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Al Rivoltoso sconosciuto, alla censura di piazza Tienanmen

“Questo editoriale è dedicato ad un eroe senza né volto né nome. Grazie per avermi insegnato il desiderio di democrazia, grazie per aver resistito.”
5 giugno 1989- 5 giugno 2012

Gli eventi accaduti a piazza piazza Tienanmen ventitré anni fa sono stati così importanti per la storia dell’umanità che pochissimi mezzi di informazione e altrettanti blog si sono preoccupati di ricordare la vicenda in modo degno. Qualche foto, qualche commento, qualche video.
Niente di più.
D’altronde, secondo alcuni, sono cose lontane migliaia di chilometri da noi, così che possiamo anche fregarcene senza aver rimorsi. Ma la vera informazione, quella che molti blog liberi si vantano di fare, dovrebbe iniziare con il commemorare momenti storici importanti come questi, dove, ancora oggi a distanza di anni, la censura ha colpito inesorabilmente gli eventi senza dar loro la possibilità di potersi raccontare e scoprire la verità. La Cina non ha mai dato né versioni né dati ufficiali dell’accaduto. Alcuni parlano di centinaia di morti, altri di migliaia, altri ancora di nessuna violenza. Di certo, anche se gli organi competenti cercando di minimizzare, fu un massacro dittatoriale e feroce. La stampa estera fu assolutamente bandita e la triste “esclusiva” data solo alla stampa cinese. Ci dimentichiamo di commemorare questi eventi poiché non ci rendiamo conto che sono queste le cose che ognuno di noi dovrebbe serbare nel proprio cuore: il desiderio e la voglia di democrazia. È proprio in questi momenti di crisi sociale e democratica che ognuno di noi dovrebbe incarnarsi nella figura del Rivoltoso Sconosciuto, aldilà di ogni appartenenza politica, aldilà di ogni malsana ideologia. Quel ragazzo che ha avuto il coraggio di affrontare disarmato una schiera di carri armati.  Non si stava opponendo solo ad un regime autoritario ma all’oppressione della democrazia.
Del Rivoltoso Sconosciuto non si sa più nulla. Un fotografo afferma di avere visto soldati arrestarlo, altri ancora affermano che fu giustiziato subito dopo la famosa foto, altri ancora affermano che è ancora vivo ed abita in Vietnam.
Cosa avremmo fatto noi al posto di quel ragazzo? Saremmo scappati a gambe levate o avremmo cercato anche noi di fermare quei carri armati per poter parlare ai conducenti?
Probabilmente se al posto del Rivoltoso ci fosse stato un politico italiano, questo avrebbe cercato di corrompere i militari dei carri armati per poter effettuare un colpo di stato in un momento così delicato per il Paese.
Se invece ci fosse stato un italiano medio il fotografo non avrebbe avuto nulla da fotografare davanti ai cannoni cingolati se non aria trasparente e un cartello “sto condividendo su facebook la foto contro il massacro”.
Se ci fosse stato un americano probabilmente avremmo visto una persona cercar di arringare i soldati americani. Le parole sarebbero state pressappoco questo: “Il regime comunista sta opprimendo il suo popolo. Liberiamolo e prendiamoci le loro risor… ehm… e diamo loro la (nostra illusoria) democrazia!”
Se ci fosse stato un tedesco il fotografo avrebbe immortalato una signora bassa e bruttina che cercava di convincere i soldati a commissariare i cinesi in cambio di forti aiuti economici.
In tutti questi casi avremmo di sicuro ricordato quella giornata con molta più enfasi di adesso. Telegiornali, quotidiani, blog avrebbero in qualsiasi modo ricordato quel fatidico giorno.
Ma ventitré anni fa, davanti a quei cannoni c’era un ragazzo cinese.
Questo è abbastanza per dimenticare. Questo è abbastanza per renderci ipocriti nel proclamare “la libera informazione” per poi censurare eventi già censurati.
Se questo non fosse così triste sarebbe tanto ridicolo da farci morire dalle risate.

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=mrQqDqOx3KY

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