Il naufragio poetico fra Concordia e default greco Reviewed by Momizat on . Naufragare: questo è stato il primo verbo utilizzato nell’anno 2012 e con i significati più diversi ed ampi. Innanzitutto lo abbiamo usato per il tragico incide Naufragare: questo è stato il primo verbo utilizzato nell’anno 2012 e con i significati più diversi ed ampi. Innanzitutto lo abbiamo usato per il tragico incide Rating:
Home » Cultura » Il naufragio poetico fra Concordia e default greco

Il naufragio poetico fra Concordia e default greco

Naufragare: questo è stato il primo verbo utilizzato nell’anno 2012 e con i significati più diversi ed ampi. Innanzitutto lo abbiamo usato per il tragico incidente della nave Concordia, arenata presso l’Isola del Giglio e ancora ferma là; poi, a distanza di un mese, sentiamo di nuovo parlare di “nave alla deriva”: questa volta è successo alle Seychelles e per fortuna non vi sono state vittime. Ma ho la netta sensazione che anche per altre realtà, forse ben più tragiche già solo per i numeri di persone coinvolte, sia stato utilizzato il termine naufragio. Il primo pensiero va alla splendida terra greca, dilaniata da un debito mostruoso, da politiche miopi e da una tensione sociale altissima: tutto questo collide con la bella immagine della Grecia archeologica, montuosa, silenziosa, generosa che i secoli e gli scrittori ci hanno raccontato (pensate alla penna di Henry Miller ne “Il colosso di Marussi, capolavoro autobiografico di un viaggio in Grecia e di una piena realizzazione del proprio spirito individuale). Poi toccò all’Italia l’orlo del naufragio, scampato per un pelo forse per dare spazio ad altri “naufragi” in senso letterale. Si è parlato infine di naufragio dell’Euro, criticandolo di aver guidato l’Europa ad un fallimentare piano di unificazione monetaria ma non culturale.

In questo scenario complesso e variegato ho riletto i versi che Alceo, poeta greco vissuto a cavallo fra VII e VI sec, riguardo un naufragio marittimo che cela, dietro le forme della nave, il disastroso sfracellamento dello stato. Ed ho cercato di rileggere questi versi tenendo sempre presenti le circostanze in cui viviamo e di cui quotidianamente ci occupiamo.

Ecco i versi:

Combattendo fra i venti, il mare pazzo ci sbatte
avanti e indietro, onda dopo onda.
La nera nave va fra i cavalloni
Sul naufrago equipaggio alla deriva
il tifone infierisce, e già è sommersa
una parte dell’albero, e la vela
già senza vita pende e già i brandelli
con l’ancora e le cime porta il vento.

Lo scenario è burrascoso: il mare in tempesta sconquassa la nave esattamente come la crisi, fatta di speculazioni, di attacchi finanziari, di manovre economiche e di fallimenti, dilania e nazioni e le trascina secondo il suo piacimento. Mai come oggi la politica è stata determinata dall’andamento dei mercati economici: ma resti ben chiaro che non sempre fu così.

La nave “erra” fra le onde: queste la spingono avanti e poi di nuovo indietro, e la intrappolano fra i cavalloni d’acqua. Errare significa “andare senza una direzione” ma nel nostro linguaggio quotidiano è utilizzato anche nel significato di “sbagliare”: non è forse vero che l’essere privi di una meta, di una direzione, porta ad un continuo vagabondaggio?

Lo sguardo si Alceo passa all’equipaggio. È un gruppo di persone naufraghe poiché hanno perso la loro nave prigioniera delle onde. Queste persone sono in cerca di una via di fuga, benché il mare in burrasca non sia certo una scappatoia affidabile. Le onde infieriscono anche su questi uomini nudi davanti alla forza della natura: la loro sola protezione, cioè la nave, è stata distrutta.

Infine Alceo si concede la descrizione dei brandelli di nave: è una struttura semi-morta della quale il mare ha distrutto gran parte del corpo e si appresta a distruggerne il resto. L’ancora simboleggia la stabilità della nave nel mare: ma questa ancora è portata via dalla potenza delle onde spinte dal vento. Le vele rappresentano la spinta della nave ad incalzare il vento e a sfruttarlo per andare avanti nell’acqua: ma ora sono dilaniate e strappate perché il vento si è ribellato al giogo ed è diventato troppo forte. Intravediamo nell’ancora la stabilità di un paese, ciò che lo rende saldo e forte. Allo stesso tempo, le vele sono quell’elemento che spinge avanti il paese verso il progresso ed lo sviluppo. La non stabilità della prima e la rottura delle seconde sono i segni di un disastro che colpisce le basi di una comunità e ne intacca le prospettive sul futuro: un vero default.

La metafora della nave avrà successo nella storia della letteratura europea: la riutilizzeranno Platone e poi Dante per le loro riflessioni sullo stato. Ancora per noi è una immagine significativa e dobbiamo aver cura che non diventi anche una immagine reale.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

Lascia un Commento

*

© 2012 il Ritaglio.it - Il Ritaglio è un blog ad indirizzo giornalistico e pertanto non è una testata registrata. |

Torna su