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Terrorismo: guerra contro ignoti, i mostri.

La necessità del consenso

I fervori nazionalisti trascinati da episodi emblematici come quello dell’11/09 trovano nelle masse il consenso necessario a giustificare una guerra permanente al terrorismo, che spesso è una guerra contro ignoti. La paura viene indotta volontariamente dal potere al fine di ottenere il consenso degli elettori perché se i cittadini non fossero convinti della giustizia e della bontà dell’azione militare difficilmente un governo potrebbe trovare il sostegno dell’opinione pubblica. La regolamentazione di ciò che può essere conosciuto e ciò che va invece nascosto è il modo che il potere ha per stabilire ciò che è reale e ciò che non lo è, e questo è possibile attraverso l’uso dei mass-media con la loro imprescindibile funzione di propaganda e mediazione della realtà. Spesso viene attuata una vera e propria cancellazione delle testimonianze di morti che non contano e viene invece esaltata la memoria di pochi eroi martiri che sono caduti mentre cercavano di portare la cultura e la libertà in altri paesi utilizzando la violenza. Gli Stati Uniti prima dell’11/09 erano considerati luogo inattaccabile: ansia e rabbia si sono insinuate nelle menti dei cittadini e dei politici che li rappresentano e l’elaborazione del lutto e il bisogno di sicurezza si sono trasformati in necessità di eliminazione fisica di coloro i quali vengono identificati come nemici, sul suolo altrui, e in controllo paranoico dei potenziali attentatori, sul suolo americano. Una forma di metus hostilis perenne e, nella maggior parte dei casi, eccessivo.

Mostri e normali: trovare un capro espiatorio

Da sempre l’uomo cerca nei mostri l’immagine stabile di sé stesso: qualcosa in noi ci minaccia con la dissoluzione e il caos, qualcosa di imprevedibile e spaventoso che non ha forma e quindi è irriconoscibile e invisibile, rimane nell’ombra ma è pronto a manifestarsi. C’è un limite oltre il quale non riusciamo a pensare la nostra identità e la nostra umanità, oltre quel confine ci sono i mostri, gli esclusi, gli apolidi, coloro che con la propria diversità confermano la normalità di chi li osserva, provocando in essi un misto di paura e attrazione. I mostri nell’interpretazione di Freud sono un simbolo per gli emarginati e con il loro potere di meravigliare per mezzo della loro diversità rassicurano gli osservatori sulla propria normalità, ponendosi come limiti del mondo normale. Orme, tracce, segni: qualcosa che sta al posto di qualcos’altro e ne indica l’esistenza; di qui l’incertezza delle discipline indiziarie (come la medicina) che hanno per oggetto casi particolari, da cui poi si risale alla norma, senza averne però la certezza. Anche la conoscenza storica è indiziaria, indiretta, concettuale: la realtà è inafferrabile ma ci sono indizi che la mostrano in modo indiretto. L’intuizione è la capacità di interpretare questi indizi, queste diversità, per creare dei paradigmi. La guerra contro ignoti è inutile: serve solo ad alimentare l’odio e a generare altra violenza. Chi sono i mostri e chi i normali? La questione è strettamente dipendente dal punto di vista, e non è detto che il nostro sia quello giusto. Abbiamo semplicemente bisongno di un capro espiatorio su sui scaricare la colpa e la rabbia repressa. I mostri ci servono per sentirci normali, almeno finchè non siamo noi stessi a diventare mostri per gli altri. Se assecondiamo il potere offrendo a esso il nostro consenso per sentirci al sicuro e fugare le nostre paure ancestrali, ci rendiamo complici di un delitto perpetrato prevalentemente a danno di innocenti, così come innocenti sono le vittime del terrorismo. Non saranno nuove atrocità a riportarle in vita.

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