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Ti va di ballare?

 Vi è mai venuta voglia di ballare un valzer? E se dovesse succedere, dove andreste a cercare questo ballo? La domanda è strana ma ho comunque voluto porla ad alcuni amici ed amiche dell’università. La risposta è sempre stata la stessa: andrebbero a cercare il valzer in una sagra di paese. Il ruolo che la cultura popolare negli anni ha riservato al valzer ne ha stravolto il significato originale: sono stati modificati il contesto, i protagonisti e le motivazioni che spingevano a ballarlo. Sarebbe davvero bello, seppur impegnativo, riuscire qui a restituire al valzer una descrizione fedele e veritiera di ciò che è stato e del suo ruolo nella storia del ballo.

La moda del valzer nasce nel XVII secolo ma cento anni dopo arriverà alle vette del successo diventando il ballo ufficiale di corti ed eventi importanti: ciononostante si impone fin da subito come qualcosa di innovativo dal momento che, per la prima volta, uomo e donna possono abbracciarsi mentre danzano. Ma la vera peculiarità del valzer è il tempo fatto di 3 movimenti. I meno esperti di musica possono osservare (e sperimentare!) che l’uomo ha per natura solo due gambe: davanti ad un brano in 3 movimenti, non potendo marciare regolarmente, è costretto a ballare. Questo aspetto squisitamente tecnico ha garantito al valzer la sua straordinaria natura coinvolgente per gli ascoltatori: dubito davvero che, ascoltando un valzer, non vi sfiori per un istante la tentazione di lanciarvi a ballare!

La cultura giovanile odierna ha preferito i brani composti su di un tempo in 4 movimenti per esigenze “commerciali”: nelle discoteche questa è la tipologia di ballo più facilmente eseguibile anche da modesti ballerini che possono sperimentare con due gambe una musica in un tempo pari. Sarebbe curioso inserire in una moderna discoteca improvvisamente un pezzo in tre movimenti (magari un valzer) ed osservare la faccia perturbata dei poveri ballerini amanti del’”house-music” e incoscienti di come mettere le gambe nel terzo movimento!

Johann Strauss figlio, re del valzer viennese.

La comparsa del valzer nel panorama del ballo mondiale coincide con la sua incoronazione a ballo di corte: ancora oggi percepiamo il sapore della nobiltà e del ballo di corte nelle note di un valzer, magari pensando agli eventi come i “balli delle debuttanti”, iniziative che ereditano lo scenario cortigiano della tradizione valzeristica europea, viennese in particolare. Se il valzer era ballo di corte, i protagonisti erano membri della corte: re, regine, imperatori e dame affollavano i saloni nell’atto di danzare al suono delle note composte dagli Strauss a Vienna.  Anche se oggi il valzer è terra di dominio di nonni e nonne in pensione, tuttavia questo è prodotto di un lento declino che ha “popolarizzato” una danza fortemente aristocratica.

Le note di Johann Strauss figlio hanno allietato la fine del diciannovesimo secolo, salutate dal plauso di tutto il panorama musicale mondiale: Wagner, dai difficilissimi gusti musicali, aveva avuto parole di elogio per una esibizione parigina dei valzer dello Strauss mentre Giuseppe Verdi, storico avversario di Wagner, introduceva il “tempo di valzer” nelle sue opere per arie e cori celeberrimi. Sono a ritmo di valzer “Libiamo ne’lieti calici” di Verdi, “Sul bel Danubio blu” di Strauss, “valzer n.2” di Shostakovich e tanti altri famosissimi pezzi della musica contemporanea: Lehar (Tace il labbro), Cajkovskij (Valzer dei fiori), Puccini (Valzer di Musetta), davvero tutti i grandi compositori annoverano un valzer tra i loro scritti.

Negli Stati Uniti d’America le giovani studentesse sognano l’accompagnatore per il ballo studentesco: la moda è il ballo lento e i corpi dei ballerini devono danzare stretti con sentimento fra loro. Un sentimento simile doveva accompagnare dame e cavalieri, appena cento anni fa, a ballare una danza che ha, per davvero, fatto la storia del ballo e la Storia con la S maiuscola.

 http://www.youtube.com/watch?v=o8oSgMpNn2o

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