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Quando i film si giravano in “Super 8″

Estate 1979, un gruppetto di film-maker adolescenti che sta girando una pellicola di zombies, assiste ad un terribile incidente ferroviario e scopre che qualcuno, o qualcosa, è fuggito dal treno. Per proteggere il segreto, l’esercito prende possesso della cittadina di Lilian, in Ohio, sconvolgendola.

Perché? Perché? Steven, perché ci fai questo?! Da 30 anni ci proponi lo stesso polpettone pseudo moralista, sentimentalista e buonista. Perché senti la necessità di far finire tutto (o quasi) a tarallucci e vino? La vita non va così. La vita non è un film. Ma soprattutto non è un film di Spielberg!

Super 8“, diretto da J. J. Abrams e prodotto dal dio della celluloide Steven Spielberg, è costruito sulla base di capolavori pionieristici del genere fantascientifico d’avventura per ragazzi come “E.T.”, “I Goonies“, “I Gremlins“, “Stand by me” e “Incontri ravvicinati del terzo tipo”.

Viene realizzato il tentativo di calare una storia che, per distaccarsi da quelle del maestro, poteva essere ambientata ai giorni nostri, nel 1979, di modo tale che costituisca un omaggio ai film che hanno dato la fama allo stesso Spielberg.

La regia di Abrams, che dimostra di avere una sua concezione stilistica ed estetica, a cominciare dal predominio delle luci sceniche bluastre, è buona e funzionale alla storia. Il film, tuttavia pecca in autenticità, sembra quasi che il tentativo di renderlo quanto più possibile calato in un’epoca diversa dalla nostra risulti artificiale, manca l’autenticità e i sentimenti di purezza infantile che possiamo ritrovare in “E.T.”. La pecca del regista è stata proprio quella di aver sbagliato ritmo complessivo del film. Abrams ha girato un’ottima prima parte fondendo e facendo coesistere due stili diversi tra loro ma pur sempre complementari per poi lasciarsi andare ad una seconda parte, che sa non di omaggio ma di copia, che sembra essere stata girata dallo stesso Spielberg in cui il buonismo lacrimevole prende il sopravvento e si assiste ad una scontata quanto banale “E.T.-ana” catarsi.

Si sente troppo la pressione del maestro sull’allievo che riempie la sua opera di un eccesso di sequenze già viste e che termina in un pastrocchio moralista e xenofilo (i giri dei ragazzi sulle bici Bmx, le piano sequenze girate con la steady cam che tagliano interi ambienti scenografici, la costruzione del percorso evolutivo dei giovani che dopo aver superato una serie di prove raggiungeranno la maturità morale). Che bisogno c’era di rendere l’alieno buono e di conferirgli orribili caratteristiche fisiche? Da dove viene? Perché è venuto? E’ stato l’unico della sua specie a scendere sulla terra? Buchi della sceneggiatura non ci forniscono tutte le risposte.

Un applauso va al giovane cast e in particolar modo alla bravissima Elle Fanning. Ma cosa mangiano in famiglia Fanning per avere un tale talento recitativo?!

Non sono rimasto pienamente soddisfatto da “Super 8” ma di sicuro preferisco guardare un film che costi 30 milioni e ne incassi più di 200 a uno che costa 200 e ne incassa 500 e che cattura l’attenzione dello spettatore tramite un’overdose di effetti digitali a scapito della tenuta della storia. Spesso, sforzo produttivo e qualità sono grandezze inversamente proporzionali. Rimanete in sala fino alla fine e godetevi il cortometraggio durante i titoli di coda al suono di “My Sharona” . Quello è un capolavoro soprattutto perché riesce a mantenere per tutta la sua durata (pochi minuti) un autentico spirito di omaggio che riflette la condizione dei ragazzi degli anni ’70 ed ’80, alla ricerca di misteri, sempre pronti a filmare le loro avventure in super 8.

Girare nel 2011 un film per ragazzi che riporti indietro nel 1979 ha principalmente un aspetto positivo: quello di portare al cinema i ragazzi e i bambini di oggi e quelli che erano ragazzi e bambini negli anni ’70. Ed è questo, probabilmente, il principale ringraziamento che dobbiamo a Steven Spielberg: il riuscire ad attirare nella sala cinematografica un ingente numero di persone con storie che intrattengono in modo intelligente.

E non dimentichiamo che è stato proprio lui ad insegnarci che ognuno di noi, ogni normale ragazzo, nel tran-tran della vita quotidiana, può essere protagonista di eventi fantastici che lo aspettano dietro l’angolo. Basta crederlo. E, naturalmente, girare l’angolo.

Voto: ★★★

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