne per consumare le nozze ma nel frattempo Federico spazientiva e desiderava annullare il matrimonio. Si inscenò così un finto attentato ai danni dell’amante di Federico Isabella Boschetti al quale, secondo false indiscrezioni messe in circolazione apposta, avrebbe partecipato anche la sposa Maria e la suocera Anna. Con questo pretesto Federico ottenne da papa Clemente VII l’annullamento del matrimonio, benché già consumato, e si rivolse all’Imperatore Carlo V per un nuovo contratto matrimoniale con Giulia d’Aragona che gli avrebbe portato il sospirato titolo di duca. Nel frattempo nel Monferrato il marchese Giangiorgio era morente, lasciando la nipote Maria erede universale del marchesato: un motivo più che sufficiente per riscaldare la fiamma di Federico verso la principessa piemontese. Federico aveva ottenuto il titolo ducale ma l’anziana Giulia d’Aragona infine era andata sposa al morente Giangiorgio. Morto quest’ultimo e trovatisi “liberi” i due ex-fidanzati, si procedette a combinare nozze nuove tra Federico e Maria. Tuttavia il permesso papale non fece in tempo a giungere a Mantova che Maria era improvvisamente morta il 15 settembre 1530. A questo punto pareva che la via delle nozze fosse interrotta ma a riaggiustare le cose provvide la madre della sposa, Anna di Alencon. Lei aveva una seconda figlia, Margherita, e valutò di proseguire le trattative con i Gonzaga di Mantova concedendo la secondogenita a Federico il quale la sposò a Mantova il 3 ottobre del 1531.

Ritratto di Vincenzo Gonzaga (immagine da www.cittadimantova.ot)

Solo cinquant’anni più tardi il nipote di Federico, Vincenzo, si ritrovò in affari matrimoniali dal risvolto tragicomico. Nel 1581 egli aveva sposato Margherita Farnese, figlia del duca di Parma Alessandro. La tredicenne era però affetta da malformazione fisica e non poteva consumare le nozze così che Vincenzo, spinto dal padre Guglielmo, si risolse a ripudiarla. La famiglia della sposa dovette riprendersi in casa la giovinetta (confinandola in convento) e per ripicca mise in circolazione una voce sulla presunta impotenza di Vincenzo. La calunnia, si sa, è un venticello che dilaga per città e palazzi. Vincenzo ingaggiò nuovo corteggiamento verso Eleonora de’ Medici, figlia del Granduca di Toscana. Ma la matrigna della ragazza, Bianca Cappello, era stata per così dire snobbata dai Gonzaga che le rinfacciavano le sue origini di cortigiana veneziana. Quando a Bianca si presentò l’occasione di valutare la proposta di Vincenzo per la giovane Eleonora, lei decise di rifarsi dei torti subiti dai duchi mantovani. Avendo udito della presunta impotenza di Vincenzo, Eleonora si risolse di concedere la mano della figliastra solo previo una “dimostrazione di virilità” dello sposo alla presenza di una commissione di esperti (giudici e diplomatici) di varie corti. Insomma, un caso di rilevanza internazionale alla fine del XVI secolo. Quando accettò la clausola del contratto, il povero Gonzaga non sapeva che avrebbe dovuto per tre volte tentare la “dimostrazione” prima di averla vinta. Il primo tentativo avvenne in Francia dove il mantovano non ebbe successo, smentendo la fiera spavalderia con la quale si era presentato quel giorno. Si tentò di nuovo nel 1584 a Venezia dove, ricompensata generosamente una popolana che si sarebbe prestata all’incarico, il duca Vincenzo si apprestava a superare la prova. Ma convintosi che i cibi piccanti avrebbero avuto effetto afrodisiaco, egli ne abusò e, anziché dar dimostrazione di virilità, venne colto da colica intestinale che lo indispose. Benché scoraggiato, il duca trovò la forza di compiere un terzo tentativo che gli risultò favorevole: due dispacci partirono alla volta di Mantova e Firenze descrivendo l’esito della dimostrazione, la qualità virile del duca e i dettagli della vicenda. Non poche risate avrebbero accolto i dispacci sull’Arno e sul Mincio ma fatto sta che il 29 aprile 1584 Vincenzo sposava Eleonora de’ Medici.

Il Castello di Mantova (immagine RookCreations)

Le vicende che meriterebbero altre righe sono così tante da non poter essere raccontate tutte già solo per esigenza di spazio. Rimane il fatto che le vicende matrimoniali europee, da Ottaviano Augusto a Enrico Tudor, hanno dato spazio a frammenti di letteratura, di cinema e di pettegolezzo: la vicenda di Vincenzo ispirò prima Maria Bellonci nel suo libro Segreti dei Gonzaga (da cui ho tratto alcune informazioni) e successivamente il regista Pasquale Festa Campanile per il film Una vergine per il principe con Virna Lisi e Vittorio Gassman. E se capitando in una edicola troverete centinaia di giornali di cronaca rosa e gossip, magari troverete le notizie in parte “mediocri” al confronto con le loro precedenti storiche.

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