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Il pianista terrorista

La gente corre intorno a me, indaffarata ed ansiosa in cerca degli ultimi acquisti natalizi. Svogliato, giro per il negozio leggendo distrattamente i titoli e gli esecutori dei cd nel reparto “classica” del negozio. Sinfonie, requiem, sonate, fughe, preludi, ouverture, temi, variazioni. Gustav Mahler, Ludwig  van Beethoven, Johann Sebastian Bach, Robert Schumann sembrano formare un amarcord dei grandi musicisti, uniti tutti insieme appassionatamente e ridotti in pochi centimetri, in una calda custodia di plastica. Chiusi in un semplice disco. Stanco della confusione decido di andare via quando i miei occhi hanno un’incertezza e si posano su un doppio cd della Decca. Incuriosito mi chino, è un’offerta speciale, ultimo cd rimasto! “Il clavicembalo ben temperato, volume I” al pianoforte Friedrich Gulda. Sorrido pensando che i puristi (o meglio coloro che si autodefiniscono puristi della musica classica senza
motivi ma solo per sembrare gente per bene) avevano appioppato un simpatico soprannome al vecchio Friedrich: “pianista terrorista”. Suonava musica jazz e classica nello stesso concerto dando sfoggio di sapersi muovere ottimamente in entrambi i generi musicali. Si, un po’ forse era pazzo, ma di quella pazzia buona che solo i geni hanno e che solo loro riescono a trasformare in qualcosa di così estremamente naturale da sembrare di nuovo pazzia ai comuni mortali. Lo compro e appena tornato a casa l’ascolto sperando di non aver sprecato i miei soldi. Mi aspetto un Bach convulso, un po’ jazzato e snaturato, un Bach più Gulda che Bach. Primo preludio: Do maggiore. Il fruscio del cd che gira velocemente: il primo arpeggio. Rimango paralizzato. Il suono è meraviglioso, sembra nascere nella profondità più remota delle corde del pianoforte, ogni suo pezzo di legno vibra in armonia. Fuga in do minore, lenta, vibrante. Costruisce con estrema cura la sua tessitura armonica, le varie voci si intrecciano con
grazia, senza fretta. I brani del cd scorrono e lo stupore cresce. Gulda stupisce con il suo tocco leggero nei passaggi di agilità, pesante e possente nei punti giusti. La sua tecnica perfetta non pone limiti alla sua idea musicale che si snoda leggera per oltre due ore nel caldo salotto di casa mentre fuori una fitta nevicata sembra perdere il suo fascino di fronte a questa opera meravigliosa. Ventiquattro preludi, ventiquattro fughe. Il pianista terrorista colpisce e demolisce i fantomatici puristi con la sua arma migliore: la Musica, con la M maiuscola. Una musica non  cervellotica, astrusa o freddamente meccanica, ma semplice, appassionata e, cosa più unica che rara, mostrata in tutta la sua bellezza senza eccessi di personalità. Grazie vecchio Friedrich…

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