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Dipesh Chakrabarty: Provincializzare l’Europa

I passati subalterni sono le vicende personali degli uomini di cui la Storia si dimentica. Ma spesso è proprio grazie a questa massa di gente senza nome che la Storia può andare avanti.

Dipesh Chakrabarty, storico indiano e docente all’università di Chicago, ha indagato la storia delle minoranze del sud-est asiatico, sostenendo che i passati subalterni sono importanti quanto quelli principali perché la minoranza è necessaria a mettere in dubbio la maggioranza. L’inclusione delle storie minori nella Storia non è semplice né immediata: non si deve pensare che avvenga per addizione perché spesso i metodi d’indagine tradizionali non riescono a descrivere certe situazioni e l’oggettività lascia quindi spazio alla plausibilità. Non è facile ricostruire le vicende di gruppi di persone che sono state dimenticate in fretta. I passati subalterni devono comunque far parte della Storia perché permettono di evidenziarne i limiti e mettere in luce la natura disgiunta dei momenti storici. Prendiamo come esempio la rivolta dei contadini Santal del 1855: essa fu una delle tante ribellioni avvenute nel postcolonialismo e passate quasi inosservate, nonostante l’elevato numero di vittime. Raccontata dallo storico ed economista Ranajit Guha, essa descrive un momento importante nella storia di una minoranza ed è un chiaro esempio di passato subalterno: bisogna quindi ammettere l’esistenza di una pluralità di livelli e di tempi, una disgiunzione del presente con la Storia, resa visibile da questi passati apparentemente di minor importanza, ma fondamentali per l’evoluzione della Storia stessa.

Lo Storicismo: un gigantesco inganno?

Secondo lo Storicismo, corrente filosofica di origine tedesca, è necessario che i paesi più evoluti ne colonizzino altri in via di sviluppo e per questi ultimi non è prevista l’indipendenza in quanto non ancora pronti. L’educazione dei contadini dovrebbe precedere il suffragio universale (il diritto di voto non viene quindi affidato a tutti) e non è chiaro se il contadino sia un cittadino ancor prima di ricevere un’educazione politica: la cittadinanza non è dunque data per scontata, neanche a persone nate e cresciute nella propria terra. Secondo Guha invece il contadino è parte integrante della modernità e del colonialismo e la coscienza dei contadini non è arretrata. Chakrabarty sostiene dunque l’idea di provincializzare l’Europa: bisogna attuare un decentramento di questo continente in favore di alcune realtà politiche che si stanno affermando in altre parti del mondo. Il pensiero politico europeo, che dovrebbe garantire il rispetto dei diritti umani e la democrazia, si trova ad essere allo stesso tempo necessario e inadeguato. La modernità politica dell’Asia meridionale è dipendente dal pensiero politico europeo ma è anche dovuta a fattori che esulano dalla propria origine coloniale. Si dovrebbe quindi parlare per questi paesi di una modernità autonoma, non europea. I passati subalterni aiutano dunque a ricostruire la Storia in modo imparziale e ad assumere un punto di vista più cosmopolita nella ricostruzione dei fatti, non per forza legato alla cultura occidentale.

Dipesh Chakrabarty, Provincializzare l’Europa, Meltemi Editore, 2004.

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