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Elogi funebri per chi ci ha lasciato nel 2011, mese per mese

Febbraio
la mattina del 6 febbraio 2011 il rock viene a perdere un altro dei suoi capostipiti: Robert William Gary Moore. Uno degli ultimi veterani di quello che fu il periodo più florido della musica contemporanea, figlio dell’hard rock degli anni ’70. Erano gli anni del grande boom, della rinascita dopo la guerra, della rabbia, della ribellione. Ed erano anni dominati dal Rock. Il grande regno del rock che ha dato i natali ai grandi chitarristi come Jimmy Page, Jimi Hendrix, Frank Zappa, Eric Clapton e Gary Moore.
Gary Moore (nome completo Robert William Gary Moore) (Belfast, 4 aprile 1952 – Estepona, 6 febbraio 2011) è stato un chitarrista britannico, maggiormente famoso come chitarrista blues rock e cantante; Lui amava viaggiare, sperimentare. Si muoveva tra l’ hard rock, il blues, l’heavy metal; un adolescente che da Belfast partì, con la sua chitarra, per raggiungere Dublino e cercare la strada che poteva portarlo in alto, sull’olimpo insieme ai suoi miti, insieme a Elvis Presley, i Beatles, Jeff Beck e Peter Green che erano i suoi maestri, i suoi ispiratori. Fu proprio l’incontro con Peter Green che diede vita al mito di Gary Moore, come fosse una benedizione: il grande chitarrista diede la sua Les Paul al giovane Gary, con la quale iniziò il suo percorso verso il paradiso della musica. Un artista poliedrico che cresce con gli Skid Row e diventa una star con i Thin Lizzy, insieme al suo compagno di viaggio Philip Lynott. Ma le band gli stavano strette, Gary Moore è sempre stato un cane sciolto; una carriera piena di collaborazioni come Ozzy Osbourne, George Harrison, B.B. King, ma che dava il meglio di sé in solitudine, libero da ogni costrizione esterna, dove poteva lasciare completamente spazio al suo estro e alla sua fantasia. Inoltre, nel 1987 partecipò al Ferry Aid, progetto portato avanti da un gruppo di cantanti famosi che si riunì per incidere il singolo contenente la cover del brano Let It Be dei Beatles, i cui proventi erano destinati all’aiuto dei parenti delle vittime di un disastro del mare avvenuto a Zeebrugee (Belgio), sulla scia di altre operazioni canore benefiche degli anni ottanta (Do They Know It’s Christmas? cantata dalla Band Aid nel 1984 e We Are The World eseguita da artisti americani riuniti dalla denominazione USA for Africa nel 1985). L’assolo di chitarra fu suonato da lui e da Mark Knopfler.
Non divenne mai un’icona. Testimonianza di ciò sono le sue composizioni tra le quali “G-force”, “Dirty Fingers”, “After the War”, album che evidenziano il suo animo rock che non lasciano ombre di dubbio sulla bravura e sulla grandezza di Moore. Crebbe piano piano esplorando e non dandosi limiti: la chitarra era la sua voce e tramite essa la sua anima veniva mostrata e qualsiasi emozione prendeva vita. La sua era una chitarra poliglotta e i riff le sue parole ed è questo che fa di Gary un chitarrista espressivo e dotato di alte qualità tecniche. Era una personalità per pochi, per gli appassionati, per i figli del blues e del rock. E così se n’è andato in silenzio, nel sonno, in una camera d’albergo. Come ogni grande rockstar. Gary ci ha lasciati a 59 anni con scarso clamore, Moore è deceduto di un sospetto infarto in una stanza di hotel durante una vacanza a Estepona, Spagna, il 6 febbraio 2011.

Robert William Gary Moore

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