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La donna è mobile!

Se la popolarità del brano La donna è mobile è quasi universale altrettanto non si può dire per il significato della canzone. Ancora oggi talvolta mi capita di sentire le varianti più strampalate sul testo: “la donna è mobile, qual più malvento” oppure “muta d’argento” sono solo le più bizzarre.

Titta Ruffo nei panni di Rigoletto (immagine da it.wikipedia.org)

Per farla breve, tutti oggi saprebbero canticchiare il tema della canzone ma ben pochi ne conoscono le parole oltre il primo verso o, peggio ancora, l’opera da cui è tratta. Un breve riepilogo non guasterà se un giorno mai, trovandovi in situazioni che lo richiederanno, dovrete mostrare che sapete ben di più del semplice tempo in tre ottavi su cui è costruita.

È proprio dal tempo che iniziamo. Un tempo così allegro doveva restare nella mente del pubblico in maniera decisa: fu per questo che Giuseppe Verdi proibì la circolazione del pezzo in anticipo rispetto alla prima del Rigoletto, per non rovinare l’attesa. Oltre ad essere un pezzo molto allegro, è anche collocato in una posizione strategica. Solo grazie a tale posizione La donna è mobile acquista un significato importantissimo. Siamo nel terzo atto dell’opera, i toni severi di Rigoletto che rimprovera la figlia Gilda per il suo amore aprono la scena: a seguire La donna è mobile sarà poi il breve dialogo tra Rigoletto ed il sicario Sparafucile nel quale si deciderà la morte del donnaiolo Duca di Mantova che ha avuto il flirt con Gilda. Insomma, la canzone è posta al centro di uno scenario piuttosto severo e che si avvia ad un finale tragico: ed allora come interpretare la gioia e la festa del Duca di Mantova?

La donna è mobile è il canto non troppo impegnato che il Duca ripete nel momento della baldoria, dopo aver chiesto che gli venga portata la giovane Maddalena assieme a del vino. Il fatto che il Duca ripeta per tre volte il brano (una volta interamente, poi solo accennandolo) ci mostra che questo deve essere inteso come sottofondo alle sue bravate, una “musica di scena”. Il ritmo ed il tempo in tre ottavi, ritmo che non può essere marciato ma solo ballato, ci riporta alle mazurche che animano le sagre paesane in momenti di allegria senza troppe pretese. Il testo verdiano non prevederebbe neppure l’acuto finale che invece complica il brano allontanandolo dal suo senso corretto: ad essere posto in luce non dovrebbe essere il virtuosismo ma la voluttà del Duca.

Luciano Pavarotti nei panni del Duca (immagine da guidatv.sky.it)

Le convinzioni del Duca sulla donna sono più che evidenti nel testo: la donna volubile nella parola e nel pensiero, la donna menzognera nel pianto e nel riso, la donna che non è porto sicuro per l’uomo che le si affida, la donna che non sa saziare il desiderio maschile. La tragedia vuole che queste posizioni vengano smentite nel corso della trama, allorché il Duca incontrerà donne (Gilda e Maddalena) le quali covano un sentimento autentico e sincero, antitesi di quella “leggerezza” che secondo la canzone dovrebbe caratterizzarle. Gilda arriverà a morire per salvargli la vita mentre Maddalena implorerà il fratello Sparafucile di risparmiargli la vita: alla faccia della donna menzognera!

Come dicevo sopra, la posizione della canzone stride con i sentimenti e i suoni duri del terzo atto. Il Duca riprenderà il tema per ben due volte accennandolo e venendo accompagnato da un clarinetto. L’ultima ripresa, poco prima del finale, è tragicamente significativa. Il delitto è stato compiuto e Sparafucile consegna a Rigoletto una salma in un sacco perché venga gettato nel Mincio. Poi improvvisamente da lontano sopraggiungono le note di La donna è mobile: il duca sta cantando, è vivo e nell’acuto finale la voce viene sfumata lasciando spazio ai drammatici pensieri di Rigoletto. Questo si precipita sul sacco, lo apre per scoprire chi vi sia mai dentro e, sorpresa, trova Gilda stessa, sua figlia, sacrificatasi per salvare la vita al suo amato Duca dal quale non è affatto ricambiata.

Il Duca (Vittorio Grigolo) e Maddalena (Nino Surguladze) in Rigoletto a Mantova, regia di Marco Bellocchio (immagine da enricostinchelli.it)

Il grido di Rigoletto conclude la tragedia bagnando la scena con lacrime miste al temporale che imperversa sui cieli mantovani. Dunque l’ultima occasione di sentire la canzone è quasi uno scherzo, una presa in giro ai danni del povero buffone, uno squarcio ironico in una tela di tensione e drammaticità.
Al di là della semplicità che è insita nel pezzo, l’ingegno di Verdi risiede nell’aver creato un gioco di suggestioni (allegro-tragico) che fornisce ai personaggi la misura ed il senso della tragedia e a noi la definizione di ogni carattere in scena in base alla musica che lo “caratterizza”. Altre parole potrebbero indagare più a fondo il testo e la musica: basti cogliere il senso della canzone all’interno della cornice in cui è collocata. Almeno così, una volta tanto, il significato di ogni parola risulterebbe nuovo e drammaticamente pieno di significato anche per gli orecchi meno soliti alla musica operistica.

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