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Federica Sossi: Migrare. Spazi di confinamento e strategie di esistenza

Se cerchiamo di dare una definizione alla parola migrante bisogna cercare un compromesso nella contraddizione fra la forma del participio presente “migrante”, che indica qualcuno che si sta spostando da un luogo a un altro, e il senso della parola “migrare”, che nello spostamento da un luogo ad un altro individua un’azione momentanea, finita nel tempo. Il concetto di migrazione ne riceve dunque un senso di sospensione nello spazio identificabile nelle barriere e nei luoghi di contenimento, e nel tempo come indeterminatezza della durata della permanenza.

Questi luoghi non bene identificati, luoghi del “nessun dove” in cui i migranti sostano, aspettano e vivono esistenze precarie, i campi, spesso sono separati dal mondo normale da semplici recinzioni, che però si trasformano in vere e proprie barriere fra una realtà e un’altra. Ne è un esempio l’isola di Lampedusa, oggi trasformata in un business: troupe televisive, fondi che vengono utilizzati solo in parte per aiutare i migranti, strutture inadeguate all’accoglienza, sfruttamento della sofferenza altrui, spettacolarizzazione di vite altrimenti anonime.

Gli stati europei, l’Italia in questo caso, sdrammatizzano, minimizzano e falsificano le cifre dei morti e dei dispersi che si traducono in trafiletti di giornali, notizie date in pochi secondi al telegiornale, tragedie di cui la gente si dimentica in fretta, cosa che non accade invece quando anche solo un singolo italiano viene tenuto in ostaggio e viene ucciso al di fuori del territorio nazionale.

I migranti sviluppano meccanismi di reazione alle pratiche spersonalizzanti da parte del potere: le “autobiografie inventate” nascono dal bisogno di opporre la propria individualità al tentativo di gestione e controllo del flusso migratorio da parte del potere che riduce i corpi e gli animi a numeri e dati anagrafici. Chi si trova nella condizione di rifugiato, di esule, di migrante, deve quindi mettere in atto tutta una serie di espedienti mirati alla sopravvivenza, le cosiddette “strategie di esistenza”, che i soggetti mettono in pratica per sfuggire ai meccanismi di controllo: è il caso di coloro che volendo migrare in un altro paese devono procurarsi cittadinanze e documenti falsi, così da poter aggirare il controllo alle frontiere ed evitare di essere rispediti al punto di partenza, o addirittura abbandonati sui confini in terre di nessuno come il deserto subsahariano.

Federica Sossi, Migrare. Spazi di confinamento e strategie di esistenza, Milano, 2006.

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