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Lidia Ravera, oltre ad un libro c’é di più

E’ di pochi giorni fa la notizia della ristampa di “Bagna i fiori ed aspettami”, romanzo della scrittrice torinese Lidia Ravera.

Conosciuta  più superficialmente come  “ quella che ha scritto Porci con le ali ” ( il suo libro più famoso e controverso dove affronta la crescita sentimentale- sessuale di due adolescenti nel contesto degli anni ’70), la Ravera nel corso degli anni, oltre a lavorare ai romanzi (diciotto quelli pubblicati nella sua carriera, più ovviamente le ristampe), articoli per l’Unità o altri quotidiani, ha composto sceneggiature teatrali, in parte tratte da alcune sue opere più toccanti e riuscite, come la piece dedicata all’amata sorella scomparsa, dall’immediato quanto efficace titolo, “Sorelle”.

Tornando a “Bagna i Fiori ed aspettami”, il romanzo è una riscrittura del celebre Piccole donne della Alcott, ambientato, però, negli anni ’80 in Italia e vede sempre come protagoniste quattro giovani donne (romane, stavolta), alle prese con l’innamoramento, la crescita non solo fisica, ma interiore, l’affetto fraterno, la ricerca del padre, la paura e la sorpresa delle “prime volte”, in bilico fra le emozioni e il timore di sbagliare. I primi esperimenti  di vita, insomma.

Perché rivedere un romanzo già consolidato ed affermato, soprattutto a distanza di quasi ventisei anni?

Possiamo vedere la scelta della scrittrice come un’attenzione alla parola, vista non solo come puro segno linguistico, ma in funzione del suo essere portatrice di messaggi sempre nuovi e mai stereotipati, una parola carica di vita ed esperienza, la sua. Il lavoro di editing non è facile si sa, ma ripulire un libro dai suoi eccessi, rivedere e riscrivere, serve a fare ordine e a mantenere sempre vigile e attiva la capacità di comunicare, ad elasticizzare la parola.

La forte capacità comunicativa è ciò che emerge dalla vulcanica personalità di Livia Ravera, messasi alla prova  nel corso della sua brillante e anomala carriera con quasi tutte le fonti artistiche disponibili: la canzone, il teatro, la recitazione, la scrittura e ora anche il disegno. Eh sì, perché a distanza di quasi quarant’anni, il suo famoso Porci con le ali ritornerà in versione fumetto.

L’idea del graphic novel, è stata maturata per giungere in maniera ancora più rapida ed intuitiva ai giovani, il suo bacino d’utenza privilegiato.

Scelta non così scontata e semplicistica come potrebbe apparire ad un primo sguardo:  il pubblico del ragazzi nel mercato editoriale è sovente bistrattato, ridotto a due o tre cliché che si ripetono in combinazioni più o meno prevedibili (amore-moda-sesso-droga vissute come esperienze effimere e superficiali, nella logica del consumo).

Adolescenti e non solo, trattati nella maggior parte dei casi come caproni incapaci di pensieri propri, attaccati alla logica del portafoglio e del  tutto e subito.

Per la Ravera non è così: il vero messaggio di vita e di speranza arriva proprio dalle nuove generazioni, sempre alla ricerca di nuovi stimoli, per mettersi alla prova e per crescere sotto tutti i punti di vista.  Ecco un’altra motivazione che spinge la scrittrice a rinnovarsi di continuo.

“Non abbiate paura di trasmettere agli altri le vostre emozioni”, sembra questo il messaggio implicito che  ci lancia attraverso il suo operato.

Ma soprattutto “Non abbiate paura di essere voi stessi, sempre”.

La vera Livia si percepisce soprattutto all’interno del suo colorato sito internet vissuto come una sorta di blog (www.liviaravera.it) , costantemente aggiornato e pieno di scritti, dove senza troppi filtri si espone come donna, prima che come personaggio pubblico.

Di pochi giorni fa un’annotazione particolarmente toccante rivolta al padre, scomparso improvvisamente all’età di novantadue anni.  La morte ci lascia indistintamente attoniti, invita a porsi molti interrogativi, a ripiegarsi dentro di sé, alla ricerca di risposte per qualcosa che sembra non averne apparentemente.

Ricordi d’infanzia, stralci politici, episodi legati alla quotidiana di donna, mamma ed artista, tutto questo è contenuto all’interno dell’attività di Livia Ravera che convive costantemente col suo pubblico.

Una scelta non facile e non condivisibile da tutti, poiché significa esporsi, rifiutando la protezione che la popolarità può fornire, rifiutando all’aura misteriosa del personaggio pubblico,  per la fragilità, l’umanità e perché no  la banalità della vita comune.

In conclusione, resta aperto l’invito a lasciarsi travolgere dalla vita di questa donna che sembra insegnarci che oltre ad un libro, c’è di più.

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