Pier Paolo Pasolini a 37 anni dalla morte Reviewed by Momizat on . Il mistero avvolge la morte di Pier Paolo Pasolini nella notte fra l'1 e il 2 novembre 1975 presso il lido di Ostia. È risaputo che fosse in compagnia di un “ra Il mistero avvolge la morte di Pier Paolo Pasolini nella notte fra l'1 e il 2 novembre 1975 presso il lido di Ostia. È risaputo che fosse in compagnia di un “ra Rating:
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Pier Paolo Pasolini a 37 anni dalla morte

Il mistero avvolge la morte di Pier Paolo Pasolini nella notte fra l’1 e il 2 novembre 1975 presso il lido di Ostia. È risaputo che fosse in compagnia di un “ragazzo di vita”, Pino Pelosi, all’epoca diciassettenne, con il quale aveva trascorso la serata. Tuttavia, nonostante un discusso processo abbia accertato la responsabilità di Pelosi nell’omicidio, sono numerose le polemiche sui fatti di quella sera, in parte alimentate dallo stesso Pelosi che solo pochi anni fa ha confessato di non aver agito da solo. Certo è che il 2 novembre 1975 alle ore 06:30 veniva ritrovato il cadavere di uno degli intellettuali più fini ed apprezzati d’Italia nonché regista, poeta e critico: un uomo che aveva fatto discutere molto sulle sue scelte di vita e sulle sue opere letterarie e che, per parte sua, non aveva mai rinunciato ad alzare la sua voce di denuncia verso una società in degrado estetico e morale. Credo che il modo migliore per ricordare Pasolini sia leggere le sue parole non come “vestigia di letteratura” da chiudere in un libro ma come luci, o forse “lucciole”, che brillano nel buio e che possono guidare anche noi oggi, dopo trentasette anni, verso una società migliore.

Pasolini sulla tomba di Gramsci (da pierpaolopasolini.eu)

L’occasione di una visita al cimitero protestante di Roma ispirò a Pasolini i versi straordinari del poemetto “Le ceneri di Gramsci”, dedicato alla tomba del fondatore del PCI e pubblicato nel 1957. Lo scritto è complessivamente organizzato in sei parti delle quali vorrei porre sotto attenta luce la prima, luogo di raffinatissimo stile, di “mortale pace” e di delusione per un mancato cambiamento. Non poteva essere altro che un cielo opaco a coprire la scena: l’aria “impura” e i leggeri soffi di vento variano i riflessi di luce sul cimitero nel quale si trova il poeta ed alternano il buio alle schiarite (ancora più buio, o l’abbaglia / con cieche schiarite). Al di fuori del cimitero si erge la città di Roma, anch’essa velata dall’opacità dei colori: leggiamo degli attici “giallini” e delle montagne “turchine” in lontananza. In poche parole tutto è smorzato, opaco come se un velo fosse stato adagiato sopra i tetti e gli alberi.

A questo punto Pasolini introduce quella che sarà la nota dominante nella prima parte del poemetto: la “mortale pace” che si spande per la città e, per riflesso, in tutta la società. È una tranquillità mortale poiché non è attraversata da vitalità e creatività, è “dis-amorata” poiché ha perso la passione che accendeva gli animi allorché Gramsci investì il suo impegno intellettuale per il rinnovamento della società. È un maggio “autunnale”, contrasto chiarissimo tanto nei colori (il verde contrapposto al marrone) quanto nel significato (la vitalità è secca e muore). Potremmo chiederci, a questo punto, a cosa fosse legata tale vitalità: Pasolini stesso ci indica la causa di tale pace che sa di morte. “[…] C’è il grigiore del mondo / alla fine del decennio in cui appare / tra le macerie finito il profondo / e ingenuo sforzo di rifare la vita”. Nel pieno dopoguerra le speranze e l’impegno intellettuale erano rivolti a creare una società nuova, moralmente rinnovata nelle relazioni tra uomo e uomo e tra uomo e ambiente, lontana dalla violenza delle interrelazioni del Ventennio.

Pasolini nel documentario sulla forma della città di Orte

L’intera vita di Pasolini può dirsi spesa a condannare questa violenza: contro gli uomini che la esercitavano sugli altri uomini (ne è esempio l’osservazione fatta sugli scontri di Valle Giulia) e contro gli scempi dell’ingenio umano (celebre fu la sua condanna, documentata con video, alla barbarica attività edilizia in alcune località fino ad allora caratteristiche e incontaminate, quali Orte nel Viterbese). Ma le speranze in questo rinnovamento sono state disattese: quell’ideale che illumina è venuto meno e, morto Gramsci, anche i suoi compatrioti sono morti di morte morale e politica, se non fisica.

Il riferimento ai padri, coloro i quali scelsero la guerra nel 1915 è emblematico: la guerra fu un errore (in questo Pasolini è esplicito) ma denotava comunque uno sforzo d’animo molto grande, una vitale passione a muovere la volontà degli uomini. Una vitalità che pare svanita, esaurita. Così la grande attualità di Gramsci non viene compresa e lui non può fare altro che riposare nel cimitero estraneo (il cimitero è protestante) come segregato in un carcere dall’incomprensione degli uomini mentre attorno si diffonde il “silenzio, fradicio e infecondo…”. C’è “noia patrizia” tutt’intorno: sono le tombe di ricchi inglesi i quali simboleggiano in generale un ceto che ha ottenuto il benessere ed ora vive nell’inerzia di chi non ha più nulla per cui combattere.

Solitario ed improvviso sopraggiunge da lontano il rumore delle martellate: sono i colpi sull’incudine presso una bottega del Testaccio, piccola collina romana. È il segno che quella classe operaia, di cui tanto ampiamente Gramsci si era occupato, con cui costantemente aveva dialogato, non è ancora morta pur avendo perso parte della propria coscienza di gruppo: non a caso il martellare dell’operaio va dileguandosi nel vespro e lentamente muore. Nella chiusura si ritrae un garzone che termina la sua giornata lavorativa mentre in cielo smette di piovere. E la pace cade nuovamente sulla città.

Pasolini con Maria Callas sul set di Medea

Come accadde per numerose sue opere letterarie e cinematografiche, anche Le ceneri di Gramsci scatenarono il conflitto fra i critici. Da un lato se ne evidenziava il populismo rivoluzionario di matrice marxista (Asor Rosa) ma dall’altro lato si comprendeva il conflitto interiore di un uomo che voleva coniugare il suo impegno intellettuale e la vicinanza alle idee gramsciane, il “conflitto di idee, una problematica culturale e morale” come la definirà Italo Calvino. E poi veniamo noi lettori che 37 anni separano dalla morte del poeta, benché in molti adulti ricordino ancora bene di lui: tuttavia per noi si apre una prospettiva ancora alternativa a chi lo respinse o lo apprezzò. Possiamo infatti impegnarci in una lettura di Pasolini che ne apprezzi le forme ed i temi. Ma ancora più saggiamente possiamo cogliere quanto di ciò che scrisse può essere utile per noi oggi: un’azione fortemente invasiva (poiché è sempre invasivo estrarre contenuti e “riadattarli”) ma forse non troppo contraddittoria rispetto al senso della sua vita che fu spesa ad inseguire un rinnovamento mai giunto. A noi l’impegno di raccoglierne l’eredità e portarla avanti: a noi la scelta di squarciare il grigiore nel cielo mortale ed ozioso per dirigerci verso un nuovo modo di vivere insieme.

 

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