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Tosca, mi fai dimenticare Dio!

Nel giugno del 1800 le truppe francesi di Napoleone Bonaparte entravano vittoriose a Marengo, in Piemonte, pronte alla conquista del suolo italico per poi renderlo “stato satellite” della grande Francia. La notizia giungeva a Roma lasciando sgomenta la corte pontificia. Da questo episodio, rielaborato da Victorien Sardou in un testo teatrale, trasse ispirazione Giacomo Puccini per una delle sue più geniali e meritatamente famose opere liriche: Tosca.

Locandina della Tosca (immagine da viareggino.com)

Rappresentata al Teatro Costanzi di Roma il 14 Gennaio 1900, Tosca è un’opera “italiana” a tutto tondo: in essa si combinano gelosia, amore, patriottismo, vendetta sullo sfondo di una capitale che tesse la trama con i suoi luoghi d’arte (chiesa di Sant’Andrea della Valle, Palazzo Farnese, Castel Sant’Angelo). Nel corso dell’opera giungono a Roma due differenti dispacci: il primo, accolto con grida di gioia e canti, annuncia la disfatta di Napoleone mentre il secondo, correggendo il primo, riporta la vittoria di Napoleone ed innesca la gioia dei rivoluzionari. A questi fatti storici si sovrappongono le vicende personali di due amanti, Floria Tosca e Mario Cavaradossi, una cantante di successo ed un pittore rivoluzionario. Il loro amore è messo in difficoltà dai sentimenti filo-francesi di Mario, dalla incredibile gelosia di Tosca e soprattutto dalla subdola opera del Barone Scarpia, capo delle guardie papali, che per avere Tosca farà in modo di metterla in difficoltà con Mario.

Ruggero Raimondi e Angela Gheorghiu nei panni di Scarpia e Tosca (immagine da cinefile.biz)

Il personaggio di Scarpia è quanto di più singolare si possa immaginare per un “cattivo” all’interno di una storia d’amore. Per anni parte della critica musicale lo ha dipinto come un personaggio negativo tutto d’un pezzo, fieramente e malvagiamente convinto nei suoi propositi di catturare i rivoluzionari e di avere per sé Tosca. In realtà la personalità di Scarpia è meno negativa di quanto si sia detto o, se non altro, più complessa: non è possibile ridurla ad un semplice “cattivo” .

Il suo ruolo di capo degli sbirri gli impone una caccia spietata a quei rivoluzionari che aspettavano Bonaparte: nel dialogo con il Sagrestano, come poi nell’interrogatorio a Cavaradossi, Scarpia rivela un animo crudele ed impietoso verso le sue vittime. Ma al termine del primo atto, dopo aver dialogato brevemente con Tosca ed averle introdotto il germe della gelosia verso Mario, Scarpia si appresta a cantare il Te Deum nella chiesa e pronuncia alcune parole molto importanti. Ecco il testo:

Va, Tosca! Nel tuo cuor s’annida Scarpia.

E Scarpia che scioglie a volo il falco

della tua gelosia.

Quanta promessa nel tuo pronto sospetto!

A doppia mira tendo il voler

né il capo del ribelle è la più preziosa.

Ah di quegli occhi vittoriosi vedere la fiamma

illanguidir con spasmo d’amor,

fra le mie braccia illanguidir d’amor.

L’uno al capestro, l’altra fra le mie braccia…

(popolo: Te Deum laudamus, Te Dominum confitemur)

Tosca, mi fai dimenticare Iddio!

Le parole di Scarpia si intrecciano alla popolazione romana che, entrando in chiesa, eleva il Te Deum al Dio che ha atterrato Bonaparte: eppure il Barone non se ne accorge subito e continua il suo monologo rivolto a se stesso e palesando tutti i sentimenti che lo percorrono. Da un lato è sempre viva la ricerca di Cavaradossi e Angelotti, i due rivoluzionari che deve catturare. Ma lentamente anche Tosca diventa un punto fisso del suo pensiero (la “doppia mira”), quasi che in realtà fosse la cantante ad “annidarsi” nel suo animo anziché il contrario. Il desiderio di Tosca è esplicitamente definito “più prezioso” della cattura dei rivoluzionari ed accanto all’immagine dei prigionieri al patibolo si affianca l’immagine di Tosca fra le sue braccia, tra gli “spasimi d’amore” che in realtà lei non gli riserverà mai.

Maria Callas nei panni di Tosca (immagine da sp4.fotolog.com)

Quando poi la popolazione inizierà ad intonare il canto sacro, Scarpia, rendendosi conto che i suoi desideri non erano appropriati ad una chiesa e a quella circostanza, compie il segno della croce cantando (sulla nota acuta) “Tosca, mi fai dimenticare Iddio!”. È del tutto evidente che, se Tosca fosse stata un capriccio della passione, il desiderio di lei non sarebbe stato così predominante nella mente del barone. Al contrario, lui sembra veramente rapito da questo anelito, al punto di dimenticare di trovarsi in chiesa per il Te Deum: al punto, quindi, di “dimenticare” il suo Dio. Le indicazioni di copione che Puccini annota sul libretto sono altrettanto indicative. Poco prima dell’acuto finale egli scrive su Scarpia “il canto sacro dal fondo della chiesa lo scuote, come svegliandolo da un sogno”. Chiunque sia stato almeno una volta affascinato fortemente da una persona sa bene che non si sogna se non per una passione vera ed autentica. Questo coinvolgimento vivo e concreto di Scarpia, esplicitamente rivelato sia nelle parole del Barone sia nelle indicazioni di Puccini, stride con l’immagine del “cattivo tutto d’un pezzo” che tradizionalmente si dà al personaggio. Immagine che egli stesso contribuisce a dare in parte nel secondo atto, desiderando Tosca con uno slancio fisico fortissimo e con crudeltà.

La complessità dell’opera, meritatamente famosissima e squisitamente “italiana”, richiede certamente una riflessione completa e più lunga di questa. Ma se sono riuscito a dipingere un ritratto diverso di Scarpia, meno freddamente crudele e più traviato dalle comuni umane passioni, credo di aver raggiunto il mio obiettivo. La visione e l’ascolto dell’opera completino questo ritratto: nella conclusione del Te Deum Puccini costruisce un finale d’atto su tre accordi marcati dal suono grave degli ottoni, quasi a scandagliare le profondità tetre ma vivissime del Barone. Assieme alla storia d’amore, alle arie e alle scene di grande potenza drammatica, Tosca sa veramente affascinare gli animi: e con un verso di Cavaradossi potremmo dire all’opera intera “oh, come la sai bene l’arte di farti amare”.

Scena del Te Deum nell’Arena di Verona (immagine da arena.it)

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