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“The Brave – Ribelle”

Negli ultimi anni, i film di animazione digitale hanno raggiunto vette qualitative che i film girati in live action hanno stentato ad eguagliare. Tra le case cinematografiche di produzione specializzate in CGI (Computer Generated Imagery), il ruolo egemone è svolto dalla Pixar Animation Studios, nata inzialmente come una divisione della LucasFilm di George Lucas, ed acquistata e resa indipendente da Steve Jobs (sicuramente il suo più grande merito) nel 1986. La serie di capolavori animati che ha dato la notorietà a John Lasseter, autore di una delle più importanti rivoluzioni cinematografiche di sempre, attuale direttore creativo della Pixar e dei Walt Disney Studios, ha inizio nel 1995 con “Toy Story” e prosegue in un climax di opere caratterizzate da un notevole equilibrio tra scrittura, regia ed estetica e dalla trattazione di argomenti legati ai valori dell’identità e dell’amicizia, ai passaggi cruciali della crescita e dell’abbandono, ad inni a favore della diversità e di ogni tipo di “mostro”: si ricordano “A bug’s life”, “Toy Story 2”, “Monsters & co”, “Alla ricerca di Nemo”, “Gli Incredibili”, “Cars”, “Ratatouille”, “WALL-E”, “Up”, “Toy Story 3”, “Cars 2”.

Opere del genere, caratterizzate da una maturità degna di nota, hanno fatto sognare i più piccoli e non solo, proiettando l’industria cinematografica “verso l’infinito e oltre…”.

“The Brave”, presentato in anteprima internazionale il 23 giugno, in occasione del Festival del Cinema di Taormina, e in uscita in Italia il 5 settembre, è il 13esimo lungometraggio degli studi Pixar. Protagonista del film è Merida, principessa scozzese dai capelli rossi, figlia di Re Fergus e della Regina Elinor. Invece di partecipare ai riti e alle tradizioni del regno, care ai Signori del luogo e alla madre, preferisce dedicarsi alla sua abilità di infallibile arciera; rivolgendosi all’eccentrica Wise Woman affinché esaudisca il suo desiderio, scatena così una terribile maledizione e sarà costretta ad utilizzare tutto il proprio coraggio per riuscire a riportare la pace nel regno e a salvare i suoi stessi genitori.

Dopo lo spannung qualitativo di “WALL-E” e di “Toy Story 3”, e dopo aver dimostrato qualche segno di cedimento (inevitabile e ritardato dopo dodici capolavori di fila) con “Cars 2”, la Pixar sembra confermare il momento (relativamente) no e la mancanza di idee, affidandosi ad una storia di tipica disneyana memoria, modernizzata e rinnovata. Per la prima volta nella storia dello studios, i registi Mark Andrews e Brenda Chapman hanno reso una ragazza protagonista del film, riagganciandosi alle tipiche storie di principi e principesse di patron Walt. Non esiste però in questa opera il principe, o meglio, non esistono figure maschili in grado di guidare la narrazione del film che rende motore dell’azione le donne, in particolar modo Merida e la madre, riagganciandosi alla tradizione femminista tarantiniana e almdodovariana. Se “The Brave” appare parossisticamente perfetto per quanto riguarda il lato estetico, con vari campi lunghi dedicati all’ambiente scozzese, caratterizzato da immense foreste verdi, cascate marmoree, dolmen e menhir, e dal castello, gotico quanto basta e minuziosamente disegnato, residenza della famiglia della principessa Merida, la cui vivacità dei capelli rossi, densi, opachi e quasi tangibili dallo spettatore ha richiesto lo sviluppo di un particolare software, la stessa cosa non si può dire per quanto riguarda la narrazione e la sceneggiatura, “slavata” e  soporifera. Se in  “WALL-E” la Pixar aveva avuto il coraggio di estendere il prologo alla prima mezz’ora, rendendolo muto, e in Up aveva fatto morire uno dei personaggi principali nei primi dieci minuti del film, in “The Brave” sembra ritornare agli stereotipi tipici della favola Disney. Viene raccontato infatti il viaggio interiore di una principessa, certamente sui generis, che porterà alla responsabilizzazione ed alla risoluzione dei contrasti generazionali con i genitori. Il tutto farcito da una serie di battute che non fanno ridere neanche i bambini. Niente di nuovo, quindi, per un tipico film di animazione. Non di certo, per la Pixar.

Nonostante il film non sia realizzato in motion capture, e i personaggi non siano animati da attori reali, le sperimentazioni della Pixar sulla recitazione e sulle movenze delle figure digitali hanno, qui, raggiunto vette qualitative toccate solo in “Toy Story 3”. Non a caso la qualità e la gestione dell’emotività espressa dal film passano, soprattutto, attraverso volti e sguardi. In definitiva, le singole scene sono caratterizzate da una perfezione formale notevole, ma la somma del totale è inferiore alla qualità di ognuna di esse. Al termine della proiezione, infatti, non si ha l’impressione di aver assistito ad uno spettacolo “totale”, ma solo “parziale”.

“The Brave” è preceduto dal “tradizionale” cortometraggio Pixar di apertura, “La luna” diretto dall’italiano Enrico Casarosa, che è riuscito a conciliare contenuti ed estetica, regalandoci un’opera, incentrata sulla capacità di sognare, all’altezza del capolavoro “Night and day”.

Consiglio il recupero delle migliori opere Pixar “WALL-E” e “Toy Story 3” in cui la casa di produzione americana è riuscita a conciliare perfezione formale e sostanziale, estetica e scrittura, in opere che hanno reso accessibile, anche ai bambini più piccoli, la trattazione di argomenti importanti, quali l’inquinamento, l’amicizia, la diversità, riuscendo a far sognare anche gli adulti, e a farli ritornare, per un’ora e mezza, di nuovo bambini, facendoli volare verso l’infinito e oltre.

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