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Le avventure di Tin Tin – Il segreto dell’unicorno

Spielberg è tornato. O quasi.

Le avventure di Tin Tin: il segreto dell’unicorno” segna il ritorno di Steven Spielberg dietro la macchina da presa dopo tre anni e il suo debutto nel cinema di animazione, in particolar modo nel cinema di animazione in 3D stereoscopico nativo.

Il dio di Hollywood è penetrato nell’universo di Hergè nel 1978 quando, leggendo le recensione al suo “I predatori dell’arca perduta”, si è visto paragonare il mondo di Indiana Jones a quello esotico di Tin Tin. Interessato da alcune analogie, si è dedicato a varie ricerche e ha coronato negli ultimi tre anni il desiderio di effettuare la trasposizione cinematografica della striscia fumettistica, in collaborazione con Peter Jackson nelle vesti di produttore e ha anche programmato di dirigere una trilogia insieme, il cui secondo episodio sarà curato dal regista de “Il signore degli anelli”. I due cineasti uniranno le loro forze nella direzione a quattro mani dell’ultimo capitolo, previsto nel 2015, incassi permettendo.

Dopo il fallimentare “Indiana Jones e il regno dei teschi di cristallo”, Spielberg torna alla ribalta con un ottimo film dal punto di vista tecnico e registico, realizzato in 3D stereoscopico con la tecnica della motion capture che sfrutta la recitazione di Jamie Bell che interpreta Tin Tin, del duo comico Nick Frost e Simon Pegg e dell’esperto Andy Serkis che ha già prestato il proprio volto e le “proprie emozioni” ai personaggi di Gollum/Smeàgol, King Kong e Cesare del film “Il pianeta delle scimmie”. Tramite dei sensori elettronici posti sul corpo dell’attore vengono “catturate” dal computer le movenze e le espressioni di quest’ultimo. L’immagine dell’attore in un secondo momento viene digitalizzata e plasmata a piacimento arrivando ad un effetto straordinariamente realistico. Il notevole fotorealismo dell’ambiente scenografico creato digitalmente con notevole cura verso i dettagli passa un po’ in secondo piano a causa dell’eccessivo aspetto caricaturale che è stato conferito ai personaggi del film. Dopo gli esperimenti compiuti da Robert Zemeckis e dalla WETA in collaborazione con James Cameron in “Polar Express“, “Beowulf“, “A christmas carol” ed infine “Avatar“, l’animazione stereoscopica realizzata con la motion capture ha raggiunto ottimi livelli dal punto di vista della qualità visiva. Il lato negativo di tale tecnologia è l’eccessiva freddezza dei personaggi digitali che non riescono a comunicare la stessa vasta gamma di emozioni comunicata da un attore reale: nonostante le varie avventure di Tin Tin, le sue corse a perdifiato e le nuotate in mare, lo spettatore non riesce a immedesimarsi in lui, a parteggiare per lui, non suda come quando guarda Indiana Jones, non riesce a penetrare nel film entrando a far parte del suo mondo.

Girare un film non significa solo curare gli aspetti tecnici e registici sorvolando sulla scrittura della sceneggiatura. Spielberg e Jackson sono caduti su questo punto. Il film appare infatti mediocre dal punto di vista narrativo, caratterizzato da dialoghi spesso banali, prevedibili e che ricorrono a scontate volgarità per suscitare la risata negli spettatori più piccoli. Il Tin Tin spielberghiano si ispira visivamente al mondo coloniale di Indy, ma non riesce a toccare i suoi apici narrativi. Due dei principali esponenti del cinema moderno d’avventura quali Jackson e Spielberg potevano e dovevano puntare alla stesura di una sceneggiatura più adulta e più solida, ispirandosi ai capolavori animati della Pixar.

Nonostante questi difetti, la scelta dei due registi di portare sullo schermo nel 2011 un film d’animazione tratto da una striscia fumettistica degli anni ‘80 è degna di nota e ha principalmente un pregio: quello di portare al cinema i ragazzi e i bambini di oggi e quelli che erano ragazzi e bambini negli anni ‘80. Ed è questo, probabilmente, il principale ringraziamento che dobbiamo a Steven Spielberg: essere riuscito ad attirare, durante la sua carriera, all’interno della sala cinematografica un ingente numero di persone con storie che intrattengono in modo intelligente.

E non dimentichiamo che è stato proprio lui ad insegnarci che ognuno di noi, ogni normale ragazzo, nel tran-tran della vita quotidiana, può essere protagonista di eventi fantastici che lo aspettano dietro l’angolo. Basta crederlo. E girare l’angolo.

Voto: ★★★

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