Don Pasquale: travagli matrimoniali di un settantenne Reviewed by Momizat on . Si sa che spesso l'amore porta a fare follie, tanto più se uno dei diretti interessati ha raggiunto un'età rispettabile. Non è nuovo ed insolito per noi sentire Si sa che spesso l'amore porta a fare follie, tanto più se uno dei diretti interessati ha raggiunto un'età rispettabile. Non è nuovo ed insolito per noi sentire Rating:
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Don Pasquale: travagli matrimoniali di un settantenne

Si sa che spesso l’amore porta a fare follie, tanto più se uno dei diretti interessati ha raggiunto un’età rispettabile. Non è nuovo ed insolito per noi sentire di uomini maturi che cercano partner fra donne molto più giovani e viceversa. Qualche volta biasimiamo la scelta dell’anziano, qualche volta invece restiamo indifferenti, qualche volta ancora accusiamo l’opportunismo dei due “sposini” per la loro scelta. Non mancano, infine, i casi nei quali si invidia le giovani per aver conosciuto uomini maturi, certo, ma sempre molto affascinanti. Comunque sia, il più delle volte queste storie ci lasciano con un sorriso sulla bocca poiché siamo abituati a pensare che difficilmente una donna molto giovane potrebbe convivere con un uomo di “una certa età”. Benché non sia affatto raro incontrare nella Storia i casi di matrimoni fra giovani e anziani, specialmente nell’aristocrazia, tuttavia possiamo trovare alcuni esempi letterari che accolgono tale scelta nuziale con comicità.

Gaetano Donizetti (immagine da Wikipedia.org)

È il caso di Gaetano Donizetti con la sua opera buffa Don Pasquale. Vi si narrano in musica i travagli matrimoniali di Pasquale da Corneto, benestante anziano romano che vuole ad ogni costo prendere moglie. Ma la sorte gli riserverà una avventura bizzarra e simbolica. Con Don Pasquale vive il nipote Ernesto e tra i due c’è burrasca: il nonno rimprovera al nipote di essere un perditempo e di non voler sposare una ricca zitella mentre il nipote si fa beffe del nonno (ribattezzato affettuosamente “Don somaro”) e rivolge il proprio cuore alla giovane ma povera Norina.

Don Pasquale vuole contrarre matrimonio anche per sbarazzarsi del nipote cacciandolo di casa e per questo incarica il dottor Malatesta di procurargli moglie. Malatesta è in realtà amico di Ernesto ed ha un piano: sarà proprio Norina, fingendosi sorella del dottore, a sposare il vecchio per poi farlo impazzire dai capricci e ottenere sia il divorzio sia il matrimonio giusto con Ernesto. Nel frattempo il vecchio è impaziente (io mi struggo di impazienza) e quando sta per conoscere la sposa futura esplode di gioia: “Un foco insolito mi sento addosso, omai resistere io più non posso. Dell’età vecchia scordo i malanni, mi sento giovine come a vent’anni. Deh! cara, affrettati, dolce sposina! Ecco di bamboli [bambini, n.d.a] mezza dozzina veggo già nascere, veggo già crescere, a me d’intorno veggo scherzar. Son rinato.”. Nella fantasia di Don Pasquale il quadretto familiare è già del tutto dipinto: la moglie giovane rinfoca la passione nel suo cuore e lui già vede i bambini corrergli incontro e giocare col loro “anziano” papà. Nel venir a conoscenza delle imminenti nozze Ernesto rimane di stucco. Don Pasquale gli grida addosso la vostra ostinatezza d’ogni impegno mi scioglie. Fate di provvedervi. Io prendo moglie.” ed Ernesto non sa risponder nulla che non sia stupore ed incredulità miste a rassegnazione per il fatto di essere sfrattato e diseredato. Solo in seguito verrà a conoscenza del piano e si farà non poche risate del povero sposo.

Luigi Labrache, primo Don Pasquale (immagine da Reginaopera.org)

Quindi giunge il momento di fare le presentazioni e Don Pasquale si prepara a sfoggiare le sue armi (anch’esse anziane) di seduzione: “Per un uom sui settanta… (Zitto che non mi senta la sposina) convien dir che son lesto e ben portante. Con questo boccon poi di toilette…!”. Il dottore fa entrare la falsa sorella (in realtà Norina stessa) la quale conquista il vecchio con le sue maniere castissime e devotissime: fingendo di essere appena uscita di convento lei ha paura anche della propria ombra e il fratello, reggendole il gioco, racconta che “Fresca uscita di convento, natural è il turbamento, è per tempra un po’ selvatica. Mansuefarla a voi si sta”. Quanto ai passatempi della giovane, Don Pasquale esulta nel sapere che lei non ama il teatro ma che “Cucire, ricamar, far la calzetta, badare alla cucina: il tempo passa presto”. Infine viene il momento di toglierle il velo per osservare la bellezza della giovane: il grido “Misericordia” di Pasquale accoglie la giovane bellezza di Norina. Don Pasquale vuole subito passare a nozze: “Una bomba in mezzo al core. (agitatissimo)
Per carità, dottore, ditele se mi vuole, (con ansia) mi mancan le parole, sudo, agghiaccio… son morto”.
Le nozze vengono celebrate seduta stante dal notaio.

Ma non appena i due si ritrovano “marito e moglie”, Norina improvvisamente muta il suo atteggiamento: è la seconda parte del piano ed ora occorre far disperare il vecchio e portarlo a chiedere il divorzio. Lei inizia a far osservazione al marito a causa dei sui “Modi villani e rustici”. Subito Norina vuole mettere mano alla servitù e all’arredamento della casa: l’atteggiamento è quello di chi comanda ciò che è proprio. Innanzitutto Norina si affianca ad Ernesto: “Un uom qual voi [Pasquale, n.d.a] decrepito, qual voi pesante e grasso, condur non può una giovane decentemente a spasso. Bisogno ho d’un bracciere. (accennando Ernesto) Sarà mio cavaliere”. Dopo aver convocato il maggiordomo lei gli raddoppia la paga e gli ordina di procurarle altra servitù, cavalli, carrozza e nuovo arredamento della casa. La domanda di Don Pasquale è illuminante: “Ma dico… (Sto quasi per schiattar…) Chi paga?” e Norina risponde prontamente “Oh bella! Voi.”.

Don Pasquale è esausto. Passano i giorni e tutta la sua vita viene stravolta dalla nuova giovanissima moglie che s’è tanto voluto prendere in casa. La sera lei vuole uscire per frequentare il teatro e lui cerca di impedirglielo. Viene trattato con queste parole: “Ah, sposo! Via, caro sposino, non farmi il tiranno, sii dolce e bonino, rifletti all’età. Va’ a letto, bel nonno sia cheto il tuo sonno.
Per tempo a svegliarti la sposa verrà”.
Il vecchio non sta più nella pelle e reclama il divorzio (“Divorzio! Divorzio! Che letto, che sposa! Peggiore consorzio di questo non v’ha”). L’averla chiamata “civettella” gli costerà anche un grosso schiaffo sulla faccia che lo farà disperare (“ Ah! è finita, Don Pasquale, hai bel romperti la testa! Altro affare non ti resta che d’andarti ad annegar”).

Frammento da Don Pasquale: Anna Netrebko nel ruolo di Norina. (immagine da liricamente.it)

Per amor di trama (e di brevità) non svelerò come fa a finire la storia. I fatti si svolgono in un susseguirsi di battute ironiche, colpi di scena e risate in abbondanza. Ripesco solo gli ultimissimi versi dell’opera affidati al coro dei protagonisti che cantano insieme la morale della storia: “La moral di tutto questo è assai facil trovar. Ve la dico presto presto se vi piace d’ascoltar.
Ben è scemo di cervello chi s’ammoglia in vecchia età; va a cercar col campanello noie e doglie in quantità”.
Così conclude l’opera e l’ammonimento, pur rivolto ai fatti di Don Pasquale, diventa una massima valida per tutti. L’opera venne eseguita per la prima volta nel 1843. Per quanto il tono sia evidentemente comico, tuttavia rimane la sensazione di fondo che il matrimonio “alla Don Pasquale” suscitasse ilarità nel pubblico e nella società. Solo qualche decennio prima Gioachino Rossini aveva ottenuto successo con Il barbiere di Siviglia, altra vicenda legata ad un matrimonio (in quel caso malvoluto) tra un vecchio tutore e la giovane ragazza. Anche in quel caso non mancano le battute ironiche e le frecciatine all’età del tutore e alla sua indole.

Che il matrimonio tra giovani ed anziani sia affare di risata mi è difficile dirlo: ogni caso è a sé e tutti meritano il rispetto che è loro dovuto. Ma noi del pubblico possiamo goderci le autentiche risate di quelle storie che sono fatte apposta a gratificare il nostro sorriso e ad aguzzare il nostro ingegno: del resto è oltre risata che si eclissano gli affanni e i turbamenti umani.

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