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Scelta universitaria:quando i sogni sono messi da parte

Tutti gli studenti universitari sanno benissimo di cosa starò per parlare, quelli liceali lo stanno per sperimentare, probabilmente anche i genitori l’hanno vissuto sulla propria pelle (o meglio su quella dei propri figli). La famosa “scelta post-maturità” rimette migliaia di giovani davanti al classico dubbio metodico: seguire i propri gusti, le passioni, gli istinti ma facendo un vero salto nel vuoto parlando di possibilità occupazionali, oppure limitarsi alla classica scelta di convenienza per trovare un lavoro sicuro? Della gente su questo problema si è rotta (spero solo nel senso figurato) la testa. Altri ci danno poca importanza. Ma invece ne meriterebbe molta di più.

Premessa necessaria: non tutto quello che è bello è inutile, come non tutto quello che è difficile e non particolarmente amato è solido. Con bello intendo che piace ai diretti interessati (la bellezza è soggettiva), inutile e solido si riferiscono alle possibilità impiegatizie. Esiste sempre il classico “terno al Lotto”, cioè facoltà che piace e lavoro sicuro. Non vorrei che pensassimo che tutto quello che vorremmo fare è praticamente una “perdita” di tempo. Secondo me però si perde poco tempo di fronte a questo bivio, da cui dipende il nostro futuro. Sbagliando, finiremmo negli inferi. Scegliendo bene, impiegati solidi e con un bel contratto. Però ci sentiremmo come estranei di fronte ad un lavoro che non vediamo nostro, alienati, quasi forzati. Ma almeno lo stipendio si porta a casa. Quale è dunque la scelta migliore?

“Fammi indovino e ti farò ricco”, dice un classico detto popolare. In effetti, sfido qualcuno che sa benissimo che quella facoltà nel futuro non darà minimamente lavoro a laurearsi proprio in quel ramo. La speranza di “accasarsi” al miglior (capo d’azienda) offerente esiste sempre. Notare l’uso della parola “speranza” al posto di certezza. Ormai nessuno è più certo di niente. Una volta negli anni ’60/’70 il mestiere sicuro esisteva eccome, ed era l’insegnante. Oggi qualcuno potrebbe dire il medico o l’ingegnere, purtroppo la certezza non è matematica. Infatti, sarà anche vero che di “camici bianchi” ce ne sarà sempre bisogno, ma è altrettanto risaputo che gli ospedali per contenere i costi non possono assumere più personale di quello attuale, limitandosi a coprire eventuali defezioni. In più, tutto dipende dalle qualità umane e tecniche. Anche per gli ingegneri il tasso di impiego adesso è strettamente legato alla sua capacità. Più uno lavora male, meno verrà assunto. Sto scoprendo l’acqua calda ovvio, ma adesso riprendiamo in mano il primo paragrafo e poniamoci di nuovo la domanda “scelta di convenienza o seguire la passione”? Se con la scelta di convenienza il risultato è personale impreparato perchè si è rotto la testa anni per studiare cose che non ama solo per trovare impiego, sorge il problema.

Il problema certo. Il problema è uno solo: viviamo in una società pessimista che vuole farci “demordere”, inculcandoci che va tutto male e che si salvano solo certe categorie. Non dico che sia tutto rose e fiori, ma nemmeno un cimitero desolato. Se un giovane non è spinto a migliorarsi, non riuscirà mai a migliorare anche ciò che lo circonda. Il giovane deve poter credere in un cambiamento, deve essere spinto a ciò, deve poter intravedere un po’ di luce in fondo al tunnel per far qualcosa di concreto per migliorare la società. Altrimenti, seguendo solo quello che ci dicono i benpensanti dall’alto dei loro dati teorici sulle possibilità di lavoro, tra qualche anno avremo migliaia di medici, milioni di ingegneri, miriadi di soldati. E magari ci sarà di nuovo carenza di personale qualificato, di muratori, di professori o di avvocati, di artigiani o di musicisti. Seguendo la passioni magari non saremo proprio ricchi e nemmeno impiegati fissi, ma avremo un grado di apprezzamento del nostro lavoro molto alto perchè ci piace farlo. Diciamolo chiaramente, della gente è nata per fare un determinato lavoro. E, a parità di conoscenze, il più “amante” del suo impiego avrà più certezze, farà miglior impressione. Quindi per quale motivo i “grandi” rifuggono certe facoltà, neanche fossero il segno dell’Anticristo sulla Terra? Probabilmente a 5 anni molti di voi sognavano di fare il calciatore, la ballerina, il pilota. Adesso crescendo molti hanno cambiato idea e si vedono artisti, insegnanti, scrittori. E sono costretti ad iscriversi a dell’altro. Dove sono seppelliti i nostri sogni? In un qualche cassetto remoto della nostra mente? Beata ignoranza puerile, che ci faceva credere invincibili e pronti a tutto.

L’ottimista potrà anche essere uno stupido felice, ma il pessimista è uno stupido triste. Siate ottimisti per il vostro futuro, non demordete. Il mondo cambia, nulla rimane uguale per più di un paio di anni. Fatevi trovare pronti quando ce ne sarà bisogno.

Ps: questa analisi probabilmente non verrà amata, ripresa o persino criticata. Il mio scopo era solo quello di far riflettere.

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