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Veni, vidi, Vinicio!

Il 2011 appena trascorso è stato un anno denso di novità musicali, ed ha visto anche il successo (meritato!) del cantautore irpino Vinicio Capossela che con l’ottavo album “Marinai, profeti e balene” ha confermato la sua bravura e capacità compositiva.
Trascinato dal divertente video del singolo “Pryntyl” – storia di una sirenetta che dopo aver ottenuto le gambe al posto della coda “canta in sirenerese”- , il doppio album (un’opera omnia e per certi versi “ciclopica” come ama definirla lo stesso autore) rappresenta l’omaggio corale che Capossela ha saputo rivolgere con garbo e grazia a Nostos, il Mare, ai suoi abitanti, a chi lo vive sulla pelle, ma anche al romanzo che più di tutti ha saputo celebrarne il lirismo : “Moby Dick”, di Herman Melville.
Brani come “la Bianchezza della Balena”, il Grande leviatano”, “Oceano oilalà”, sono nati dalla costola di questo grande classico.
Ma i riferimenti letterari non si fermano qui, vi sono infatti rimandi alla Divina Commedia dantesca (in “Nostos” c’è la famosissima “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza”), all’Odissea omerica (“Vinocolo”, “Calipso”, “Le sirene”, “Dimmi Tiresia” su tutte), all’epos greco e in “Pryntyl” a “Scandalo negli abissi”, romanzo semi sconosciuto di Louis-Ferdinand Céline.
Sarebbe però riduttivo e scialbo descrivere il lavoro di Capossela come un pastiche di omaggi più o meno illustri al mondo letterario, epico e musicale.
Vinicio è un’esperienza completa, un’artista che rende il meglio di sé sul palco, a contatto col suo pubblico, in teatri, piazze, nelle location più esclusive, come in quelle più modeste e semplici, un artista che si rigenera con il semplice calore umano.
Ed è proprio l’amore per le emozioni il leit motiv che si respira latente in ogni suo lavoro, a partire dagli esordi nel lontano 1990 con l’album “All’una e trentacinque circa”, che gli valse la Targa Tenco, premio che a distanza di 21 anni è ritornato suo la scorsa estate, con l’ultimo lavoro.
Nel corso di questa “grande avventura”, come egli ama spesso definire la propria carriera, molti sono stati i riconoscimenti attribuitigli, ma come già accennato prima, ciò che emerge in prevalenza è il suo amore viscerale per la Musica e il suo impegno sociale.
A tal proposito, come non ricordare nell’agosto 2008 la sua performance ad Andretta (Av), paese natio della madre, per protestare contro la decisione dell’allora Governo Berlusconi di creare una discarica nelle vicinanze, sensibilizzando inoltre la popolazione sulle tematiche ambientali?
L’opera però che più di tutte rappresenta al meglio uno sguardo su questo cantautore/polistrumentista, è il libro/dvd documentario uscito nel 2010 “La faccia della terra”.
Uso volutamente il termine “sguardo”, in quanto sia il libro come il documentario si presentano come piccoli squarci di mondo, descrizioni di un attimo, fugaci, quanto intense. Nel dvd allegato, la voce di Capossela fa da sfondo alle immagini che si susseguono, ora lentamente, ora velocemente , sullo schermo: gioco d’interni che guardano gli esterni (dalla finestra di una casa s’ammira il paesaggio invernale milanese, i palazzi, la città che scorre, che vive), per approdare dolcemente e senza bruschi scossoni all’oceano e all’America.
Il tutto guidato dalla vera protagonista nella vita e nella scena: la Musica.
Ai più attenti non sarà sfuggito il ritorno “del mare”. Ebbene, proprio durante le riprese e la stesura di questo lavoro, il cantautore era impegnato nell’elaborazione del già citato “Marinai, profeti e balene” ed in uno stralcio iniziale dove viene motivata la scelta di un “film-racconto”, ci viene anche svelata la provenienza della canzone “Polpo d’amor”: Vinicio ha ripreso il brano dei Calexico, “El Pulpo”.
Ma cos’è questa “faccia della terra” che ricorre nel titolo?
L’espressione si rifà alla Bibbia e rappresenta qualcosa che sta ai margini, che può essere soffiato via da un colpo di vento o calpestato. Tutta l’umanità vive così in bilico, su questa superficie inerme, dove i fili delle nostre storie, delle nostre esistenze, nascono, s’intersecano e muoiono, pianissimo-fortissimo.
Una superfice che brucia di passioni, di Vita.
Non credo mi resti molto altro da aggiungere, se non l’invito a cogliere la pienezza di questo artista, le sfumature ed i legami iperscrutabili fra la sua voce e le emozioni che sa trasmettere: sogno, allegria, malinconia, fascinazione.
Un artista di sguardi, da cogliere con pazienza e curiosità sempre nuova, che non lascerà la delusione o l’amaro in bocca: ogni lavoro rappresenta un’opera a sé stante e anche un qualcosa che ritorna e rassicura, perché“La casa è dove si canta di te”, (per citare una strofa de “Le Sirene”)
Salpiamo Capitano, la Musica è già cominciata!

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