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Le 5 leggende – Rise of the Guardians

22821[1]Dopo le mezze delusioni di “Il gatto con gli stivali” e “Madagascar 3”, la Dreaworks Animation di Jeffrey Katzenberg è tornata alla ribalta con “Rise of the Guardians – Le 5 leggende”, presentato in anteprima mondiale alla settima edizione del Festival del Film di Roma, diretto da Peter Ramsey e prodotto da Guillermo Del Toro.

Nel film, Babbo Natale, la Fatina dei Denti, Sandman (l’omino della sabbia) e il Coniglio di Pasqua proteggono i bambini di tutto il mondo offrendo loro non solo doni materiali ma anche la capacità di “credere” e di meravigliarsi di tutto ciò che li circonda. Sono stati scelti, parecchio tempo prima, dall’Uomo nella Luna, il saggio che attenziona sul mondo e sul suo destino. A mettere il bastone tra le ruote ai nostri eroi sarà Pitch Black, l’uomo nero (straordinariamente doppiato da Jude Law), che vuole trasformare il mondo in un buio anfratto in cui a dominare non sono più i sentimenti positivi ma la paura ed il timore.
“Rise of the Guardians” è un film riuscitissimo sotto ogni punto di vista e riesce a convincere lo spettatore laddove non erano riuscite a convincere le ultime due opere della Pixar, in caduta libera dopo anni e anni di puro spettacolo per gli occhi e non solo.le-5-leggende-jude-law-e-pitch[1]

Nonostante la storia, tratta da un racconto di William Joyce, sia strettamente legata ai più tradizionali miti infantili del mondo anglosassone e più generale nordico, il copione viene sviluppato in modo originale e creativo, grazie  anche alla costruzione di spettacolari sequenze d’azione registicamente tagliate in modo perfetto e messe in scena esaltando, in determinate situazioni, gli aspetti cupi e dark. Lo zampino del regista messicano Guillermo Del Toro, autore del capolavoro “Il labirinto del fauno”, c’è e si nota particolarmente nella costruzione e nella messa in scena di Pitch Black, l’uomo nero, e nelle scene che lo riguardano.
Il film ha ritmo, inventiva, non straripa retoricamente e didascalicamente riuscendo a contenere la quantità di scene zuccherose, coniuga perfezione formale e contenutistica come mai aveva fatto fino ad ora un film d’animazione della Dreamworks.
Il cartoon riesce ad emozionare, in modo abbastanza semplice, e penso che sia rivolto, o meglio, che possa essere compreso appieno, più dai bambini degli anni ‘90, ora diciottenni e ventenni, che dai bambini di oggi, presi come sono da I-Pad, I-Phone, I-Pod, e dalle cianfrusaglie digitali che bloccano la loro immaginazione e fantasia, incollandoli perennemente Rise-of-the-Guardians-01[1]ad uno schermo in cui giocare con deboli e noiosi giochi elettronici, creati appositamente per tarpare la loro fantasia e per far riposare un pò i genitori stressati.

E’ stato emozionante, per la durata del film, immedesimarsi nel bambino protagonista del film, l’unico che nonostante tutto riesce a credere a Babbo Natale, e credere, insieme a lui, meravigliarsi, emozionarsi.
Ecco, se tutti noi, piccini ed adulti, ci emozionassimo maggiormente davanti alle cose più semplici della vita, se solo provassimo ad essere un pò più felici nell’affrontare le situazioni quotidiane, guardando con meraviglia a tutto ciò che ci circonda, magari riusciremmo a risolvere buona parte dei nostri problemi, riuscendo a trasmettere ai bambini di oggi, che saranno uomini del futuro, la capacità di meravigliarsi e di sorridere che oggi manca a gran parte delle persone.

Voto:★★ ★1/2

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