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Il collezionista di donne

 

Locandina del Don Giovanni di Joseph Losey: nell'immagine è ritratto il baritono Ruggero Raimondi, storico ed eccezionale interprete del protagonista dell'opera

La figura del Don Giovanni è ormai quasi leggendaria: chi non ha mai avuto un amico donnaiolo e affettuosamente ribattezzato con questo epiteto? Eppure su questo personaggio, che ispirò libri ed opere liriche, possediamo comunemente ancora un po’ di confusione. Infatti i più tendono ad associare la storia di Don Giovanni alle vicende amorose del veneziano Giacomo Casanova. Tale accostamento è giustificabile solo in parte: Casanova era veneziano e del Don Giovanni mozartiano rimangono oggi celebri le rappresentazioni realizzate nelle ville palladiane dell’entroterra veneto (quella celebre di J. Losey è registrata nella meravigliosa cornice di Villa Almerigo Capra a Vicenza). Ed è vero anche che i punti di somiglianza fra i due latin lovers nei confronti del gentil sesso sono davvero molti e notevoli.

Oserei comunque dire che, se questa apparente somiglianza li avvicina, una realtà ben più profonda li separa: e tuttavia a noi sfugge alla prima vista poiché è insita nel profondo animo dei due personaggi e nelle motivazioni che li spingono al loro comportamento.

Riporto qui di seguito alcuni versi della magnifica aria “Madamina, il catalogo è questo” dell’opera mozartiana con libretto di Lorenzo da Ponte, cantata dal fedele servitore di Don Giovanni, Leporello, ad una ex amante del padrone, ormai scaricata. Troveremo al suo interno una importante verità e un divertente “elenco”. “Leggete con me”:

Madamina, il catalogo è questo                                         Vuol d’inverno la grassotta,

Delle belle che amò il padron mio;                                      Vuol d’estate la magrotta;

un catalogo egli è che ho fatt’io;                                               È la grande maestosa,

Osservate, leggete con me.                                                     La piccina è ognor vezzosa.

 

In Italia seicento e quaranta;                                                Delle vecchie fa conquista

In Alemagna duecento e trentuna;                                       Pel piacer di porle in lista;

Cento in Francia, in Turchia novantuna;                              Sua passion predominante

Ma in Ispagna son già mille e tre.                                             È la giovin principiante.

 

V’han fra queste contadine,                                                     Non si picca – se sia ricca,

Cameriere, cittadine,                                                                      Se sia brutta, se sia bella;

V’han contesse, baronesse,                                                      Purché porti la gonnella,

Marchesane, principesse.                                                              Voi sapete quel che fa.

E v’han donne d’ogni grado,

D’ogni forma, d’ogni età.

 

Nella bionda egli ha l’usanza

Di lodar la gentilezza,

Nella bruna la costanza,

Nella bianca la dolcezza

Leporello è custode di un catalogo, un elenco sul quale il padrone ha cura di far scrivere il nome e la nazionalità delle sue “vittime”. Dalle parole del povero, eppur fedele, servitore scopriamo una cosa: l’attenzione di Don Giovanni non è rivolta tanto alle donne quanto più al gusto di poterle sedurre per poi “porle in lista”. Questa sua priorità gli permette di non avere gusti: egli accetta bionde, brune, bianche, “magrotte e grassotte”, giovani e vecchie, ricche, brutte e belle. Il caso di Don Giovanni allora non rientra più nei parametri del “comune seduttore”: egli è innanzitutto un collezionista e, per questo, fa più attenzione alla caccia che alla preda. Della preda poco importa: l’importante è che, alla fine della danza, il suo nome sia in lista. Per fare questo, come dice Leporello, “voi sapete quel che fa”!

Ben diverso, a mio parere, è il caso di Giacomo Casanova. Di lui ci rimane una sterminata

Ritratto di Giacomo Casanova

biografia, scritta di suo pugno, intitolata “Storia della mia vita”. Sfogliando le pagine di questa autobiografia (forse in parte falsata da un narcisismo dell’autore che, generalmente, tocca ogni testo autobiografico) scopriremo che il sentimento che spingeva Giacomo nei confronti di una donna era più sincero rispetto a quello di Don Giovanni: dico più sincero, non più legittimo ed onesto; certamente più coinvolto.

Casanova è segnato da una ricerca di bellezza e a ciò non sa resistere: le sue vittime sono innanzitutto “belle” donne. Eppure egli mai e poi mai si sognerebbe di incontrare una donna che non gli piace: il racconto del molesto rifiuto di una vecchia dama zitella è significativo di questa sua attenzione al bello. Vorrei aggiungere anche che le prime vicende amorose di Giacomo (appena a 10 anni, con Bettina Gozzi) sono sempre segnate da un coinvolgimento vero e sincero del bambino. Casanova è più vero e, benché regga il confronto a Don Giovanni nel novero dei cuori spezzati, vive con partecipazione la “donnesca impresa” alla quale ha messo mano.

Resterebbe da chiedersi quanto i due personaggi si sono influenzati a vicenda e cosa rappresentino per noi oggi. Basti di risposta il riconoscere che, se con Don Giovanni siamo davanti ad un egocentrismo forte che vede nella donna un mezzo ma non un fine, con Casanova assistiamo all’esempio di un donnaiolo realmente coinvolto: egli sinceramente lotta ed è coinvolto e sa guardare alla donna come una complice di gioia, non un mezzo per arrivarci.

 

 

 

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