Premio Nazionale Bergamo, “and the winner is…”. Intervista ai finalisti Reviewed by Momizat on . Il giovane Vincenzo Latronico,  romano di nascita, ma milanese d’adozione, classe 1984, si aggiudica col romanzo “La cospirazione delle colombe”, l’ambito premi Il giovane Vincenzo Latronico,  romano di nascita, ma milanese d’adozione, classe 1984, si aggiudica col romanzo “La cospirazione delle colombe”, l’ambito premi Rating:
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Premio Nazionale Bergamo, “and the winner is…”. Intervista ai finalisti

Il giovane Vincenzo Latronico,  romano di nascita, ma milanese d’adozione, classe 1984, si aggiudica col romanzo “La cospirazione delle colombe”, l’ambito premio per la Letteratura Nazionale che il Comune di Bergamo assegna ogni anno al migliore scrittore italiano, secondo una serie di graduatorie e tramite il parere di tre diverse giurie demoscopiche formate da gruppi attivi di lettori: il pubblico degli adulti, quello dei  ragazzi under 25 ed infine l’apporto derivante delle biblioteche e delle fondazioni di comunità.

La premiazione del vincitore del Premio Nazionale Bergamo è stata il culmine di una serie di eventi patrocinati dalla 53^ Fiera Dei Librai che si è svolta fino alla scorso 1^ Maggio, lungo la centralissima via Sentierone .

Visibilmente soddisfatto Alessandro Seghezzi, uno degli organizzatori della manifestazione e volto storico del panorama editoriale lombardo, con una decennale carriera alle spalle <<Non mi aspettavo un afflusso così massiccio di gente. Questo è un buon segnale, significa che si  ha ancora voglia di leggere e conoscere. Credo che non ci sia auspicio migliore per questo futuro che molte volte non appare così sereno. – e ancora-  abbiamo deciso di intitolare la fiera ai librai, perché volevamo che prevalesse l’aspetto umano della letteratura, il rapporto col lettore e col mediatore del libro, appunto il libraio stesso.>>

Tornando al Premio, la vittoria di Latronico con il romanzo  non è stata così scontata, un agguerrito pool di finalisti era stato selezionato: Valeria Parrella, classificatasi al secondo posto con il romanzo “Lettera di dimissioni”,  medaglia di bronzo per Franco Arminio e la sua “Terra carne”, menzioni d’onore al giornalista e scrittore Giorgio Vasta con l’emblematico “Spaesamento” ed infine plausi anche per Walter Siti e l’ipnotica “Autopsia dell’ossessione”.

Nel corso della premiazione, svoltasi sabato 28 Aprile nel prestigioso Teatro Donizetti, ogni autore è stato presentato tramite un a piccola intervista e un lettore selezionato leggeva per il pubblico alcune pagine di ogni volume finalista per il numeroso pubblico presente.

Presenti alla conferenza stampa organizzata prima “dell’incoronazione” abbiamo rivolto due domande ai finalisti:

“Un premio letterario, può portare ad una sorta di agonismo? Non si corre il rischio di scrivere per la fama e poco per passione?”

e ancora

 “Possono le scuole di scritture dare un apporto concreto al mare letterario?”

Tutti gli scrittori sono stati concordi nell’affermare che un libro è un atto di passione, Vasta ha aggiunto che revisioni continue sui propri elaborati sono necessarie al fine di evitare errori e migliorarsi, di continuo. Il tema della miglioria è stato poi ripreso da Latronico che ha portato il suo personale esempio, mentre per quanto riguarda le scuole di scrittura sempre Vasta ha sottolineato l’importanza di questi istituti, che non solo non generano omologazione nello stile, come erroneamente si crede, ma generano un apporto concreto, presentando elaborati che nella maggior parte dei casi <<sono migliori rispetto a quello che si riceve in una casa editrice, la mia è un’esperienza diretta data la mia occupazione di editor.>>, lo scrittore Siti ha replicato all’affermazione del collega sottolineando però il fattore talento, individuale e non perseguibile tramite una scuola che può sì insegnare lo stile, ma non fornire il contenuto.

Arminio è inoltre intervenuto parlando della sua attività di “paesologo”, <<è un modo di visitare i paesi e di raccontarli – e ancora, – si insegna a guardare il mondo esterno anche quando non ha l’aura della fama, a capire che non esistono luoghi in cui non c’è niente e che basta guardare a lungo e con attenzione per sentirci meglio: ciò produce inevitabilmente anche una forma di riguardo.>>. Un lavoro di sguardi e di memorie che lavora sul nostro passato, con esiti concreti sul presente, quello che ci pone lo scrittore irpino.

Unico rammarico corale dei finalisti, la questione delle classifiche editoriali che non sempre pone attenzione alla qualità del volume, ma solo al suo potere di “produrre soldi” e l’amarezza nel constatare la stabilità delle gradini di vendita, occupate sempre dai medesimi temi, con volumi che si assomigliano quasi per grafica e contenuti, anche a distanza di mesi. <<Davvero non siamo capaci di scrivere qualcosa che piaccia?>>, si interroga amaramente Vasta.

C’è davvero così fissità e prevedibilità nei gusti nazionali? Riprendendo le parole di Seghezzi, credo che una speranza tangibile ci sia e risieda nel popolo attivo dei lettori che ogni giorno si muove fra librerie, biblioteche, siti e e-book, generando una vera e propria rete di scambio destinata a crescere, perché come ricordava ancora nel 1931 lo studioso indiano Shiyali Ramamrita Ranganathan: “The library is a growing organism”.

Buona lettura!

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