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L’intervista, strumento e forma espressiva

L’intervista è un mezzo giornalistico sfruttato e perfino abusato da tutti i mezzi di comunicazione. Sorge dunque spontanea la domanda “perché tutti intervistano e si lasciano intervistare?”. Sicuramente un punto di forza di questo strategico mezzo di comunicazione, come osserva Paolo Murialdi, è l’immediatezza con cui riesce ad informare il lettore comune rendendolo partecipe di una conversazione che in realtà si svolge solo tra due interlocutori. Innanzitutto dovremmo capire se esiste una definizione scientifica del termine. In realtà se ne può ricavare solo una pseudo-scientifica, tratta dall’Enciclopedia Treccani che in sostanza afferma che si tratti di un colloquio con un personaggio, per lo più famoso, per ricavarne dichiarazioni da pubblicare su una testata giornalistica. Una definizione universale del termine però non esiste perché assume connotati diversi a seconda del campo di discipline in cui viene sfruttata. In effetti, l’intervista è ormai un mezzo di indagine comune a molti ambiti quali la psicologia, la psichiatria, la sociologia, la statistica ecc.

Per capire a fondo il significato del termine però, bisogna studiarne l’etimologia che deriva dall’inglese “interview” che a sua volta è un calco dal francese “s’entrevoir”. Il termine francese sottolinea appunto la duplicità di significato, da una parte indica l’esame, la visione, dall’altra il vedersi reciprocamente. Alla base di un qualsiasi tipo di colloquio, tuttavia, ci deve essere la fiducia che in questo caso si dimostra una parola chiave che sta a indicare sia la buona volontà dei rispondenti per realizzare una conversazione di successo, sia il presupposto di fidarsi di ciò che l’altro afferma. La fiducia però deve essere rispettata soprattutto nell’impegno da parte del giornalista di riportare fedelmente le dichiarazioni da lui raccolte, avendo l’obbligo ovviamente di non ledere la reputazione altrui.

Come qualsiasi tipo di colloquio, anche l’intervista è costituita da due componenti imprescindibili e cioè interrogazione e rapporto. Il primo elemento è finalizzato a raccogliere dati e informazioni, il secondo ad instaurare un rapporto umano e interattivo con l’altro interlocutore.

È interessante il concetto che dell’intervista ha Alberto Papuzzi, un esperto del settore giornalistico. Per lui, essa è “la forma di comunicazione più tecnica, il caso più limpido in cui la notizia è ciò che ne fa il giornalista”. Infatti Papuzzi vuole proprio sottolineare il fatto che l’informazione da veicolare in realtà è la conversazione di per sé. È un ragionamento simile a quello espresso dal grande Leo Longanesi (fondatore della rivista “Omnibus” del 1937) che afferma “l’intervista è un articolo rubato”. Questo genere giornalistico disattende l’aspettativa del lettore di vedere concretamente un avvenimento, uno scoop, una notizia eclatante ma tutto ciò di cui bisogna essere informati è dispiegato dalle parole dell’intervistato.

Inoltre esistono vari tipi di intervista. Innanzitutto, a seconda del grado di strutturazione delle domande, esistono l’interista strutturata, semi-strutturata e libera. La prima ha una scaletta rigida di domande prestabilite da rivolgere a tutti gli intervistati, come una sorta di compilazione assistita. La seconda ha una griglia di riferimento a cui attenersi ma che tuttavia può subire cambiamenti a seconda di ciò che l’intervistato desidera esprimere. Infine, l’intervista libera si dispiega secondo la volontà dell’intervistato che in questo caso svolge un ruolo centrale.

Una delle tipologie di intervista più diffusa è sicuramente quella giornalistica che offre notizie accessibili al grande pubblico, anche se spesso si dimostra troppo rapida per poter essere approfondita e realmente informativa. Sarebbe preferibile la cosiddetta intervista “dei quattro passi” che permette ai due soggetti interessati di conoscersi “passeggiando” o comunque avendo un’intera giornata a disposizione per conoscersi a fondo. In generale, un giornalista deve saper mostrare ironia e prudenza. Quest’ultima non deve mai mancare per evitare di aggredire o di mettere in imbarazzo l’intervistato il quale tenderà a mettersi a nudo solo se si sentirà trattato come un amico. L’ironia invece si rivela molto efficace nei casi di interviste a politici, per smascherare la loro dissimulazione.

L’intervista biografica, invece, viene proposta ad un numero considerevole di soggetti scelti sulla base di una selezione secondo uno schema prefissato per poter ricavarne un indagine ai fini della ricerca. Questa tipologia mescola passato, ricordi, memoria, vissuto, immaginario, concedendo all’altro l’indiscutibile diritto alla narrazione, considerata come esigenza umana per esprimere sé stessi e non come forma di egocentrico narcisismo. In effetti, l’intervista narrativa ha un profondo valore educativo ed auto-formativo che auspica all’instaurazione di un rapporto basato sull’empatia, consentendo l’accesso diretto e pieno dell’altra persona. Ovviamente l’antitesi dell’empatia è la menzogna con la quale non è possibile creare nessun tipo di rapporto. Dunque, l’intervista biografica è caratterizzata da soggettività e casualità per cui si preferisce seguire uno schema libero di domande.

Esiste anche l’intervista ermeneutica, finalizzata ad indagare il rapporto esegetico tra testo e interpretazione. Fondandosi su un approccio discorsivo, presuppone un altro livello di concentrazione e di pensiero logico. Pertanto l’intervista ermeneutica non può seguire nessuno schema strutturato e di solito viene usata in una triangolazione di tecniche diverse. In questo caso l’intervistatore deve portare a termine un lavoro di maieutica, di estrapolazione dei pensieri dell’altro, anche di quelli che neanche il soggetto interessato pensava di avere nei meandri della coscienza.

Tuttavia, al di là di schemi e di tipologie, come ci ricorda l’esperto del settore, Paul McLaughlin, l’intervista è “un’esperienza unica e irripetibile che ognuno ha il suo modo specifico di affrontare”.

Infatti questo straordinario mezzo comunicativo, non solo ci permette di conoscere gli altri ma anche noi stessi, grazie ai resoconti di vita donatici dalla parole preziose degli intervistati.

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