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Fra Lisbona, saudade e Pessoa. Requiem ad Antonio Tabucchi.

 

In queste ultime ore, abbiamo appreso in modo inaspettato la scomparsa dello scrittore e critico Antonio Tabucchi.

Per assurdo, ma come spesse volte avviene,  gli è stata dedicata più attenzione ora, che nel corso della sua travagliata e affaccendata vita personale ed artistica.

Tabucchi, nato a Pisa nel 1943, si è sempre diviso fra l’amata Toscana -che non ha mai abbandonato del tutto, detendendo una cattedra di Letteratura presso la Scuola Normale Superiore, prestigioso ateneo pisano dove anch’egli si laureò in lettere nel 1969- e la capitale portoghese Lisbona.

Due furono i suoi grandi amori in vita: il viaggio, come strumento di conoscenza ed analisi introspettiva, e lo scrittore portoghese Fernando Pessoa. Amori che sposò con bruciante e crescente passione, spendendoci l’anima e la Vita.

La tematica del viaggio come rilevatore dell’identità umana appare subito chiara nel suo primo romanzo di  grande successo mediatico “Notturno Indiano”, da cui alcuni anni dopo è stato tratto uno splendido film girato dal regista francese Alain Corneau.  La trama è al contempo semplice e quanto attuale: il protagonista, che narra in prima persona l’intera vicenda, è alla ricerca dell’amico  Xavier scomparso in India. Nel corso del lungo viaggio che lo porterà ad immergersi in una serie di esperienze più o meno trascendentali, verranno a galla frammenti di memoria che lo inviteranno ad interrogarsi a lungo su di sé, recandogli una sorta di illuminazione.

Ma il romanzo che più consacrò la fama di Tabucchi fu senza dubbio “Sostiene Pereira. Una testimonianza”, libro storico che ricostruisce la vicenda del regime dittatoriale salazarista, visto con gli occhi del quieto Pereira, giornalista di un piccolo quotidiano locale, il Lisboa, che si ritrovò a fronteggiare in una Lisbona più che mai violata, le censure e le limitazioni a cui era costretta la stampa all’epoca, ma soprattutto la forza devastante della guerra. L’urgenza alla libertà di stampa suona a tratti come un grido spezzato dai colpi delle armi, e a tratti come un eco lontano, attraverso le pagine di questo toccante romanzo, che possiamo considerare una sorta di opera corale, dal quale nel corso degli anni sono state tratte rappresentazioni filmiche e teatrali di grande successo ed impatto visivo ed emotivo.

Tabucchi non si è fermato solo a questi “casi editoriali”, la sua penna ha viaggiato leggera e sul crinale dolcemente morbido della memoria, producendo oltre trenta fra romanzi, saggi e raccolte di racconti, ma soprattutto numerosi articoli nella sua collaborazione pluri decennale col Corriere della Sera e altre importanti testate.

Oltre al viaggio interiore, la passione per la letteratura e per Fernando Pessoa, è stata una costante nella vita di questo scrittore-conoscitore. Il primo “incontro” fra i due avvenne in una bancarella di un mercato parigino, quando Tabucchi poco più che ventenne, s’imbattè nel volume del poema Tabacaria firmato da Álvaro de Campos, uno degli eteronimi di Pessoa. Da lì iniziò un lungo sodalizio che mise il nome dello scrittore nostrano al vertice della lista di studiosi ed esperti del grande e malinconico poeta portoghese.

Malinconia, -o meglio saudade- e memoria, abbracciate nella prosa di Pessoa e trasmesse quasi per osmosi in quella di Tabucchi, in un morbido connubio che sa di nuovo, e non risulta per nulla stagnante o ripetitivo, ma lascia libere le nostre anime di sprofondare in questa mistica e calda fusione.

Scrittore, (nonostante ne abbia sempre rifiutato il titolo e la carica altisonante “sono fiero di essere professore, ma non chiamatemi scrittore”- ripeteva  sovente il nostro compianto-) di meraviglie umane, di memorie fragili e profumate più di una madeleine proustiana, Tabucchi riesce a lasciare dietro di sé un vuoto forte ed incolmabile nel panorama letterario nazionale e non solo. E proprio nella giornata del 2 Aprile a Lisbona, dove è venuto a mancare lo scrittore, verrà organizzata presso la fondazione “Casa Pessoa” a partire dall 10.30, una maratona di lettura integrale di Requiem, il romanzo che Tabucchi dedicò alla “sua” Lisbona.

Perché “gli scrittori continuano a vivere, finchè li leggiamo”.

La tua anima latina vivrà per sempre accanto a noi, Antonio. Grazie.

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