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Miraggi culturali

Parlare di cultura sotto il sole afoso dell’estate sembra cosa ormai ardua.

Non solo per il caldo, asfissiante e insopportabile, ma per la sciatteria che, sempre più spesso, la buona stagione porta con sé. Provare a ragionare sulla letteratura, e sull’arte in generale, risulta veramente ostico quando la maggior parte delle persone si trova impegnata a scoprire, con pruriginoso interesse, le svariate sfumature che il colore grigio può offrire. Naturalmente è palese che mi stia riferendo al best seller erotico della scrittrice britannica E. L. James (pseudonimo di Erika Leonard), Cinquanta sfumature di grigio (Fifty Shades of Grey), da giugno nelle librerie italiane.

In un mondo in cui il mistero dell’amore appare scomodo (come il mistero della morte), l’industria del sesso avanza. Del resto la facile eccitazione, provocata da un video o da un libro sconcio, offre  una comodità che non si trova in un rapporto d’amore sano e sincero. Le pagine di carta non presentano complicazioni, incidenti di percorso, dolore. Lo spazio è riservato solo al piacere voyeuristico, al diletto dell’immaginazione perversa. Questo ennesimo romanzo erotico (pornografico) sembra essere l’ennesimo sintomo di una società malata: piatta e priva di fantasia. Ma per non cadere in facili savonarolismi, forse è meglio analizzare il fenomeno da un punto di vista culturale. Ciò che infatti mi interessa, non è tanto il decadimento morale, bensì quello culturale. Questi autori di serie C, infatti, non solo scribacchiano paccottiglia da autogrill, ma hanno pure la pretesa di considerarsi grandi scrittori, persino rivoluzionari a volte. La trama dei loro romanzi è spesso prevedibile, sempre banale. Una trama semplicistica, più indirizzata a soddisfare la pancia del lettore medio, anziché il suo gusto estetico. Naturalmente, molte volte, si tratta di scrittori che non solo non hanno mai letto una poesia di Byron, ma che non hanno il minimo rispetto per la sacralità della letteratura: se ne avessero non scriverebbero ciò che poi pubblicano. Forse, però, la colpa non è tanto di questi scribacchini moderni, né della folla che li segue, li legge e li considera artisti. La colpa, ancora una volta, è sociale. Appartiene a tutti noi, anche a quelli che si vantano di saper leggere Heidegger in tedesco. Questa società non è più capace di creare strutture adeguate per la crescita artistica. Manca una sinergia d’intenti culturale e, purtroppo, si sente sempre più spesso, la mancanza di un’autentica classe intellettuale.

Già, una classe di intellettuali veri, non certo composta dal trio Saviano-Allevi-Odifreddi.

Una intelligencija onesta, che non faccia vanto di sé in salotti borghesi e kitsch.

Purtroppo, però, ciò non sembra possibile per ora. Accontentiamoci, dunque, di Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire e, anche, di Cinquanta sfumature di grigio. In questo mondo la gente si ama sempre di meno e si annoia sempre di più. Cosa meglio di un cocktail a base di sesso e depravazione, dunque, per evadere da questo consorzio umano sempre più disumano? Devo dire che di meglio ce ne sarebbero di cose. La gente, però, si accontenta. Non conosce il Cantico dei Cantici, ma sa tutto a proposito di Melissa Panarello. Che male c’è ad accontentarsi? Niente, forse.

Masturbatevi dunque, ma per favore: non dite che il romanzo della James sia arte!

 

 

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Commenti (1)

  • ilaria

    concordo pienamente. questa non è assolutamente arte, ma anzi quando viene definita tale non fa altro che abbassare ulteriormente nell’immaginario collettivo il livello e il significato del detto termine e di tutto ciò che c’è dietro di esso. Cose che certo l’autrice di questo “libro” neppure immagina.

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