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Paolo Mereghetti, uno sguardo sul critico

Di Paolo Mereghetti è stato detto e scritto tutto o quasi, per i pochi che ancora non lo conoscessero, è uno dei critici cinematografici italiani più famosi ed apprezzati in patria ed all’estero, famoso soprattutto per l’omonimo dizionario cinematografico in tre volumi, Il Mereghetti, che ogni anno propone accanto ad una terminologia accurata e di semplice utilizzo anche per i non addetti ai lavori, un’interessante e mai banale analisi critica.

Recentemente, Mereghetti è stato ospite del ciclo di incontri organizzati presso la Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Bergamo, in concomitanza coi preparativi per il Bergamo Film Meeting, prestigiosa rassegna cinematografica giunta ormai alla trentesima edizione, che si svolgerà dal 12 al 18 Marzo nella cittadina lombarda (per maggiori informazioni e per il calendario degli eventi e delle proiezioni www.bergamofilmmeeting.it).

In questa occasione il giornalista e critico milanese ha incontrato gli studenti del corso di Storia e Critica del Cinema, del laboratorio di filmografia e alcuni appassionati che sono giunti appositamente per il congresso. Ciò che emerso è un interessante profilo umano, ben lontano dagli stereotipi del personaggio di carta stampata e di pellicola che gli si potrebbero ingiustamente attribuire.

Ai ragazzi Mereghetti ha raccontato il suo incontro con il cinema, entità magica e fantastica che non ha mai smesso di affascinarlo, come quando da adolescente fuggiva allo sguardo severo dei preti della scuola cattolica di Milano, per ubriacarsi di proiezioni straniere sempre nuove, oppure appena maggiorenne, si prendeva una settimana sabbatica in Francia, a Parigi, per vedere “cosa c’era di nuovo” e per fare “esperienze di vita”.

Intraprendenza, spirito e coraggio, sono le doti che l’hanno reso il professionista che tutti noi conosciamo, ma soprattutto la particolare intuizione nel considerare il cinema e la critica strumento non per pochi, ma bene accessibile da tutti. Il suo dizionario nasce proprio dall’esigenza di fornire un valido strumento per districarsi nel mare di film e cortometraggi che ormai affollano la nostra quotidianità, ma che non sempre celano un prodotto di qualità.

Da Vivi Milano a Sette, passando per Io Donna fino ad approdare al Corriere della Sera, numerose le testate per il quale Mereghetti ha scritto o tuttora scrive, con un piglio deciso, rimanendo -ha raccontato- insofferente alle sintesi e all’aggettivazione in fondo ad un articolo, tipica delle recensioni (ad esempio: strepitoso, prospettico, intrigante ecc. ecc.), ma lasciando la sua prosa libera e spontanea, non amando le ricercatezze, perché la lingua dev’essere “affare di tutti”.

Fare il critico è un mestiere paziente e solitario, ben lontano dalla vita mondana, dal circolo di cene, incontri, eventi con star, starlette, registri, produttori… insomma con tutto ciò che sta dietro alla pellicola che arriva a noi sullo schermo. Il cinema è uno strumento che apre la mente e che a detta dello stesso giornalista, “salva la vita a chi lo sa cogliere”, come è stato nel suo caso.

L’umiltà è la componente fondamentale di chi fa critica cinematografica, “non bisogna mai sentirsi su un piedistallo, ma considerare la pellicola più importante di noi”: anche il film a prima vista più scadente, ha sempre più valore della persona che lo giudica, in quanto frutto di un lavoro più o meno lungo ed impegnativo.

Far nascere una recensione non è così semplice come potrebbe a prima vista apparire, condensare il proprio pensiero in poche righe richiede innanzitutto forte capacità di sintesi, ma anche uno sguardo attento che sa spostarsi dall’oggettività (la valutazione tecnica, il montaggio…), alla soggettività vera e propria (impressioni, commenti, parallelismi con altre realtà: lettura, fotografia ecc…).

Dagli anni ’70, dove anche la figura del critico era fortemente impregnata dal clima socio-politico e scrivere bene o male su un film era più che altro un fatto di simpatie ed appoggi ad un partito , ad oggi, la posizione del critico è fortemente cambiata: in questi anni è fiorito un sottobosco di giovani leve particolarmente agguerrite, dalla satira facile e tagliente, talvolta a sproposito,  come se parlar male di un film decretasse la loro bravura e fama.

Mereghetti col suo incedere stupito ed incantato, rimane uno dei pochi cultori del cinema capace di viverlo con gli occhi del fanciullo, ma con la testa dell’uomo. Un uomo di mondo, che ha viaggiato e conosciuto, ma non si stanca mai di apprendere e di spostarsi su territori sempre nuovi.

Perché in fondo  cos’è un film se non uno sguardo sul mondo, uno sguardo su di noi?

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