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L’inno verdano. La Padania si racconta.

Passeggiando in questi giorni fra gli scaffali di una libreria qualsiasi, vi sarà capitato di imbattervi in volumi riguardanti notizie di attualità più o meno scottante, come gli istant book, libri scritti postumi dopo la morte di un personaggio più o meno famoso per raccontarne la genesi e le imprese più salienti.

Caso un po’ più particolare quello che sta avvenendo con l’affaire Bossi&Lega Nord (la cronaca e i media hanno dedicato abbastanza spazio a questa vicenda e mi sembra superfluo affrontarla qui). Diverse pubblicazioni si occupano di svelare bizze e misteri del partito del Senatùr verde vestito più famoso d’Italia.

Vediamone nel dettaglio due fra le più interessanti.

Bello e mai banale, il nuovo libro di Marco Belpoliti, “La canottiera di Bossi“,  si occupa di affrontare con serietà ed arguzia non tanto il partito in sè o la sua storia, ma i gesti, comportamenti e feticci che l’hanno reso popolare nel nostro immaginario collettivo, perchè volenti o nolenti, il partito che celebra l’effige di Alberto da Giussano, è parte della nostra storia, è parte di noi, e Bossi, vitellone nazionale, ha trovato proprio nel Bel Paese, terreno fertile per la sua semina politica. In questo breve saggio, dal puro stampo belpolitiano ( e se non sapete che significa, leggetevi “Pasolini in salsa piccante“, oppure il celeberrimo “Il corpo del capo“) veniamo catturati dall’analisi meticolosa che lo scrittore, capitolo dopo capitolo, compie su Bossi e sulla sua crew, ma soprattutto sui suoi sostenitori. Un Bossi rockstar con uno stuolo di fans. Ve l’aspettavate una lettura così? Da leggere o regalare, assolutamente.

Con non poca curiosità sfoglio le pagine de “L’idiota in politica. Antropologia della Lega nord“, ultima fatica di Lynda Dematteo, targata giugno 2011, ma salita agli onori della fama solo in queste ultime settimane. Al di là del linguaggio curato, fuori dai luoghi comuni e dai clichè, mi imbatto in qualcosa di interessante e illuminante, nella sua semplicità: il verde partito letto come un grande spettacolo -non dopo il Big Bang, e non me ne voglia Jovanotti- con il carismatico leader, maestro dell’entertaiment che si rifà ai giullari medioevali con sberleffi e persino un’idioma proprio, creando una forte appartenenza, una sorta di comunità, ma soprattutto imponendosi con quella che viene definita proprio nel testo “l’arroganza della semplicità”, ovvero la semplicità lessicale, popolare e dialettale utilizzata contro l’arroganza delle classi colte e urbane che inevitabilmente si trasforma nel suo contrario. Un punto in più anche per la prefazione di Gad Lerner.

Entrambi questi approcci, fuori dagli schemi, dagli insulti e dagli improperi che banalmente vengono rivolti ai “loser”, mi hanno piacevolmente impressionata. Proprio perchè affrontano la questione della comunità dell’appartenenza, dei linguaggi e dei gesti come portatori di messaggi più o meno impliciti.

Ma data la vastità del tema e i possibili spunti di lettura, rimando la questione a voi.

Cosa ne pensate dei libri sul Carroccio? e cosa vorreste trovarci scritto dentro?

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