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DIAZ…impossibile lavar via quel sangue

“Diaz: Don’t Clean up this Blood” un film diretto da Daniele Vicari riguardante il G8 svoltosi a Genova nel luglio del 2001 ed in particolare l’inspiegabile e vergognoso massacro svolto dalle forze dell’ordine nella notte del 21 contro gli occupanti della scuola Diaz.
L’edificio era stato offerto dal comune di Genova come dormitorio al Genoa Social Forum, l’aggregazione di movimenti no-global che cercava di gestire e organizzare in maniera pacifica le varie proteste.

Su quello che è successo quella notte c’è ancora confusione perché molto è stato insabbiato e occultato e l’intento di questo film è proprio quello di fare un po’ di chiarezza e di non lasciare che questi fatti vengano dimenticati, perché non si può dimenticare un episodio disumano come quello avvenuto quella notte e i tanti, più piccoli, avvenuti in quei giorni e far sbiadire il tutto col tempo, permettendo così anche ai colpevoli di poter dimenticare essi stessi le cose orribili che hanno fatto.

Diaz Don't clean up this blood

Locandina "Diaz: Dont' Clean up this Blood" (2012)

Nel cast del film spiccano Claudio Santamaria nei panni di un poliziotto a capo di una delle squadre di polizia che fece irruzione nella Diaz che, nonostante ad un certo punto si renda conto dell’enorme ingiustizia di ciò che stava accadendo, non riesce a fare molto per evitare quello scempio in atto e, alla fine, decide di chiudere gli occhi e far finta di non aver visto nulla; Elio Germano nel ruolo di un giornalista che, preso dal fuoco dell’informazione, si reca a Genova fuori servizio pur di fare chiarezza sulle proteste e su ciò che stava succedendo nelle strade di una città devastata e colpita dai gruppi di vandali che distruggevano tutto ciò che gli capitava sotto mano e dalla furia dei poliziotti fuori controllo. Ed ancora nel film risalta la presenza di Alessandro Roja nei panni dell’esempio più violento ed ignorante di poliziotto che non perde un’occasione per sfogare la propria rabbia repressa e la sua intolleranza in maniera indiscriminata e ingiusta andando contro qualsiasi diritto umano. Nel cast c’è anche Davide Iacopini nel ruolo di un rappresentate del Genoa Social Forum che, insieme agli altri, cerca di gestire nel migliore dei modi le proteste e anche il deflusso dei manifestanti al di fuori di Genova e, infine, una splendida Jennifer Ulrich, il cui personaggio oltre a far parte del Genoa Social Forum si ritrova coinvolto negli avvenimenti della notte del 21 e viene, per questo, picchiata ed umiliata in ogni modo, sia nella scuola che nella Caserma di Bolzaneto dove sono avvenute vere e proprie torture e atti disumani da parte di poliziotti e guardie.

Una volta usciti dalla sala dopo aver visto “Diaz” i sentimenti sono davvero tanti ed intensi come se si fosse provato tutto sulla propria pelle. La prima cosa che pervade è sicuramente il dolore e l’incredulità per le tante violenze e crudeltà viste e per il sadismo di una parte di società che sarebbe proprio quella che ci dovrebbe proteggere da certe cose e su cui poter fare affidamento: le forze dell’ordine. La cosa più brutta di questo episodio cruento di storia italiana e internazionale è stato proprio il ribaltamento di ruoli,il capovolgimento tra ciò che dovrebbe essere bene e ciò che dovrebbe essere male e il sapere di non poter chiedere aiuto o giustizia per gli abusi e per le violenze fisiche e psicologiche subite, perché chi ci dovrebbe dare quell’aiuto e quella giustizia è proprio colui che ha compiuto quegli atti indegni e disumani e purtroppo questo ribaltamento di ruoli non è poi una novità. Ma fa comunque paura pensare di non poter chiedere aiuto perché chi dovrebbe dartelo è lì ad infierire su di te preso da una follia di gruppo, da una sorta di delirio di onnipotenza carico di rabbia repressa ed ignoranza.
Sicuramente si è arrivati agli avvenimenti della scuola Diaz dopo una reazione a catena il cui unico comune denominatore è la VIOLENZA: la violenza di poche potenze mondiali che vogliono imporre il proprio potere sul resto del mondo che a sua volta scatena rabbia e proteste e in quel 90% di manifestanti pacifici, il cui intento è quello di farsi sentire e di far ascoltare chi di voce non ne ha, c’è sempre una piccola parte di violenti e di vandali, come possono esserlo stato i Black Block in quell’occasione, il cui scopo è stato quello di creare disordine e di devastare, nascondendosi, poi, codardamente tra i gruppi di manifestanti pacifici per confondere le carte e rimanere anonimi e impuniti per i loro misfatti che poco hanno a che fare con gli ideali e i desideri di chi è lì per promuovere le proprie idee e farsi ascoltare, e, infine, c’è la completa incapacità delle forze dell’ordine di gestire e tenere sotto controllo le loro squadre fatte per lo più di giovani ignoranti, riottosi e sadici capaci di commettere le cose più efferate, di mentire, compromettere prove e addirittura coprirsi a vicenda solo per aver accumulato tensione e rabbia in una situazione, sicuramente insostenibile, ma che loro dovrebbero essere addestrati a gestire e a controllare. Si è assistito, infatti, ad una vera e propria follia di massa paragonabile solo ai crimini svolti dai nazisti, come se il fatto di essere in gruppo e di indossare una certa divisa potesse legittimare a fare qualunque cosa.
La violenza chiama altra violenza e, come in una spirale senza fine, in certi casi, la violenza non si spegne da sola, ma viene affogata nel sangue e, spesso, si tratta del sangue degli innocenti.

Un film impegnativo, dove non sono predominanti le scene di quella notte cruenta, anche se esse sono così pregnanti da sconvolgere e da far pensare, dimostrando che non è necessario un eccessivo uso del sangue per far capire l’imponenza di ciò che è accaduto perché, come è specificato nel sottotitolo, non è possibile cancellare quel sangue o dimenticarlo in nessun modo.

Un ottimo uso, inoltre, è stato fatto dei filmati reali del G8 che sono stati integrati magistralmente con le scene del film per ottenere un risultato così realistico da sconvolgere profondamente, come se si stesse assistendo a quegli eventi in diretta. Un film da vedere e su cui riflettere, emblema delle peggiori ingiustizie e della forza del potere politico che va contro qualunque tipo di giustizia.

E’ sicuramente anche un film che fa sentire impotenti davanti a questo meccanismo ben costruito che ci governa e ci regola e che può decidere di farci quello che vuole e di nascondere il tutto, ma è una storia che fa soprattutto infuriare e se ci arrabbiamo vuol dire che capiamo l’importanza di certe cose e che decidiamo di non rimanere più in silenzio, muti e impassibili davanti a questi avvenimenti e se ci arrabbiamo possiamo prendere posizione ed imporre le nostre idee.

Infine resta comunque il fatto che su oltre 400 poliziotti che quella notte hanno preso parte al massacro della Diaz solo 27 sono stati processati e 25 condannati, mentre per quanto riguarda i 44, tra medici e guardie della caserma di Bolzaneto, imputati per aver inflitto sevizie fisiche e psicologiche agli arrestati, solo 15 sono stati condannati.

Cosa più importante da ricordare è che tutte e 93 le persone picchiate, umiliate, torturate e arrestate quella notte, sono risultate essere innocenti e non appartenenti al gruppo dei Black Block né ad altri gruppi di rivoltosi e questo bisogna davvero sottolinearlo: erano tutti INNOCENTI

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