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Elf e il disco giallo

L’evoluzione, in questo caso, è scientificamente ed uditivamente provabile. Ritorna Elf. Altro colore, il giallo, altro stile, altra sostanza, identica qualità. Il messaggio è nitido, fresco. Quella punta molto consistente di  rock elettronico scompare quasi rispetto al cd verde, e anche i paesaggi cambiano. Scordatevi immensi deserti  brulli  ricoperti da tenebre minacciose, cactus piangenti e rabbia repressa tinta di rosso. Si scivola verso un mondo più lirico, più da pop colto che da fanatici elettronici. Samuele Palazzolo ritrova delle armonie classiche che, unite a sonorità più morbide, rendono l’ascolto meno ostico ma non per questo meno interessante. Spunta una voce, ci sono dei testi, il messaggio è fruibile e conciliante. C’è un germe di comunicazione umana in questo disco giallo: sembra voglia farsi capire da più gente possibile. Si esce dall’involucro. Interessante il primo brano: La Sorpresa. Il titolo non tradisce le attese. Una chitarra ritmata con sopra un tema elettronico e di intonazione volutamente crescente apre nuove prospettive sonore. Mondi diversi sembrano convivere. È una grande tavolozza di colori contrastanti ma perfettamente in armonia tra loro. Nulla è fuori posto, nulla è scontato. La chitarra continua a suonare, la voce entra  e il mondo elettronico sboccia con tutta la sua potenza espressiva senza disturbare né riempire banalmente. Entra anche un pianoforte. È il piacere dei sensi, il viaggio inizia, bisogna solo essere pronti a partire. Siamo davvero sorpresi, non ci aspettavamo niente di tutto ciò. “Fuga da Spinaceto” ritrova quelle chitarre distorte che tanto avevano caratterizzato il primo cd. Anche in questo caso però c’è un tema portante che cerca di comunicare con l’ascoltatore senza turbarlo, ma facendolo partecipare attivamente ai propri sentimenti.  La bellezza di questo cd è anche  la sua ciclicità: alcuni elementi delle canzoni sono simili tra loro creando questa filo conduttore infinito. Dopo “Interludio”, uno brano di sola musica di breve durata, il cd prende letteralmente il volo. “Soli nel tempo doppio”, “Tu menti”, “Sovrappensiero e fraintendimento” sono un trittico dai titoli concatenati, così come la musica che si dirige verso un’unica direzione. Il tempo doppio, la contrapposizione tra verità e menzogna, il fraintendimento della realtà ricordano il doppio binario musicale su cui corre questo bellissimo album. Siamo quasi ad una sintesi tra elettronica e lirismo. Manca poco alla perfetta sintesi, ma non è intenzione di Samuele arrivare alla conclusione di questa dicotomia, o almeno non in questo album. Ed è con “Collaudando le ali per il volo” che ci si avvia verso la fine del tutto. Il collaudo va bene, spicchiamo il volo.  Il finale riserva un’ulteriore sorpresa, quasi a voler suggellare la ciclicità musicale e spirituale del disco. “Canzone delle tartarughe” è un ritorno al passato ed è forse uno dei più bei brani scritti dal folletto dei boschi. L’atmosfera è così maledettamente nostalgica e cupa che ti fa capire che il disco è finito, e con esso il viaggio. È arrivato il tempo del ricordo delle emozioni, delle fotografie passate, di un presente che non riusciamo mai a vivere. Tutto sfugge inesorabilmente. Il viaggio finisce, e lentamente svanisce, come due tartarughe. Arrivederci, al prossimo viaggio.
Forse Elf in questo cd dal giallo emblematico ha trovato la luce del sole ed una speranza? Potremo scoprirlo ed esserne certi solo con il prossimo cd. Azzurro, blu, rosso, arancione? Aspettiamo con impazienza.

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