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Il mondo variegato degli omologati

Camminate per le strade che circondano gli istituti scolastici delle nostre città e troverete al suono della campana una valanga di “gruppi” di giovani che per stile e per immagine riuniamo con nomi diversi: i truzzi, i nerd, gli emo, i radical chic, i bohèmien… Orde di ragazzi e ragazze tendono con insolita frequenza a identificarsi in uno di questi gruppi nel quale vedono rispecchiate le proprie idee, le proprie aspettative ed i propri gusti: insomma, ciascuno sceglie per sé in quale modo essere “alternativo” agli altri. Ma questa scelta è davvero così libera?

Sandro Penna

Fa al caso nostro una brevissima poesia di Sandro Penna, poeta italiano attivo alla metà del XX secolo. Le sue parole siano d’aiuto nell’articolo e, perché no, spunto per una riflessione personale.

Felice chi è diverso

essendo egli diverso.

Ma guai a chi è diverso

essendo egli comune.

Nella brevità del componimento sono racchiuse due massime di vita esposte in maniera molto chiara e incontrovertibile. Tale chiarezza dei contenuti, unita ad una particolare tendenza a descrivere fa di Sandro Penna (assieme a Bertolucci) un poeta controcorrente rispetto al segreto poetico dell’Ermetismo degli anni ’30. Solo quattro versi bastano a delineare due diversi atteggiamenti. Il primo è di chi sente la differenza dagli altri e la vive nel proprio comportamento e nello stile che lo caratterizza. Il secondo è di chi sceglie di distinguersi da un gruppo adeguandosi ad un altro e conservando la propria omologazione, la propria impersonalità. È bene notare che la diversità tanto cantata da Penna non costituisce una chiusura ostile verso la società ma semplicemente un modo di approcciarsi ad essa diverso da persona a persona.

Ricollegandoci ai gruppi giovanili menzionati all’inizio dell’articolo, a questo punto ci si pone un grave problema: come comportarci se sentiamo la nostra vicinanza ad un gruppo o ad uno stile ma temiamo di conformarci eccessivamente ad esso? Il rischio nell’essere anticonformisti è di diventare nuovamente conformati a qualcos’altro. Tuttavia la soluzione non è troppo difficile da trovare e per raggiungerla occorre tener conto della propria persona, della propria individualità.

Quando ci avviciniamo ad un gruppo, ad un pensiero, ad uno stile la cosa fondamentale è non scordare mai chi siamo e cosa ci contraddistingue. In altre parole, è necessario non dimenticare mai chi siamo noi stessi. In questo modo ho visto emo, nerd, bohemien che, nonostante la loro evidente appartenenza a questi gruppi, possedevano un accento assolutamente personale, individuale e caratteristico. La nostra personalità entra spesso in conflitto con il mondo che ci circonda allorché la nascondiamo con i colori e le forme che ci rendono “alla moda”. Essere alla moda non è certo un peccato e spesso ci permette di sentirci affini e in armonia con il mondo che ci circonda. Ma tale affinità non deve mai prendere il posto della nostra soggettività.

Guardate gli studenti inglesi: possiedono tutti la divisa studentesca e tuttavia non ne troverete uno che la indossa analogamente all’altro. Ciascuno ha la possibilità di indossare la divisa nella maniera e con gli accessori che ne faranno la sua divisa “personale”, piena espressione della sua individualità.

Apritevi agli altri senza mai dimenticare chi siete voi stessi: è assai pericoloso non accettare la diversità degli altri perché non simili a noi ma è ben più grave il piegarsi completamente gli altri dimenticando di se stessi.

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