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Francesco Dillon: violoncellista italiano

Il sito ufficiale di questo grande violoncellista http://www.francescodillon.com/index.html


– Francesco Dillon: dove nasce questa passione per la musica e perché proprio il violoncello. Quali sono stati i suoi studi?

La passione della musica l’ho un po’respirata in famiglia. Nei primi anni di vita già venivo portato all’ opera alla Fenice. Per molto tempo ho dormito per l’intera durata della rappresentazione, poi lentamente ho iniziato ad apprezzare!
Il violoncello in verità  mi era stato proposto come strumento di passaggio ,in attesa di crescere, per transitare a quello che era il mio obbiettivo iniziale: il contrabbasso.
Alla fine sono rimasto affascinato dal violoncello e ho iniziato a “fare sul serio” con l’arrivo al conservatorio di Firenze di quello che considero il mio primo e vero Maestro degli anni di formazione  Andrea Nannoni.
Verso l’età di 17 anni poi ho iniziato ad avere una grande curiosità per la composizione e da poco era stato trasferito Salvatore Sciarrino. Quale miglior occasione? sono stati anni fondamentali, assieme alla classe di lettura della partitura tenuta da Romano Pezzati, per ampliare le mie conoscenze musicali e inserire lo studio dello strumento in una ricerca piu ampia.
Dopo gli anni di formazione sono stati molti gli incontri entusiasmanti e i maestri straordinari (Baldovino,Geringas,Bijlsma,Brunello,Rostropovich! …); cruciale poi la lezione di Rainer Schmidt,secondo violino del quartetto Hagen, attraverso cui ho scoperto un approccio “zen” all’ascolto e la necessità di un equilibrio fra comprensione “sensibile” e intellettuale  delle opere affrontate.

– Lei è uno dei grandi nomi del concertismo italiano e internazionale. Guardando il suo repertorio troviamo tantissima musica contemporanea. Perché questa scelta? Perché è così difficile, soprattutto in Italia, far arrivare il messaggio della musica contemporanea ai semplici appassionati?

Il perchè della scelta ha almeno due ragioni…da un lato è una posizione che definirei quasi “militante”: trovo che sia fondamentale per un musicista vivere nel proprio tempo e quindi esser aperto a quello che si scrive o in generale succede, intorno a lui. Non mi pare nè giusto nè naturale  rifugiarsi esclusivamente nel “mondo dorato” della musica del passato, senza scegliere la propria musica del presente, mettendosi in gioco con ciò che ci circonda.
Oltre a questa scelta razionale, c’è sicuramente il piacere puramente artistico di scoprire musica nuova ogni giorno, provienente dai luoghi e frutto degli stili più vari e disparati; nonchè quello, che sempre si rinnova, di lavorare con compositori viventi. In certi casi l’incontro con l’ autore puo esser talmente profondo da gettare immediata luce sulla sua opera . Cito due casi esemplari fra i molti: Helmuth Lachenmann (di cui ho suonato il Notturno fur Julia per cello e orchestra in autunno) la cui passione travolgente trasforma in “romantica” una musica solo apparentemente iper-sperimentale, e Gyorgy Kurtag la cui notazione musicale non può che rappresentare una minima  parte della ricchezza di espressioni, di riferimenti, di poesia contenuta nei suoi lavori e che così bene sa insegnare.
Domanda ricorrente, forse banale, ma terribilmente attuale: possono i giovani di oggi vivere di sola musica in Italia?
Sarebbe stupido e superficiale pensare di riassumere la situazione attuale in una breve risposta di poche righe… sappiamo tutti dei problemi della cultura oggi… diciamo però che, in presenza del talento e della “energia” necessari per intraprendere questa strada , come potrei non incoraggiare un giovane a dedicarsi alla ricerca musicale o artistica? Si tratta di una vera necessità, davanti alla quale le considerazioni più meramente “pratiche” passano forzatamente in secondo piano.

– Un momento bello ed uno da dimenticare della sua carriera.

Forse ho gia risposto prima …in ogni modo, la creazione di una nuova opera con un compositore con cui ci sia una sintonia profonda di visione e comune sentire,  è sempre un momento importante per la mia attività e per la mia traiettoria. Al negativo, l’incontro con un musicista con cui non ci sia intesa estetica o ideale, si può rivelare come una esperienza difficile. Non credo nella adesione acritica ma anzi nella partecipazione attiva dell’interprete;posso suonare solo quello che condivido. Altrettanto (migliori esperienze/peggiori esperienze) si puo dire gli incontri con altri musicisti per suonare insieme.

 Progetti futuri?
I progetti futuri sono molti perchè la mia attività si muove in varie direzioni;in solo innanzitutto,dove mi piace sia esplorare il repertorio pre-bachiano (Degli Antonii,Gabrielli…) che le pagine più recenti e innovative.
Dal lato del mio duo con il pianista Emanuele Torquati abbiamo in programma un nuovo cd di rarità Schumanniane per Brilliant che chiuderà  il lavoro iniziato due anni fa col doppio album di trascrizioni, sempre da Schumann, di Grutzmacher.
Poi fra i molti, un concerto (16 maggio) per il Maggio Musicale Fiorentino ispirato ai viaggi di Amerigo Vespucci e dunque alla musica  e al mondo sudamericano, con video e intermezzi elettronici alternati a lavori di VillaLobos, Ginastera, Guastavino…
Cerco spesso una via per andare oltre o “smontare” la forma concerto tradizionale e in questo senso, se usate/integrate con misura e intelligenza ,le nuove tecnologie possono aprire nuove strade.
Altro progetto del duo sarà un lavoro di Lucia Ronchetti ispirato a Ravel che conterrà anche elementi teatrali, che presenteremo nel 2013 ,poi un programma intitolato “Distant voices,still lives” che alterna lieder romantici e composizioni contemporanee unite dal tema della voce umana…
Per quanto riguarda il Quartetto Prometeo ,molto attivo discograficamente quest’anno (Reinvenzioni di Scodanibbio su ECM,opere di Hugo Wolf per Brilliant, i Quartetti 1-8 di Sciarrino per Kairos ,alcune delle uscite) , continueremo la nostra ricerca nel repertorio quartettistico alternando i grandi capolavori del passato a pezzi scritti apposta per noi,cercandone le relazioni segrete. Nei prossimi mesi per esempio, presenteremo in prima esecuzione il quartetto n.9 di Sciarrino ,che il compositore stesso immagina in dialogo con l’op.95 di Beethoven e ci dedicherà.Un altro programma futuro alternerà il Quartetto n.4 di Ivan Fedele al Quatuor di Debussy.
Inoltre saremo Quartetto in residenza per i prossimi tre anni alla Accademia filarmonica romana.
Per svelare un lato meno “istituzionale” ma altrettanto importante della mia attività, ci sarà anche la pubblicazione di due lavori  più personali e nati da un approccio improvvisativo (o meglio di “composizione istantanea “): Il duo Bowline con il tastierista portoghese David Maranha e il progetto AMULETO con il chitarrista e musicista elettronico Riccardo Wanke.
Per finire vari concerti con AlterEgo (collaborazion con Alvin Lucier alla Biennale di Venezia, ensemble in residence in Svezia) e qualche giro con il trio italo portoghese Ruido Vermelho (www.ruidovermelho.com)
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