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M. Foucault: La vita degli uomini infami

La Vita degli uomini infami è un’antologia di esistenze, che in poche righe riassume una serie di vite singolari, con le loro avventure e sventure: era il progetto a cui Michel Foucault pensava mentre raccoglieva i documenti di internamento degli “uomini infami” dagli archivi delle prigioni e dei manicomi parigini. Di questo lavoro restano solo poche pagine, che evocano le storie di individui ignobili e sconosciuti, reietti della società, strappati all’oblio solo perché il potere li ha attesi al varco, abbattendo su di essi il giudizio penale.

Foucault quando parla delle vite degli uomini infami cerca di descrivere quelle vite di cui ci è giunta solo qualche riga come testimonianza, qualche parola che hanno pronunciato nel momento in cui sono entrati in contatto con il potere (che li punisce): il termine “infame” indica una vita che non contiene gloria o meriti particolari. Le parole chiave dell’opera sono casualità e antologia, perché le storie sono state ritrovate per caso e riunite in una raccolta che possa conservarle.

Foucault traccia la vita degli uomini infami seguendo determinate regole: le storie che finiranno nella raccolta devono essere realmente accadute, raccontare di vite oscure e turpi, essere brevi, non devono essere semplici aneddoti patetici ma contenere al loro interno uno shock, un misto di bellezza e spavento riconducibile al concetto di sublime. Ciò che le fa emergere dall’anonimato è l’incontro con il potere: senza questo scontro non ci sarebbero giunte, non sarebbero diventate quel misto di fittizio e reale che crea la leggenda. La forza narrativa e descrittiva delle azioni commesse nei resoconti consegnati alle autorità era spesso caricata oltre misura e contrastava con l’atto in sé che a volte poteva essere un fatto di minore importanza, ma entrava a far parte dell’infamia grazie alla forza dell’invettiva con cui era narrato.

Vi si può anche trovare una sorta di transizione dalla confessione cristiana, che sollecita a dire per ricevere il perdono e la cancellazione delle azioni commesse, al meccanismo di registrazione e non più di perdono, di questi racconti, che spaziano dalle suppliche, alle “lettres de cachet”, ai rapporti di polizia.

La lettre de cachet esprime bene questo concetto in quanto consisteva nel portare all’attenzione del potere fatti anche di minor importanza (dispute tra vicini, litigi, eccessi) con un’evidente disparità fra le cose raccontate e il modo di dirle, una netta differenza fra le questioni di poco conto trattate e la grandezza del potere in cui cercavano di coinvolgerle.

Il Caso P. Rivière

Su tutti spicca il caso di P. Rivière che racconta di un uomo considerato da tutti come lo scemo del villaggio, che però un giorno uccide metà della sua famiglia. La cosa sconcertante non è solo l’atto in sé, ma il fatto che esso fosse ampiamente premeditato: l’uomo aveva intenzione di annunciare il crimine, poi avrebbe spiegato le vite dei propri familiari, poi le ragioni che lo spingevano a compiere il gesto, il tutto messo per iscritto e spedito per posta. Poi avrebbe commesso il delitto e una volta assicuratosi che il testo fosse giunto a destinazione, si sarebbe ucciso. Le cose però non andarono in questo modo perché P. Rivière prese la decisione di uccidere prima, poi farsi prendere e poi raccontare il tutto. Prima di farsi catturare vagò però un mese intero e una volta preso dichiarò il falso: solo in seguito venne fuori la verità. Anche se le dichiarazioni avvengono molto tempo dopo il delitto la Memoria dell’assassino era già tutta scritta in anticipo nella sua mente. Senza la sua confessione non sarebbe emerso il legame fra l’omicidio e il potere, la trasgressione e la sua punizione: uccidere e divieto di uccidere, anonimato e celebrità. Una storia misera, di follia e di morte, viene messa in mostra nel momento in cui si scontra con l’autorità che deve punirne il protagonista.Vite celebri e vite infami, vite che scrivono la Storia globale e vite che la completano senza far rumore, alcune incontrando la fama per pochi attimi, riassumibili in poche righe all’interno di un archivio, altre che invece spariscono semplicemente senza lasciare traccia.


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