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Il colore giallo

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”Estroverso, ricco di personalità, regale per l’Oriente, il giallo esprime la voglia di nuovo e di cambiamento[...]”. Così recita il titolo di una pagina del sito di Vogue, che ripropone in sintesi tutte le principali caratteristiche del colore più vitale in assoluto: il giallo.

Benchè sia stato diversamente interpretato nel corso della storia, tra gialli letterari, taxi e semafori, il colore giallo comunica costantemente allegria e felicità e viene associato alla luce solare, una luce radiante e capace di trasmettere calore, movimento, forza e ottimismo.

Senza dubbio nel giallo non c’è nulla di statico e, come il rosso, pulsa di energia compressa che si apre verso verso l’esterno, in un’espansione continua. Max Luescher, famoso psicoterapeuta e filosofo svizzero inventore del famoso “test dei colori di Lüscher”, paragona il blu all’entrare in una galleria ed il giallo all’uscirne. In questa visione il colore giallo assume una connotazione di apertura, di liberazione e di sblocco, dove compressione e successiva espansione gli appartengono.

Sicuramente quindi il giallo è un colore vivace, che dona energia e forza, proprio come il sole. Nello stereotipo infantile il sole viene sempre dipinto di giallo (Non c’è da meravigliarsi, infatti il giallo il terzo colore, dopo il rosso e l’arancione e insieme al verde, che è più facilmente percepito dall’occhio umano e la natura ci offre moltissime gradazioni di giallo). Ma è interessante scoprire che questo avveniva anche nell’antichità: Elios, il dio del sole nell’Antica Grecia, e le divinità solari, venivano immaginati avvolti da luce gialla, e anche le chiome bionde di Gesù nell’iconografia cattolica, sembrano voler richiamare il collegamento con la luminosità diffusa.

Una luce, quella gialla, che assume dunque anche il significato di diretta emanazione del divino, la quale esprime la totalità, ma anche la chiarezza, l’illuminazione della coscienza. Il Se’ che si esprime nel conscio, che viene alla luce e che agisce nel mondo attraverso l’intelligenza, la volontà.

E parlando di simbolismo religioso non si può non ricordare che il giallo viene associato al terzo chackra, uno dei famosi “centri di forza” della filosofia e della fisiologia tradizionale indiana. Il nome del chackra è Anipura (la pietra rilucente), ed è un polo di energia presente nel corpo umano che si lega alle qualità di autostima e di realizzazione nel mondo, al senso di potere che si esprime nell’affermazione : “Io sono” , ma che ha bisogno della volontà e della intelligenza per realizzarsi.

Quando il giallo si concentra nella tonalità oro, il suo potere si astrae verso qualità di perfezione e preziosità, verso il completamento e la realizzazione di tutte le potenzialità. Si pensi al percorso alchemico, dove la trasformazione dal piombo all’oro, simbolicamente rappresenta il percorso dagli stati più ombrosi della coscienza (piombo) a quelli illuminati e superiori, alle possibilità dell’essere. L‘oro diventa “valore”, potenziale interno, realizzazione.

Ma il giallo può scivolare verso tonalità meno brillanti, più “sporche” ed opache, che virano allo zolfo e che rimandano a collera ed acidità “biliari”, a pallori malaticci e malsani. Vediamo quindi come l’archetipo giallo volga, dal polo dell’oro con le qualità di cui sopra, a quello dello zolfo che ne rappresenta il lato di ombra. E la leggerezza, la regalità e lo splendore si muteranno allora in inquietudine e disagio o, come la tradizione popolare sentenzia, malanimo, gelosia ed acredine.

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