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Quando la campanella suonava l’1 Ottobre.

L’1 Ottobre del 1976 suonava la campanella che dava inizio al primo giorno di scuola. Sarebbe stata l’ultima volta. Infatti con la legge 517 del 1977 si deliberava di anticipare l’inizio della scuola all’inizio del mese di Settembre. Quando l’intera istruzione italiana inaugurava l’anno scolastico contemporaneamente, gli studenti erano chiamati affettuosamente “remigini” poiché l’1 Ottobre è ricorrenza patronale di San Remigio. L’intervento statale anticipava l’inizio scolastico facendo sì che anche la fine delle lezioni e la celebrazione degli esami di stato venisse conclusa in anticipo: fu grazie a questo provvedimento che gli studenti poterono sfruttare per le vacanze anche il mese di luglio, prima riservato alla preparazione degli esami.

A distanza di 35 anni non sono poche le persone che hanno proposto il ritorno all’inizio scolastico di San Remigio ma spesso l’iniziativa è caduta in un nulla di fatto poiché non pare plausibile portare avanti le lezioni fino alla fine di giugno, con caldo afoso e studenti stanchi. Inoltre, così facendo, si costringerebbe i maturandi a dare gli esami in pieno luglio e a poter godere del piovoso settembre per le vacanze. Probabilmente, una volta tanto, l’anticipo scolastico è stato veramente azzeccato.

Tuttavia riportando alla mente i tempi in cui i bambini in grembiule, cartella e merenda entravano a scuola ordinati in fila l’1 Ottobre, non posso non ricordare anche la scena iniziale del delizioso libro Cuore, capolavoro letterario di Edmondo de Amicis. Curioso leggere Cuore: non manca mai, sfiorando con l’occhio le lettere del libro, un po’ d’invidia per quella sensibilità che accompagnava genitori, alunni e docenti all’inizio del secolo scorso. Ripercorrendo le pagine del libro, oltre agli incantevoli e meritatamente famosi episodi di amor patrio, possiamo respirare l’entusiasmo e la della scuola in età umbertina. Eccovi un breve passo dalla primissima giornata di scuola (allora addirittura il 17 ottobre) del libro: sia augurio (in ritardo, ma per un giusto motivo) agli studenti che aprono il nuovo anno, ispirazione agli insegnanti che ricoprono il fondamentale ruolo di forgiare “persone”, sprono ai genitori ad affiancare i figli in questo straordinario e imprescindibile cammino.

Oggi primo giorno di scuola. Passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna! Mia madre mi condusse questa mattina alla Sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare: io pensavo alla campagna e andavo di mala voglia. Tutte le strade brulicavano di ragazzi; le due botteghe di libraio erano affollate di padri e di madri che compravano zaini, cartelle e quaderni, e davanti alla scuola s’accalcava tanta gente che il bidello e la guardia civica duravan fatica a tenere sgombra la porta. Vicino alla porta, mi sentii toccare una spalla: era il mio maestro della seconda, sempre allegro, coi suoi capelli rossi arruffati, che mi disse: – Dunque, Enrico, siamo separati per sempre? – Io lo sapevo bene; eppure mi fecero pena quelle parole.

Entrammo a stento. Signore, signori, donne del popolo, operai, ufficiali, nonne, serve, tutti coi ragazzi per una mano e i libretti di promozione nell’altra, empivan la stanza d’entrata e le scale, facendo un ronzio che pareva d’entrare in un teatro.

(Edmondo de Amicis, Cuore, prima giornata)

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