Leda, Europa, Danae: vicende extraconiugali del re degli dei Reviewed by Momizat on . [caption id="attachment_16278" align="alignright" width="256"] Busto di Zeus conservato al British Museum (immagine da wikipedia.org)[/caption] Delle divinità d [caption id="attachment_16278" align="alignright" width="256"] Busto di Zeus conservato al British Museum (immagine da wikipedia.org)[/caption] Delle divinità d Rating:
Home » Cultura » Arte » Leda, Europa, Danae: vicende extraconiugali del re degli dei

Leda, Europa, Danae: vicende extraconiugali del re degli dei

Busto di Zeus conservato al British Museum (immagine da wikipedia.org)

Delle divinità del monte Olimpo Zeus fu certamente il più “passionalmente” attivo nei confronti del gentil sesso. Nel lunghissimo elenco dei figli legittimi ed illegittimi possiamo trovare un po’ di tutto: vi sono altre divinità (Atena, Apollo, Ares…), vi sono uomini (Eracle) e mostri (il mostro omerico Scilla sarebbe, secondo una variante del mito, figlia di Zeus e Lamia). In realtà i figli legittimi del potente re degli dei sono un piccolissimo gruppo nell’elenco: accanto alla vita matrimoniale infatti Zeus fu particolarmente dedito agli incontri “extraconiugali” dai quali ebbe il resto (ed il grosso) della sua discendenza. Naturalmente un incontro amoroso con il re e padre degli dei non doveva essere cosa da poco, specie quando avveniva con una donna mortale. È per questo motivo che le vicende erotiche di Zeus con donne sono di gran lunga più interessanti di quelle “divine” poiché il dio attrae sempre a sé la preda per mezzo dell’artificio della trasformazione.

Una delle più antiche “amanti” di Zeus fu Leda, moglie del re di Sparta Tindaro. Nella sua Biblioteca lo Pseudo Apollodoro racconta che “dal momento che nella medesima sera si era unito a Leda Zeus dopo aver preso sembianza di cigno ed anche Tindaro, Zeus fu padre di Castore e di Elena mentre Tindaro fu padre di Polluce e Clitemnestra” (Biblioteca, III, 10, 7, traduzione propria). La discendenza di Leda sarà assolutamente importante e famosa per il mondo greco. Elena diventerà la bella causa dello scoppio della guerra con Troia allorché fuggirà con Paride. Clitemnestra diventerà moglie di Agamennone e sarà protagonista delle vicende che porteranno il marito alla morte, al suo ritorno da Troia.

Bozzetto di Leonardo Da Vinci (immagine da wikipedia.org)

Quanto a Castore e Polluce, ribattezzati Dioscuri (“figli d Zeus” in greco), il poeta Pindaro racconta della loro straordinaria fratellanza: quando uno stava per morire per le ferite di combattimento l’altro, immortale, scelse di condividere la sua immortalità col fratello (Pindaro, Nemea X). Il fatto singolare è la modalità dell’unione fra Zeus e Leda. Infatti il padre degli dei non poteva avvicinare le donne mortali con il suo aspetto reale che le avrebbe abbagliate di luce (come avvenne con Semele, madre di Dioniso): occorreva ricorrere ad un aspetto fasullo. Dunque fu un cigno bianchissimo ad avvicinare la regina di Sparta. Leonardo da Vinci, nella grazia dei gesti e delle forme, abbozza una Leda che sorride sensualmente accanto ad un cigno che, mentre si pavoneggia con le ali spiegate per metà, con ardore la guarda in faccia cercando complicità nel suo sorriso. Ben più accesa di passione è la Leda dipinta da Correggio nel 1530: gli amanti non si limitano agli ammiccamenti ma vengono ritratti in un vero e proprio incontro erotico mentre un coro di putti e ninfe si dilettano nei boschi circostanti.

Il potere del re degli dei gli consente di unirsi all’amante in molti luoghi ed in molti modi: non sarebbero state le sbarre di una prigione a fermarlo. È la vicenda di Danae. A raccontare l’antefatto è Iginio nelle sue Fabulae: “Danae era figlia di Acrisio e Aganippe. Le fu predetto che il figlio che lei avesse partorito avrebbe ucciso Acrisio. Ed Acrisio, saputo ciò, la rinchiuse fra mura di pietra(Fabulae, 63, traduzione propria). Stando a quanto aggiunge Ovidio nelle Metamorfosi la prigione era dotata di giardino. Il dio fece in modo che un nembo di pioggia coprisse il giardino per poi trasformare se stesso in gocce dorate che piovevano a terra. Nel tradurre Ovidio in versi, Giovanni Andrea d’Anguillara scrive di Danae: “Ma quando vide in cosi strana foggia,/ Ch’ogni sua goccia d’or puro appariva,/ Lasciò il coperto, e non temè più il nembo, / Et à la ricca pioggia aperse il grembo.”(1561).

La Danae di Klimt

L’unione di Zeus e Danae fece nascere Perseo, antico eroe greco che recise la testa della Medusa e che è oggi una costellazione del cielo. Le arti si sono occupate per lungo tempo dell’affascinante mito di Danae. La Danae di Correggio (1531) è ritratta mentre si scopre alla pioggia dorata, aiutata da Eros alato ai piedi del letto. Cento anni dopo, nel 1636, Rembrandt illuminava il corpo di Danae ed il letto a baldacchino con una calda tinta dorata, allusione alla potenza della luce divina che si manifesta come pioggia. Imprescindibile è poi la Danae di Gustav Klimt. Capolavoro d’arte e di simboli, ritrae una donna in posa rannicchiata, rimando esplicito sia alla fecondità femminile sia alla posizione fetale dei bambini. Nel frattempo una cascata di elementi dorati scende sul grembo della donna per unirsi a lei: tra questi particolari compare un rettangolo nero, emblematica allusione all’uomo che feconderà la donna. Il Fato voleva che Perseo fosse causa della morte del nonno e così avvenne: durante i giochi egli colpi involontariamente un uomo seduto nel pubblico il quale morì qualche giorno dopo. Era Acrisio.

Resta l’ultima donna di cui ci occuperemo, benché non fosse certo l’ultima amante divina. Si tratta di Europa, giovane principessa fenicia che involontariamente si ritrovò coinvolta in un “rapimento” divino. Era la figlia del re locale Agenore e per caso si trovava a giocare sul litorale fenicio dove pascolavano le mandrie regie. Il re degli dei si avvicina alla fanciulla nei panni di toro. Certo potremmo credere che un toro incuta paura anziché toglierla. Ma Ovidio racconta di quel toro che “Nessuna minaccia in fronte, lo sguardo non fa paura, / il muso è in pace. Lo contempla la figlia di Agenore,/ come è bello, e non minaccia battaglie;” (Metamorfosi, II 857-859, traduzione di G. Paduano). Il candido toro è talmente mansueto che la fanciulla incuriosita lo avvicina e lo accarezza senza timore.

Il Rapimento di Europa di GUstave Moreau (immagine da wikipainting.org)

Per Zeus è l’occasione buona di realizzare il proprio obiettivo: inginocchiatosi sull’erba permette a Europa di salirgli in groppa. Non appena lei è seduta, il toro si solleva ed entra nell’acqua per poi sollevarsi in volo. “Lei guarda terrorizzata la spiaggia / che si allontana, e tiene con la destra un corno:/ l’altra mano sta sulla groppa e le vesti tremando si gonfiano al vento”. Nel 1869 Gustave Moreau rappresentò la scena del rapimento, mescolando una pennellata sfaldata di ispirazione impressionista ai colori molto vivaci. Il toro si dirige a Creta dove, svelata l’apparente forma taurina, Zeus può unirsi alla giovane: ne nasceranno Minosse, primo re di Creta; Radamanto che, per la sua giustizia venne preposto da Platone al giudizio dei defunti nell’al di là (Gorgia 524a); Sarpedonte, fondatore di Mileto e forse nonno dell’omonimo eroe troiano ucciso da Patroclo in battaglia.

Si conclude qui il piccolo excursus sulle “amanti” mortali di Zeus: certo un excursus incompleto e molto ridotto in confronto alla effettiva quantità di amori illeciti che la tradizione mitica attribuisce al re degli dei. L’uomo antico aveva bisogno di istituire un legame fra il mondo umano e il mondo divino, e la scelta di porre una congiunzione “di sangue” è il primo passo per nobilitare gli uomini e per spiegarne (o forse costruirne?) la dignità. Il rapporto di Zeus con il mondo femminile (ma anche con quello maschile, basti pensare a Ganimede, suo amante “ufficiale” sull’Olimpo) è divenuto l’emblema del libertinaggio mentre la moglie Hera ha incarnato nei secoli il sentimento della gelosia e della fede coniugale. Certo è che non sarebbe stata proponibile al potentissimo Zeus, la rigida fedeltà al vincolo nuziale: se la carne è debole per l’uomo, chissà poi per il re degli dei!

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

Lascia un Commento

*

© 2012 il Ritaglio.it - Il Ritaglio è un blog ad indirizzo giornalistico e pertanto non è una testata registrata. |

Torna su